Estratto del documento

Istituto d’istruzione superiore

Codogno

ITCG “Piero Calamandrei”

A.S 2010/2011

Esame di Stato

Dounia Boussabbaba

5^A

La donna del XXI secolo: una pesante eredità e un futuro incerto 2

La donna del XXI secolo: una pesante eredità e un futuro incerto

Prefazione

Perché sono nata? O almeno, perché qui, perché in questa cultura, in questa famiglia in questa parte del mondo? C’è uno scopo o un fine in tutto questo?

Sono solo alcune delle domande che almeno una volta nella vita dovrebbero farsi tutti.

Probabilmente non avremo mai tutte le risposte, ma forse è questa ricerca costante che muove tutti noi.

Vediamo il mondo come un lunghissimo racconto, con la pretesa di semplificare ciò che è tremendamente complesso, nel quale ogni esistenza è una lettera che contribuisce, nella sua apparente banalità, alla formazione delle parole.

Ognuno di noi ha quindi un posto in questo racconto, nel suo sviluppo e nella sua evoluzione. Insieme creiamo costantemente la nostra storia e la storia che viviamo è influenzata da ciò che è stato scritto prima. Non si può tornare indietro, ma solo conoscere e accettare il “passato” con lo scopo di migliorare il “futuro” che sarà dei nostri figli.

Ma prima di capire un libro, bisogna saper leggere e per leggere occorre conoscere l’alfabeto. Non possiamo pretendere di comprendere la realtà del mondo se per primi non cerchiamo di comprendere la nostra.

Quindi cosa sono io essenzialmente? Qual è la storia che porto sulle spalle? In quale realtà mi trovo?

Io sono Donna, questa è la mia realtà, la mia eredità, la mia parte nel racconto.

Ogni persona ha però una visione filtrata di ciò che è, attraverso le proprie esperienze. Questo limita la propria visione da un unico punto di vista.

Per parlare della Donna non ci si può limitare a un solo contesto, ma bisogna compiere lo sforzo di comprendere diverse culture e civiltà.

L’unico modo per fare ciò è mettere da parte i pregiudizi e aprire la mente verso un mondo diverso, in modo che la paura non porti all’ignoranza.

È questo il valore del confronto e della conoscenza: ci permette di comprendere esperienze diverse e di aprire la nostra mente a una consapevolezza maggiore. 3

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Un pensiero di riguardo va agli uomini, che dovranno fare uno sforzo di comprensione in più, ma sono convinta che se guarderanno negli occhi della propria mamma, della propria compagna o magari negli occhi della propria figlia, troveranno la Donna di cui sto per parlare.

I ruoli femminili

Oggigiorno la donna si ritrova a dover convivere con la consapevolezza di un futuro incerto che le impedisce di essere tutto ciò che vuole poiché mantenere una famiglia e un lavoro allo stesso tempo è difficile.

Le prospettive che le si pongono davanti sembrano tutte costringerla a scegliere tra famiglia e lavoro. Sarà possibile riuscire a conciliare le due cose?

Inoltre deve reggere un’immagine non sua, data dai mass-media che mandano ogni giorno immagini di ragazze perfette, felici e spensierate che sembrano avere un unico problema nella vita: l’apparenza.

Tutto questo stress indotto dalla società porta la donna di oggi ad allontanarsi, talvolta quasi a rifiutare il suo ruolo di madre e amministratrice di famiglia.

Nonostante tutto la donna lotta e deve ancora lottare per eguagliare l’uomo.

Talvolta questo processo provoca quasi una perdita d’identità, poiché la donna sembra dimenticarsi che è ben diversa dall’uomo e che è questa diversità la sua forza.

