Filologia germanica
Filologia — amore / studio per il discorso linguistico. La filologia germanica come scienza è nata nei primi anni del '800; il suo obiettivo è riuscire a identificare i vari elementi comuni fra queste lingue, attraverso le loro attestazioni scritte. Si parte dalle origini, situate nella tarda antichità o nell’alto medioevo fino grosso modo all’inizio dell’età moderna.
Lingue germaniche
Lingue germaniche sono: inglese, tedesco, olandese, frisone, danese, svedese, norvegese, islandese e le due lingue ormai estinte quali gotico e longobardo. Il "Germanico" non è perciò il tedesco ma l’antico antenato di queste già citate. La linguistica germanica si occupa dei rapporti che legano altre lingue ai dialetti germanici, delle loro relazioni e dei rapporti di parentela, seguendo la loro evoluzione nel tempo, fino alla loro origine e individuandone i tratti comuni. Nello specifico, questo corso serve ad avere idea degli antefatti linguistici e letterari della lingua inglese.
L’italiano è una lingua romanza o neo-romanza, cioè deriva dal latino. Invece le lingue delle popolazioni germaniche moderne, come l’inglese, hanno un antenato comune non attestato cioè il Germanico: una lingua che sicuramente è esistita, perché altrimenti non esisterebbero i punti di contatto fra le lingue germaniche. Purtroppo non ci sono testi o parole documentate in tale lingua. Le lingue germaniche sono molto vicine fra di loro, come italiano è vicino allo spagnolo, al francese e al portoghese. Sono vicine perché nelle loro espressioni sintattiche portano caratteristiche condivise (isoglosse) che non possono essere casuali, perché sono talmente tante che sono necessariamente derivate da un ceppo unico.
Il proto-germanico
Studiando le lingue a ritroso, vediamo un livello di somiglianza ancora più alto, per esempio fra l’inglese e il tedesco del decimo secolo e se avessimo scritti ben più antichi forse sarebbero state la stessa lingua, ma non ne abbiamo. Ursprache Questa lingua comune chiamata (proto-Germanico) dai filologi germanici del '800, è stata riscritta attraverso il metodo comparativo: comparando i vari metodi linguistici sono arrivati ad una lingua unitaria, questo è un processo di ricostruzione linguistica a tavolino. In particolare la parte morfosintattica, ossia delle desinenze verbali e nominali condivise, è molto difficile, piuttosto che la somiglianza fra due parole.
Grimm e la legge di Grimm
Si sviluppa in Germania nella prima metà del '800 (1810/1820), fu uno dei fondatori. In questo periodo si tenta di definire la propria unità ed essenza e uno di questi è proprio la lingua. Questo studio ad interesse linguistico e culturale, ha anche un interesse politico: definirsi tedesco, in quanto tedesco perché si parla la lingua tedesca ha senso se io riesco a capire quanto sono profonde le mie radici linguistiche e culturali.
I fratelli Grimm hanno curato molte opere, tra cui le fiabe (non scritte da loro, ma solo raccolte), come la legge di Grimm: hanno raccolto le leggi nella loro forma più antica e hanno creato anche la legge linguistica che afferma che le lingue germaniche provengono dalla proto-lingua germanica. Ad oggi in queste lingue ci sono molti punti comuni e differenze, nel passato queste differenze erano sempre più sbiadite. Le ragioni per la diversificazione sono molte; soprattutto l’inglese ad un certo punto si è allontanato vistosamente dal ceppo germanico.
La cultura e la religione
Il dato linguistico è evidente anche dal punto di vista culturale: nella loro antichità queste popolazioni condividevano una religione, delle storie con dei personaggi letterari, come per esempio Sigfrido, protagonista di un ciclo epico, è un personaggio che troviamo sia nella letteratura tedesca che in quella scandinava, e anche con vari riferimenti a quella inglese; quindi in principio, il popolo era unito. Possiamo conoscere i Germani in due modi: in base a quello che hanno scritto su loro stessi e attraverso quello che gli altri hanno scritto di loro. In questo caso quello che è particolarmente indicativo è quello che i romani dicono di loro. Ma quando i Germani iniziano a scrivere, non sempre le cose che dicono corrispondono a quelle scritte dai Romani, in particolar modo sulle divinità: i Romani dicevano che adoravano un certo tipo di divinità, mentre nel XI secolo loro stessi iniziano a scrivere di Odino e Thor, che non venivano citati nelle fonti romane.
