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Storia del giornalismo

Stampa risorgimentale a Milano

La vita politica milanese tra i pochi mesi compresi fra le 5 giornate di Milano del marzo '48 e l'agosto '48 con il ritorno degli austriaci è molto intensa: i quotidiani furono strumento principale del dibattito politico. C’è divisione netta fra due correnti: una liberal-moderata e un'altra democratico-repubblicana, che sono contrapposte su tutti i nodi politici del momento come gli orientamenti del governo provvisorio che si stabilisce a Milano, la guerra contro l’Austria, e la questione dell’annessione al Piemonte in caso di vittoria.

Il giornale più importante dal punto di vista dell’autorevolezza è il 22 Marzo, organo del governo provvisorio della Lombardia. È il giornale ufficiale, fatto molto bene, quotidiano, di grande formato, pubblicato dal 26 marzo. Orientamenti in due fasi: nella prima carattere molto neutrale, obiettivo, unitario, suo obiettivo è quello di unire invece di dividere; in una seconda fase, nei primi giorni di maggio in coincidenza con la scelta dell’annessione al Piemonte da parte del governo provvisorio, il giornale si trasforma in organo moderato.

Nella prima parte ebbero un ruolo fondamentale soprattutto il suo direttore, Carlo Tenca, fino a quel momento letterato con aspirazioni politiche, responsabile della rivista culturale chiamata Rivista Europea, legato a Chiara Maffei. In quel momento ha idee repubblicane, è un mazziniano. Assicura al giornale collaborazioni di tipo diverso, fra i moderati il più importante è il filo sabaudo Fava, collabora anche Gabriele Rosa, un democratico e mazziniano più a sinistra di Tenca, legato alla tradizione giacobina e rivoluzionaria. Da maggio però ha svolta moderata, Carlo Tenca lascerà il giornale che diventa più paludario.

Un altro giornale importante fu un tri-settimanale che nel maggio divenne quotidiano chiamato Pio IX, rappresentava gli ambienti neo guelfi, che guardava non al Piemonte ma al papa come possibile promotore di un’unità d’Italia, fondato e diretto da Vincenzo de Castro, esule istriano che dimorava a Milano, contro democratici e mazziniani.

Altro giornale fu quello diretto da Cristina Trivulzio di Belgioioso, che tornò a Milano nelle 5 giornate da Parigi, era molto vicina a Mazzini, aveva grande capacità di visione politica, capì che la soluzione mazziniana era la meno praticabile, e pensò che la soluzione più plausibile fosse l’annessione al Piemonte, una soluzione monarchica, e per questo fondò Il Crociato dall’aprile al luglio del '48, bisettimanale, posizione antirepubblicana e filofusionista. Scelta di natura pratica, non di natura ideologica. Questi tre sono i giornali più moderati.

Sorsero anche però giornali di tendenza repubblicana. Questa è una caratteristica che distingue il giornalismo lombardo da quello piemontese: a Milano nacquero molti giornali portatori di questa tendenza, persistente influenza del mazzinianesimo in Lombardia, mentre in Piemonte non c’era. Influisce la presenza di Carlo Cattaneo, intellettuale milanese, tendenze democratiche, era un repubblicano, esercitava un prestigio a Milano, aveva sposato causa antimonarchica. Sono Mazzini e Cattaneo le due figure di riferimento.

Voce del popolo fu un quotidiano che durò fino a luglio '48, popolare venduto a 5 cent come La Gazzetta del Popolo di Torino, per un pubblico non abbiente, era ben fatto grazie alla capacità redazionale dei fondatori, due studiosi ma anche due ottimi giornalisti, Romolo Griffini e Pietro Maestri. Griffini era un economista come Maestri, ma soprattutto si occupava più di medicina. Avrebbe diretto rivista scientifica Annali Universali di Medicina, Maestri invece fu esperto di statistica, e dopo l’unità avrebbe dato impulso agli studi di statistica. Fu molto attento alle questioni economiche e finanziarie, si distingueva per la sua attenzione alle questioni economiche e finanziarie.

Antonio Allievi era un esperto di economia politica, di diritto commerciale, un pensatore, un filosofo del diritto, anche lui era amico di Tenca, frequentava il salotto di Chiara Maffei, tutti si conoscevano abbastanza bene. La Voce del Popolo inizialmente affidò la sua fedeltà al governo provvisorio, senza celare le sue simpatie mazziniane, non a caso insisteva molto su temi tipicamente mazziniani, per es. la guerra popolare, non la guerra sabauda, ma la guerra del popolo che era tesi di Mazzini, e insiste poi sul suffragio universale, altro grande obiettivo di Mazzini. Rivendica quindi una costituente da eleggere a suffragio universale. Divenne poi foglio di opposizione contrario all’annessione al Piemonte, con una posizione netta.

