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Lingua e linguaggio

I termini “lingua” e “linguaggio” vengono spesso usati come sinonimi, quando in realtà hanno due significati ben diversi. Per lingua si intende, come hanno affermato alcuni linguisti, il codice verbale usato esclusivamente dalla specie umana (Dardano), il modo concreto e storicamente determinato in cui si manifesta la facoltà del linguaggio (Bongi), mentre il linguaggio è l’insieme dei fenomeni di comunicazione e di espressione che si manifestano sia nel mondo umano sia al di fuori di esso (Dardano).

Lingue storico-naturali

La lingua materna è la lingua della prima socializzazione, quella che solitamente si apprende in contesto familiare. (In questo caso l’Ermes ha due lingue materne, ma dal momento che una è solita prevalere, si parla allora di bilinguismo imperfetto, di conseguenza facendo arrabbiare la persona in questione scopriremo qual è la sua vera lingua materna.)

La lingua nazionale è la lingua ufficiale riconosciuta all’interno di un Paese. Quest’ultima può coincidere con la lingua materna (nel caso di un italiano cresciuto e residente in Italia, nel caso di uno straniero residente in Italia no).

La lingua straniera è una lingua diversa dalla lingua materna del parlante. La differenza tra lingua straniera e lingua seconda è il luogo in cui il parlante si trova. (Per gli stranieri che imparano l’italiano in Italia, essa è lingua seconda.)

La lingua etnica (chiamata anche minoritaria) è la lingua parlata da un gruppo ristretto di persone che si trova all’interno di una comunità più ampia che parla un’altra lingua. In questo caso si parla di isole linguistiche (es. piemontesi in Sud America).

Le lingue classiche sono quelle lingue basate su modelli del passato non più parlate oggi, dalle quali non vi è più variazione diacronica.

Specializzazioni della linguistica

  • Linguistica sincronica: qui ed ora
  • Linguistica diacronica: riguarda l’evoluzione, il cambiamento della lingua
  • Linguistica generale: è l’approccio teorico
  • Linguistica applicata: recupera i dati elaborati dai linguisti per occuparsi dell’applicazione (traduzione)
  • Linguistica comparata: confronta due o più lingue appartenenti allo stesso ceppo
  • Sociolinguistica: si occupa del rapporto tra lingua/linguaggio e società
  • Psicolinguistica: si occupa del rapporto tra lingua e mente (problemi di comprensione e apprendimento)

Ferdinand de Saussure

Ferdinand de Saussure (1857-1913), padre della linguistica generale, mise in crisi il sistema precedente affermando che “la lingua non è una nomenclatura”, teorizzando delle dicotomie:

  • Langue/parole
  • Signifiant/signifié
  • Diacronia/sincronia

La langue è l’insieme di materiali e regole che la lingua mette a disposizione virtualmente dei parlanti, chiamata anche codice, è un concetto astratto legato alla componente sociale, un sapere collettivo e prodotto sociale, essa è esterna all’individuo.

La parole riguarda l’uso personale che il parlante fa della langue, dipende dalle azioni che ciascun parlante apporta alla langue.

Significante e significato formano il segno linguistico. Per signifiant si intende la veste grafica di un determinato concetto. Il segno è arbitrario e convenzionale. (La parola “gatto” è una convenzione sociale) Il rapporto invece non è arbitrario e convenzionale nelle parole che ripetono ed esprimono suoni.

La metafora degli scacchi

Le funzioni del linguaggio

  • Valenza comunicativa: è quella primaria e permea tutte le altre
  • Valenza pragmatica: si utilizza il dire per ottenere un fare, per fare o far fare
  • Valenza espressiva: comunicare stati d’animo, emozioni
  • Valenza patetica (metalinguistica): usare la lingua per spiegare la lingua stessa, molti la denominano valenza culturale matetica

R. Jakobson

R. Jakobson (1896-1982) fu il primo ad affermare che la comunicazione avviene se ci sono sei elementi:

  • Mittente funzione emotiva
  • Contesto (contenuto) funzione referenziale
  • Messaggio (forma) funzione poetica/creativa
  • Contatto (canale) funzione fatica
  • Codice funzione metalinguistica
  • Destinatario funzione conativa