Origini nel nord Europa
Le del ceppo unitario dei Germani era nel Scandinavia meridionale, Danimarca e Germania settentrionale, chiamata comunemente cerchia nordica (lo sappiamo per la base archeologica). Ma questo popolo comincia a scendere per la necessità di territori più fertili, scendendo si divide piano piano e alcuni di questi impattano con i Romani. Esercito romano infinitamente superiore, anche se organizzato su mercenari, e appunto gli manca la forza interiore che avevano i Germani, che per loro era una questione di vita o di morte.
Le fonti latine e germaniche
Le fonti latine utili per la conoscenza dei Germani antichi sono Giulio Cesare e Tacito. I quali vengono in contatto con i Germani in situazioni diverse: Cesare li combatte in Gallia (e scrive nel “De Bello Gallico”); Tacito invece scrive un’opera su di loro, che però descrive senza averli mai visti, e ne dà una descrizione filtrata da altre fonti e soprattutto politicizzata, cioè parla dei Germani per parlare dei Romani in maniera indiretta (scrive “Germania” nel 98 d.C.).
I Galli sono i Celti che in questo periodo storico si contendono il cuore dell’Europa, cioè la parte di confine tra la Francia attuale e la Germania. Cesare riesce a distinguere i Germani dai Celti: strategicamente era superiore in quanto combattendo con una miriade di micro gruppi che gli rendevano la vittoria difficile, aveva una strategia — capì come dividerli; abitualmente nell’esercito romano troviamo eserciti di persone che lui portava dalla sua parte. Tacito fa un’operazione più culturale, descrive una popolazione imputandogli dei difetti che spesso non sono proprio difetti, e sotto le sue parole c’è una critica velata ai Romani.
Tacito ne fa uno stereotipo del loro aspetto: capelli biondo-rossicci, occhi chiari e corporatura robusta. È abbastanza impressionato dalla eterogeneità del loro gruppo e da questo aspetto paradossalmente nasce la prospettiva della razza pura, per lui paradossalmente è un difetto, perché vede nella mescolanza delle etnie qualcosa di positivo. Nelle sue battute intravediamo quanto i costumi dei romani si fossero infiacchiti nel tempo, per esempio insultando la loro monogamia o il fatto che non ammettessero l’adulterio, velando il fatto che erano i romani “sbagliati”; oppure quella che il primo dovere dei soldati Germani era di proteggere il comandante al contrario dell’esercito romano, questo rapporto di affidamento è reciproco ed esclusivo: il comandante sa di potersi fidare dei propri uomini e viceversa.
L’opera in cui emerge questo legame è “La Battaglia di Maldon” è una poesia che parla di una battaglia avvenuta alla fine del X secolo nelle coste dell’Inghilterra, fra angolassi e vichinghi, storia di una sconfitta che descrive un peccato di arroganza: i vichinghi chiedono un compenso prima di combattere per lasciar perdere la battaglia essendo superiori, ma il capo anglosassone rifiuta… una lancia trafigge il capo anglosassone e uno dei suoi soldati ruba il cavallo e fugge, contro ogni etica; i soldati rimasti vedendo il cavallo del capo credono che sia una ritirata e scappano. Nel X secolo non esistono più le leggi etiche dei germani, ma oltre a chi scappa c’è anche chi rimane, nonostante il capo sia morto, proprio come dice Tacito: il capo è morto ma noi non possiamo abbandonare la battaglia, ricordati di lui e onoralo; questo è un vincolo molto importante.
Tacito ci dà anche una serie di notizie relative alla democraticità: il potere non è ereditario, i comandanti vengono scelti in base al loro valore; una stoccata a Roma. È strano ma le guerre erano anche un’occasione per importare culture e parole dal popolo nemico: i germani, non avendo il vino o le strade, prendono le parole che corrispondevano agli oggetti che loro non avevano, questo è il primo livello di prestito che vediamo.