Un altro vicino al campo democratico è un giornale satirico, Lo Spirito Folletto, fu uno dei tanti fogli satirici a Milano ma uno dei più importanti, durò da maggio a luglio '48 fondato da Antonio Cazzaniga, foglio di opposizione al governo provvisorio, con attacchi continui contro il potere.

Il giornale venduto al prezzo più basso, L’Operaio, modello di giornale che guarda alle classi lavoratrici, piccolo formato, venduto a 2 cent, fu redatto da un giovanissimo amico di Carlo Cattaneo, che aveva combattuto nelle 5 giornate, Enrico Cernuschi, repubblicano molto attento alle condizioni delle classi lavoratrici, diede vita a un giornale molto agile, battagliero, fatto di articoli brevi, incisivi, voleva rivolgersi al pubblico di artigiani e operai milanesi, per guadagnare questo tipo di popolo alla causa della democrazia. Apertamente ostile al governo provvisorio, naturalmente si oppose alla fusione col Piemonte, portò avanti una polemica anti-aristocratica, non era un giornale socialista, ma vagamente populista, Cernuschi non leggeva le idee di Marx.

L’Italia del Popolo fondato da Mazzini e diretto da maggio a agosto '48, a quel punto Mazzini spostò il giornale a Roma, dove ebbe seconda vita con la repubblica romana, quando questa finì, Mazzini andò in esilio spostando il giornale a Losanna, poi andò a Genova. Era il giornale più bello per la qualità e il calibro dei suoi collaboratori, scritti di Mazzini, di Griffini, di Maestri, di Tenca e altri intellettuali del tempo. Rappresentava la politica di Mazzini, portavoce delle tesi di Mazzini, aveva redazione composta da 4 persone e caporedattore era Giuseppe Redere, importante dal punto di vista politico sia editoriale ebbe una grande influenza sulla storia del giornalismo degli anni futuri, diffuse idea del quotidiano a formato grande, su modello francese. Tutti i quotidiani anche quelli moderati infatti assunsero quel modello. 4 pagine, ogni pagina 4 colonne, strategie adottate da tutti i giornali politici successivi, articoli anonimi e un editoriale più importante di tutti gli altri articoli.

Era un giornale politico con info e commento ed era pieno di proclami e invocazioni tipiche del giornalismo rivoluzionario. Ci fu in generale attenzione per i temi sociali, come facevano quei giornali piemontesi. Essi guardavano agli eventi francesi con preoccupazione, mentre in Lombardia l’attenzione era suscitata per via delle tensioni sociali in Lombardia quindi non da eventi esterni ma interni, infatti dall’aprile un esteso movimento interessò varie zone agrarie, con proteste di diverse intensità che rivelavano il profondo disagio delle classi rurali lombarde, l’attenzione derivava dalla preoccupazione che generavano queste agitazioni delle classi rurali. Queste misero in crisi uno stereotipo molto radicato e cioè che i contadini lombardi vedevano ricompensati il loro lavoro dalla ricchezza dei terreni, queste agitazioni misero in mostra che le classi rurali vivevano invece in estrema povertà.

Giovanni Cantoni pubblicò una serie di articoli sull’agricoltura lombarda, sui rapporti di produzione, analisi molto interessanti sulla possibilità di partecipazione dei contadini a rivoluzione nazionale, scrisse “le condizioni dei contadini in Lombardia sono talmente avvilenti che noi siamo ingiusti quando chiediamo a loro sacrifici per la patria che loro ritengono matrigna”.

Accanto a questa realtà, c’era la condizione degli operai, i sarti, i tessitori, cioè insomma i lavoratori urbani (NO idea di fabbriche), anche i lavoratori urbani si fecero sentire a Milano in modo particolare. Condanna generale da parte dei giornali compresi quelli mazziniani, guardavano con sospetto alle manifestazione degli operai, mettendo in primo piano il discorso dell’unità nazionale, non il problema delle classi sociali e della povertà. La questione sociale andava risolta attraverso la ‘via dell’amore’.

Stampa risorgimentale a Napoli

Costituzione nel febbraio '48, suffragio elettorale molto ristretto, tuttavia pur con i suoi limiti la concessione della costituzione costituì una svolta per il giornalismo a Napoli, dopo anni di censure, risorse il giornalismo politico a Napoli, circolavano fogli di varietà, non esistevano prima giornali politici. Le testate dal '48 al '49 superarono il numero di 130.