Alle origini della lingua italiana

Lingue romanze

  • Area italo-romanza (italiano, sardo, ladino)
  • Area gallo-romanza (francese, franco-provenzale, provenzale)
  • Area ibero-romanza (spagnolo, portoghese, catalano)
  • Area balcano-romanza (rumeno, dalmatico)

Nel III secolo d.C. il latino parlato possedeva già fenomeni linguistici diversi in sé che si sono mantenuti, distinguendo la Romania occidentale dalla Romania orientale (la linea isoglossa La Spezia-Rimini divide l’Italia settentrionale e centrale).

Fenomeni: la formazione del plurale (presenti nella Romania occidentale) (W. von Wartburg)

  • Plurali sigmatici (ottenuti con -s) visibile o non visibile: pommes, chats/gatos, manzanas/flors (friulano)
  • La sonorizzazione delle sorde occlusive in posizione intervocalica

Il latino in prospettiva diacronica

  • Latino arcaico VIII sec. a.C. - II sec. a.C.
  • Latino preclassico II - I sec. a.C.
  • Latino classico I sec. a.C. - 14 d.C.
  • Latino postclassico 14 d.C. - II sec. d.C.
  • Latino tardo II sec. d.C. - VII/VIII sec. d.C.

Evoluzione del latino volgare cioè parlato (fine II sec. d.C. - inizio III sec. d.C.)

Tra II sec. a.C. e I sec. a.C. avviene la diversificazione interna e si differenziano due usi:

  • Latino letterario/classico, colto
  • Latino volgare/parlato, in evoluzione

Il concetto di latino volgare è ricostruttivo, ovvero non esistono grammatiche che lo descrivono, ma le differenze con il latino classico possono essere ricostruite (tramite iscrizioni, lapidi, tavolette).

Fonti per la conoscenza del latino volgare

  1. Tracce dell’uso parlato nelle opere degli scrittori latini
    • Commedie di Plauto e Terenzio (III - II a.C.)
      • ECCE+ dimostrativi: ECCA, ECCUM, ECCOS
      • Confusione dei pronomi interrogativi: QUI VOCAT? invece di QUIS VOCAT?
      • Assimilazione di nomi neutri al maschile: COLLUS per COLLUM (metaplasmo)
    • Epistulae di Cicerone (I sec. a.C.)
      • Uso di costruzioni indirette in preposizioni
        • Es. “Scribere ad fratrem meum” anziché “scribere fratri meo”
    • Satyricon di Petronio (65 d.C.): satira del latino posseduto dai liberti di origine greca → Cena di Trimalcione
    • Letteratura cristiana: scelta dal serio umili per la traduzione della Bibbia, tanto nella Vetus Latina (II sec. d.C.) che nella Vulgata di San Girolamo (383). Il latino biblico diventa modello di lingua letteraria
      • Es. Itinerarium Egeriae (fine IV sec.)
  2. Iscrizioni
    • Le più importanti sono le iscrizioni pompeiane, esse sappiamo che risalgono al 79 d.C., di conseguenza possiamo datarle e localizzarle. Sono circa 5mila, di cui alcune ufficiali e altre minori.
      • CIL= Corpus Inscriptionum Latinarum
    • Alcuni fenomeni del latino caratterizzano i dialetti italiani. Alcuni tratti delle iscrizioni pompeiane:
      • Sonorizzazione delle consonanti sorde intervocaliche
        • Pagato → pacato
        • Logus → locus
      • Caduta di -m finale dell’accusativo (→ apocope)
      • Caduta di -s finale dell’accusativo plurale (opposizione tra varietà italo-romanze e gallo-romanze/ibero-romanze che conservano -s)
      • Riduzione di E ed I latine in iato ad I (semivocale iod)
        • Caseum > casiu(m)
        • Habeat > abiat (caduta H etimologica)
        • Alea > alia
        • Eamus > iam
        • Cerealis > cerialis (cereali, dal latino classico)
      • Forme ipercorrette: morior > moreor patior > pateor
      • Riduzione dei dittonghi AE/OE > E e di AU > O (→ monottongamento)
        • Quaerite > querite
        • Phoebus > phebus
        • Auriculas > oricla
      • Sincope
        • Es. COLICO per il latino classico CAULICULUM “piccolo cavolo”
      • Prostesi → ISMURMA
      • Riduzione di alcuni nessi consonantici, es. -NS- > -S-
        • COSIDERATE per CONSIDERATE / MESA per MENSA
        • Numerosi ipercorrettismi FORMONSUS per FORMOSUS / PARLENS per PARIES
    • Altre iscrizioni:
      • Valerius Antoninus ispose rarissime facit, trovata in Africa scritta da un vedovo, troviamo molti fenomeni del latino delle iscrizioni pompeiane: ispose, prostesi e riduzione dittongo “ae” e nesso consonantico “-ns-”
      • Antipatra dulcis tua, hic so et non so, trovata a Napoli, Antipatra è il nome della defunta: so è sum caduta corpo fonico
  3. Osservazioni di grammatici latini → l’Appendix Probi