Come se non bastasse la donna sembra essersi anche scordata di tutte le lotte fatte per ottenere un degno riconoscimento nella società del suo ruolo. 4

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La donna occidentale

Analizzando il percorso della donna occidentale ci si aspetterebbe un risultato ben diverso da quello attuale e invece si ha una visione di una regressione della figura femminile del ventesimo secolo che sembra portare a un’inversione dei ruoli e addirittura a innescare un sistema di difesa da parte dell’uomo che si sente sempre più minacciato da una figura di donna che non riconosce più.

Come deve essere la donna del nuovo millennio? La madre premurosa e dedicata alla casa o la perfetta lavoratrice indipendente?

Forse la donna del nuovo millennio deve conquistare la possibilità di essere entrambe le cose.

Insomma la donna può essere finalmente se stessa, in una società che non la porti a negare la propria natura, che non imponga un bivio tra famiglia e carriera, ma che le dia la possibilità di percorrere le due strade in parallelo.

La famiglia è importante per la società e come tale va tutelata e non esasperata, le donne che hanno figli devono sentirsi libere di lavorare senza sensi di colpa, sentirsi libere di amare i propri figli e di andare al lavoro e fare entrambe le cose bene.

Tutto ciò non è un’utopia ma si tratta di rivoluzionare le tradizioni e la cultura del nostro paese. La famiglia italiana è gestita ancora dalla donna. Sicuramente la donna, come madre, ha il dovere di stare vicino ai figli durante i primi anni di vita ma dall’altra poche aziende 5

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danno la possibilità e gli spazi per tenere i bambini vicini, creando così un clima di serenità per la madre e per l’ambiente lavorativo.

Non dobbiamo arrenderci agli stereotipi vecchi e alle vecchie concezioni di famiglia, lasciando anche che la politica faccia un welfare dove siano agevolate e stimolate sia le donne/mamme a lavorare, che le aziende ad assumere donne con prole, ma dobbiamo insistere e partecipare attivamente alla politica, stimolare le istituzioni a valorizzare il ruolo della donna nel lavoro.

Donne a confronto

Nella classifica annuale del World Economic Forum (fondazione senza fini di lucro divenuta celebre per l’organizzazione dell’annuale incontro di Davos, che riunisce i maggiori dirigenti politici ed economici internazionali, intellettuali e giornalisti selezionati, al fine di discutere le questioni più urgenti che il mondo si trova ad affrontare) sul gender gap, le disparità tra donne e uomini, l’Italia è scesa al 74esimo posto su 134 Paesi, dal 72esimo occupato nel 2009, penultima in Europa e distantissima da tutti i big occidentali. Per strutturare questa ricerca sono stati presi in considerazione diversi parametri, quali:

  • La partecipazione economica e la parità di remunerazione tra i due sessi;
  • Le opportunità di accesso a tutti i tipi di lavoro;
  • La rappresentatività nelle strutture decisionali dei paesi;
  • L’accesso all’educazione e l’assistenza alla salute e alla maternità.

La classifica è stata compilata calcolando i dati forniti da statistiche nazionali, organizzazioni mondiali (tra le quali l’Onu) e ricerche compiute dallo stesso

WEF.

A pesare sulla posizione italiana sono principalmente le diseguaglianze economiche (il reddito medio da lavoro di una donna è la metà di quello di un uomo) e la scarsa presenza ai vertici della politica.

Lo studio, che misura il divario nell’accesso a opportunità e risorse economiche, culturali, sanitarie e politiche di ciascun Paese e non il loro livello assoluto, conferma al primo posto l’Islanda con un punteggio di 0,8496 (dove 1 rappresenta la completa parità tra i sessi), seguita da Norvegia, Finlandia e Svezia, che sono anche ai primissimi posti per la competitività.

A spingere l’Italia nelle retrovie è soprattutto l’indicatore «partecipazione e opportunità nell’economia» (che la precipita in media al 96esimo posto), a causa delle diseguaglianze rispetto agli uomini nei salari (116esimo posto), nel reddito da lavoro (91esimo) e nella partecipazione alla forza lavoro (88esimo).