Ci fu un’esplosione della stampa politica. In questa fase supplì alla mancanza di strutture partecipative, rappresentò l’ossatura della vita politica, divenne arena di dibattito politico sulle questioni napoletane. C’è divisione molto profonda fra costituzionali di destra, fautori di trasformazione lenta e graduale delle istituzioni. Dall’altra parte gruppi avanzati espressione della borghesia napoletana e delle province su posizioni opposte ai costituzionali di destra, erano sensibili alla causa nazionale dell’unità e volevano che lo statuto fosse modificato in senso più libertario, chiedevano estensione del suffragio, volevano uno più esteso. Questi gruppi più avanzati erano all’opposizione, dopo la costituzione del 10 febbraio il governo rimase nelle mani dei costituzionali di destra. La stampa politica rispettò quest’opposizione: o liberali avanzati o costituzionali di destra.

  • L’Arlecchino fu il più venduto fra il '48 e il '49, era politico umoristico, nato nel marzo del '48, più letto e popolare in quei mesi a Napoli, politico tradizionale nelle prime due pagine. Illustrato nelle altre, in terza pagina aveva vignetta caratteristica. Fu con i suoi articoli e le sue vignette ironizzò su fenomeni di costume e aspetti della vita politica e sociale di Napoli stigmatizzando le carenze delle azioni del governo. Fu dunque di opposizione.
  • Il più bello, il più autorevole, era Il Nazionale, quotidiano politico, durò dal marzo al luglio del '48, diretto da Silvio Spaventa con un comitato di direzione in cui figuravano esponenti dell’intellighenzia meridionale. Questo giornale era foglio che rappresentava patriottici liberista meridionale già nel programma erano sottolineati obiettivi nazionali e costituzionali, esposti con chiarezza, promuoveva la nazionalità italiana, e l’indipendenza, emancipandosi dall’influenza straniera e costituire una nazione. Secondo obiettivo era il sistema rappresentativo in senso più progressista rispetto a quella del febbraio '48. Spaventa è uno dei più grandi filosofi italiani, è hegeliano, è un giornale nutrito di umori hegeliani. È tipicamente hegeliana la visione della storia, per Spaventa la storia degli uomini era una storia della libertà. Anche la concezione dello stato era hegeliana, concezione etica ripresa poi da Croce e Gentile, lo stato è un’istituzione più alta e assoluta dei singoli, pesa più dei singoli individui, pesa più della volontà dei principi, sotto ci sono gli individui fra cui anche i principi, sopra lo stato. La volontà generale è il risultato dell’opposizione di una volontà individuale all’altra, una generale deve essere ragionevole e immortale, deve essere mente e animo di uno stato libero. Hegel afferma che il suffragio universale non è un’istituzione ragionevole, è meglio il suffragio ristretto, maggiore funzionalità delle minoranze, basta che siano rappresentative delle minoranze, i più sono spesso inconsapevoli, i pochi hanno coscienze, il popolo come sovrano nel senso della parte più intelligente e via dei cittadini. Questo è impianto teorico del Nazionale. Era l’unico che avesse sostrato teorico da cui derivavano programmi politici. Queste tesi erano decisamente progressiste. Il Nazionale si distinse anche per apertura per mondo del lavoro e “plebi”, quest’attenzione si espletava sia in termini di riflessioni teoriche sia in senso concreto e attivo, perché il giornale appoggiava le agitazioni dei tipografi napoletani, comprendendo i veri motivi delle occupazioni delle terre da parte dei contadini non erano fenomeni del comunismo, ma ragionevoli rivendicazioni dei contadini.
  • Fondato da giornalista puro, unico caso, non da letterato uno intellettuale ma uno dei primi giornalisti italiani. Era di area radicale, democratica, era Mondo Vecchio e Mondo Nuovo, di formato piccolo venduto a basso prezzo, da gennaio febbraio '48 diretto Ferdinando Petruccelli della Gattina, segnato dalla personalità di Petruccelli, anticonformista, molto ironica e dalle sue capacità di giornalista. Era un giornalista vero, figlio di un medico, vestito da carboneria. Si era laureato a Napoli in medicina, profondamente anticlericale, molto spregiudicato, molto colto, preferì fare il giornalista. Fu collaboratore per giornali napoletani, sia corrispondente dall’estero, conosceva tante lingue, fu arrestato nel '46 per iscrizione alla Giovine Italia di Mazzini, ma quando scoppiò nel '48 la rivoluzione a Napoli dove fu eletto deputato e fondò questo giornale. Era fatto da articolo di fondo, il principale e il più lungo, e da brevi note polemiche ben scritte, piene di invettive, ma anche contro liberali accusati eccessivo conservatorismo, si batteva per una vera costituente, avrebbe dovuto dare basi autenticamente liberali alle istituzioni del paese anche contro la volontà del re.