    “Appendice di Probo (o a Probo)” → III sec. d.C. Probo aveva scritto un’opera grammaticale, secoli dopo i monaci l’avevano trascritta aggiungendo un’appendice, opera di un’autore ignoto, si suppone fosse un maestro di scuola di Roma, che raccolse una serie (227) di coppie di parole con la struttura “A non B” ponendo nella colonna di sinistra le forme del latino classico (da copiare) e a destra quelle del latino volgare (da non copiare).

    • Sincope di vocali postoniche
      • Es. speculum non speclum
      • Calida non calda
      • Viridis non virdis
    • Evoluzione Ŭ > O
      • Columna non colomna (assimilazione consonantica regressiva)
      • Formica non furmica
    • Perdita di -m finale
      • Triclinium non triclini
      • Nunquam non numqua
      • Pridem non pride
    • Riduzioni del nesso -ns- a semplice sibilante
      • Ansa non as
    • Ipercorrettismi
      • Hercules non herculens
    • Oscillazione tra consonanti semplici e geminate
      • Draco non dracco
      • Aqua non acqua
      • Caligo non calligo

Sostrati e sovrastrati

Dalle lingue prelatine alle lingue germaniche

Le lingue di sostrato sono lingue preromane che hanno esercitato un influsso nello sviluppo delle lingue romanze.

  • A livello fonetico (articolatorio), ovvero come alcuni fonemi vengono articolati o storpiati
  • (In subordine) a livello lessicale
  • A livello toponomastico (nomi di luogo)

Lingue di sostrato:

  • Sostrato italico e osco-umbro (area centrale)
  • Sostrato etrusco (attuale Toscana e Lazio settentrionale)
  • Sostrato ligure (primo sostrato del nord Italia, poi cacciati dai Celti)
  • Sostrato celtico
  • Sostrato greco (di area meridionale)

Il sostrato italico comprendeva diverse parlate di cui:

  • L’osco, lingua degli antichi Sanniti, parlata nel Sannio e in Campania
  • Umbro, parlato fra Tevere e Umbria

Influsso a livello fonetico:

  • Trattamento dell’aspirata dentale dell’indoeuropeo in sede intervocalica (resa con F)
    • Es. Bufalo, Tafano; latino parlato bufalu(m), parallelo di bubalu(m) dal greco βουβαλος
  • Assimilazione consonantica progressiva
  • ND > NN (es. mundum > monno)
  • MB > MM

Il sostrato etrusco ebbe un’influenza tale da passare dal latino volgare e arrivare all’italiano regionale

  • Desinenze come -na, -ena, -enna, -ina presenti nella toponomastica (Cecina, Bolsena), nei nomi propri di persona (Porsenna), in poche parole entrate poi nell’uso come catena

Influsso a livello fonetico:

  • Gorgia toscana: aspirazione o spirantizzazione delle sorde occlusive in posizione intervocalica K, T (e in minor misura P) anche in fonetica sintattica: fiho al posto di fico; la hasa al posto di la casa

Il sostrato ligure, influsso sulla toponomastica:

  • Suffisso -asc
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

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