Solo il 52% delle donne fa parte della popolazione attiva contro il 75% degli uomini.

Importanti anche le differenze salariali: le donne italiane guadagnano in media il 50% degli uomini, poco più di 20 mila euro di media, contro i circa 40 mila degli uomini.

Ma stupisce davvero che paesi appena entrati nell’Unione Europea (quali Lettonia, Lituania ed Estonia) se la cavino molto meglio di noi, o che le donne italiane possano avere più difficoltà ad essere pagate quanto un uomo rispetto alle loro colleghe argentine, sudafricane o malesi.

“Italia e Grecia hanno la

Le parole dello stesso WEF non lasciano dubbi:

situazione peggiore in Europa, con indici che riflettono i bassi livelli 7

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di partecipazione politica delle donne agli organi decisionali e le scarse possibilità di carriera in campo professionale”.

Ma il dato peggiore, che maggiormente penalizza l’Italia nel report 2010, arriva dall’accesso e dalle opportunità delle donne nel mondo del lavoro. L’Italia è addirittura 97esima. La differenza più rilevante è la percentuale di occupati, 74% per gli uomini e solo 52% per le donne. Ma a ben guardare, da quanto emerge dal documento, l’Italia viene promossa a pieni voti per quanto riguarda l’accesso delle donne all’educazione (49esima posizione), raggiungendo il primato mondiale per quanto riguarda l’istruzione superiore. Le ragazze diplomate sono il 79% del totale e superano di gran lunga i ragazzi, fermi al 56%. Le studentesse che arrivano alla laurea sono il 60% del totale dei laureati e vantano, rispetto ai colleghi maschi, un punteggio maggiore (106 contro 104) e un minor tempo per concludere gli studi (età media delle laureate 26,8 anni contro 27,5).

Questo dato però, che appare positivo se preso in modo assoluto, è in evidente disaccordo con quanto detto in precedenza, ovvero al fatto evidente che le donne guadagnano effettivamente molto meno degli uomini.

La classifica stilata dal WEF copre il 93% della popolazione mondiale, assegnando ai Paesi nordeuropei il podio delle pari opportunità.

Al primo posto si piazza l’Islanda (quarta nel 2008), davanti a Norvegia, Finlandia, e Svezia. Seguono Nuova Zelanda, Sudafrica, Danimarca e Irlanda.

Sono dati che per alcuni possono forse essere nuovi o sorprendenti, per altri tristemente famosi.

Il voto alle donne 8

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Ritornando a percorrere i passi che hanno portato all’emancipazione della donna notiamo che l’Italia inizia solo nel 1946 a muoversi verso questa direzione.

Nell’elenco che segue è riportato l’anno in cui, nei diversi paesi, il suffragio universale è stato riconosciuto ai cittadini di sesso femminile.

  • 1893 Nuova Zelanda (alle donne europee)
  • 1902 Australia
  • 1906 Finlandia
  • 1913 Norvegia
  • 1915 Danimarca e Islanda
  • 1917 Russia
  • 1918 Canada
  • 1919 Austria, Germania, Olanda, Polonia, Lussemburgo
  • 1920 Stati Uniti, Cecoslovacchia
  • 1921 Svezia
  • 1922 Burma (l’attuale Birmania)
  • 1928 Gran Bretagna, Irlanda, Equador
  • 1930 Sud Africa (donne bianche)
  • 1931-1939 Cuba, Costarica, Pakistan,Turchia, Uruguay, Spagna,
  • Portogallo, Bolivia, Thailandia, Filippine
  • 1940-1944 Mongolia, Panama, Repubblica Domenicana
  • 1946 Italia
  • 1946 Francia,
  • Brasile, Romania,
  • Albania, El Salvador
  • 1947 Argentina,
  • Bulgaria
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Sintesi

Geografia: la donna occidentale

Storia: il voto alle donne, femminismo e rivoluzione sessuale

Italiano: Khaled Hosseini (Mille splendidi soli)

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