Fu tra i più lucidi a comprendere restaurazione dei Borboni, capi e comprese che la monarchia stava aspettando l’occasione per restaurare la monarchia assoluta. Quando sospese la costituzione e ripristinò monarchia, Petruccelli partecipò alla rivoluzione, libro famosissimo, La Rivoluzione di Napoli del 1848, sorta di testimonianza e reportage della situazione politica a Napoli. Dopo la rivoluzione, si spostò in Calabria e Basilicata partecipando alle lotte contadine, tutti moti falliti, e alla fine dovette fuggire e si trasferì in Francia, dove divenne protagonista dei giornalisti, quindi passò a Londra, divenne collaboratore del giornale di Charles Dickens Daily News. Quando scoppia una seconda rivoluzione, torna in Italia e seguì Garibaldi sempre come corrispondente in tutte le sue imprese e fu eletto deputato quando ci fu unità. Esperienza fu deludente e nel '62 pubblicherà un libro I Moribondi di Palazzo Carignano, considerato precursore del filone di denuncia del malcostume della politica italiana.

Stampa risorgimentale a Torino

L’unico stato a mantenere la libertà di stampa nel decennio di preparazione all’unità fu il Piemonte. Non mancarono i tentativi del governo di soffocare le voci delle opposizioni estreme, da una parte quella repubblicana dall’altra quella clericale. Nel 1852 e nel 1858 ci furono 2 interventi che minarono le libertà di stampa dovuti a eventi parigini. Fu introdotta limitazione a libertà di stampa nel '52, prima norma che limitò la libertà di stampa e che riguardava solo le offese ai sovrani stranieri voluto da Luigi Bonaparte. Il secondo fu del '58 dopo l’attentato allo stesso Luigi Bonaparte Napoleone III, fu aggravata la pena per l’apologia di assassinio politico per mezzo stampa. Tuttavia nonostante queste limitazioni, nel decennio dal '49 al '59 in Piemonte si realizzò un progressivo consolidamento del regime costituzionale, grande esercitazione di liberalismo, abitudine al dibattito, alla libertà di stampa, progressivo consolidamento al di là di queste 2 norme restrittive, in questo periodo la leadership di Cavour iniziò, perciò Torino divenne centro vita politica di tutta Italia, e i giornali ne furono una delle espressioni più clamorose.

Guglielmo Stefani nel '53 fonda la prima agenzia di informazione italiana, nasce proprio nel Piemonte sabaudo, adeguandosi agli stati già più avanzati con agenzie di informazione. Ad avallare il progetto di Stefani è lo stesso Cavour, nasce la Stefani. Stefani era molto vicino a Cavour, guardando a lui come il vero leader, fu un’agenzia governativa, non fu libera, fu finanziata dal governo.

Uno dei frutti di questo lavoro fu censimento che uscì nel '57 uno dei primi seri condotti sulla stampa, dava al Piemonte primato per produzione di giornali: 117 periodici in Piemonte a fronte dei 68 del Lombardo-Veneto, 27 Toscana, 16 Roma, 50 Mezzogiorno. Torino fa la parte del leone, con 53 periodici, tanti giornali politici, 18, 35 giornali culturali, 13 erano quotidiani.

780 tipografie solo a Torino, furono tantissimi gli intellettuali che dopo la fine del biennio rivoluzionario si trasferirono a Torino, erano esuli che venivano da tutte le parti d’Italia, molti conversero a Torino, c’era un parlamento, vi convergono tutte intellighenzie d’Italia, desiderosi di fare vita politica, l’apporto degli esuli al giornalismo piemontese non si limita al loro valore, portarono anche contributo alla formazione del linguaggio medio del giornalismo. Linguaggio più omogeneo, più comune. Altro contributo di natura tecnico organizzativa, la formazione dell’agenzia Stefani mise a disposizione un uso di notizie fresche grazie al telegrafo elettrico, vantaggio enorme, perché divennero più aggiornati ai giornali precedenti, i limiti sono la ristrettezza del mercato, limitato al Piemonte. Non ci si poteva abbonare ai giornali piemontesi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Serge95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del giornalismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Piazzoni Irene.
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