Analisi del film "Elephant di Gus Van Sant" di Valentina Galdo
Il film Elephant di Gus Van Sant, ad una prima visione può sembrare disconesso e confuso: scene ripetute più volte, personaggi che non seguono un filo logico nei discorsi, un lasso temporale che varia in base alla scelta del regista, portando lo spettatore a non riordinare le idee in maniera chiara e metodica.
Una seconda visione, aiuta maggiormente, porta ad analizzare sistematicamente ogni scena, valutando il personaggio, il suo carattere, la sua emotività, prestando più attenzione al susseguirsi degli eventi. Dopo aver segnato minuto per minuto ogni singola scena, inserendoci un titolo per identificarla, il libro "Elephant di Gus Van Sant, Logica e circuiti della ripetizione" di Giacomo Daniele Fragapane e Andrea Minuz mi ha accompagnato nell'analisi del film.
Identificazione e analisi dei personaggi
Decido di identificare il singolo personaggio, in base al proprio cartello, di presentarlo e comprendere come le singole unità segmentali andranno a determinare il susseguirsi degli eventi e se tra di esse sarà presente anche un punto d'incontro. Inizialmente i segmenti saranno semplici, tra i percorsi dei singoli personaggi, ma ad un certo punto della narrazione diventeranno complessi andando ad accumulare simultaneamente più personaggi.
Ciò a cui darò ulteriore importanza sono le sfasature temporali ed il libro a cui farò riferimento è "Elephant" di Luisa Farinotti. Il film è coperto totalmente da continue sfasature sotto forma di rallenty, quando il regista vuole farci concentrare su una parte saliente del film o quando grazie ad un flashback ci riporta indietro, facendoci capire il perché di alcune scelte da parte del personaggio di punta, Alex.
Tempo narrativo e rappresentazione
Il tempo narrativo non corrisponde al tempo della rappresentazione, il tempo dell'attesa copre buona parte del film definendone l'inquietudine e la tensione latente. Le variazioni di percorso seguono uno schema preciso di anticipazioni e ritorni, la meccanica dei corpi diventerà la misura del tempo e dello spazio. Il corpo in movimento, consegna una posizione, la stessa che assume la macchina da presa, come quando le tre ragazze si girano per ammirare Nathan guardando dritte in camera, dandoci la sensazione di essere osservati.
Disgiunzione tra visivo e sonoro
La disgiunzione tra visivo e sonoro è rafforzata dall'estraneità dei suoni dell'immagine, la sonata per pianoforte "Al chiaro di luna" di Beethoven è in contrasto con ciò che vediamo, una scena dinamica ed una distesa lenta ed avvolgente della sinfonia che verrà riproposta a fine film durante i titoli di coda. Per analizzare il rapporto tra figura e sfondo ho utilizzato il libro "Analisi del film".