I germani orientali
Il gruppo che è transitato lungo le coste del Baltico, nelle pianure dell’attuale Germania e Polonia, per poi migrare in varie direzioni. A questo gruppo appartengono i Burgundi, i Rugi, i Gepidi, i Vandali e i Goti. I Burgundi si spostano fino a fondare un regno nella valle del Rodano, fra la Francia e la Svizzera attuale: Burgundia che ha dato in francese Bourgogne, it. Borgogna. Ha però vita breve perché vengono vinti dai Franchi. I Vandali invece si spingono più oltre: si stanziano in Africa, a Cartagine da dove controllano anche le isole Baleari, la Sardegna e la Corsica (le loro lingue, incrociandosi con quelle neo-romanze, sono andate a scomparire); per via del mare arrivano a saccheggiare anche Roma.
Il popolo dei Goti lascia le coste Baltiche alla fine del II secolo d.C. dirigendosi a sud-est, arrivano al Mar nero e si dividono in due gruppi: Ostrogoti e Visigoti. I Visigoti cominciano a convertirsi al cristianesimo nel IV secolo grazie al loro capo spirituale e vescovo Wulfila che traduce per loro i testi sacri, nella versione ariana che poi sarà condannata come eretica. Il grosso di questo popolo camicia a spostarsi verso l’Italia, dove compiono il famoso “sacco di Roma” nel 410, per poi tornare nella Gallia meridionale con capitale Tolosa e anche loro saranno schiacciati dai Franchi. Il regno di Toledo invece ha vita più lunga, fino all’arrivo degli arabi in Spagna. Gli Ostrogoti occupavano la pianura ucraina e le coste del Mar Nero. Alla fine del V secolo, l’imperatore bizantino li invita in Italia, dove poi il re Teodorico si insedia a Ravenna, alla sua morte però nel 526, l’imperatore di oriente Giustiniano, pone fine al regno ostrogoto e riconquista l’Italia.
I germani settentrionali
Popoli scandinavi che inizialmente non partecipano ai grandi spostamenti. I Danesi sono insediati nell’attuale Svizzera meridionale; in Norvegia c’è stata una graduale espansione verso nord dei Norvegesi che vivevano prevalentemente lungo i Fiordi; nel nord della Scandinavia vivevano gruppi transumanti di Lapponi di origine asiatica. Tra l’VIII e IX secolo si apre l’età vichinga, ossia il periodo della grande espansione marina degli Scandinavi. I Vichinghi propriamente significa “pirati che cercano fortuna oltremare”, la loro espansione segue tre direzioni: verso ovest, i Vichinghi Norvegesi, la conseguenza più importante fu l’occupazione dell’Islanda; verso sud-ovest i Danesi, nelle regioni orientali dell’Inghilterra; e verso est (per fini commerciali), i Vichinghi Svedesi detti Variaghi, a cui il re franco concede un feudo, la Normandia (uomini del nord).
I germani occidentali
Nei primi secoli d.C. si trovano numerose tribù germaniche stanziate fare il Reno e l’Elba: i germani del Reno-Weser; i germani del Mare del Nord, questa comunità comprende i Frisoni, i Sassi, i Iuti, e gli Angli, questi nel 408 invaderanno la Britannia, abbandonata dalla difesa delle legioni romane; i germani dell’Elba, chiamati cosi perché sono stanziati lungo il corso di questo fiume, di cui fanno parte gli Svevi (o Alamanni), Bavari, che si stanziano nell’attuale Alsazia e Svizzera tedesca; i Longobardi, che si espandono in quella che oggi è la Germania sud-orientale o Baviera e l’Austria; e i che risalgono l’Elba fino all’Ungheria, emigrano poi in Italia dove riescono ad impadronirsi del nord e della Toscana, Pavia è la capitale del regno longobardo.
Conversione al cristianesimo
Non è proprio esatto che il popolo germanico non avesse una scrittura, ma non la usavano spesso. Le popolazioni germaniche cominciano a scrivere quando diventano cristiani, cioè quando vengono evangelizzati. È il clero che inizia a scrivere, per la necessità di convertire queste popolazioni, attraverso commenti ai Vangeli e alla Bibbia. Questa alfabetizzazione dei Germani avviene in epoche diverse essendo popoli diversi con questioni politiche diverse, e questo determina anche uno sfasamento nell’attestazione delle loro lingue. La prima popolazione che fu cristianizzata fu quella dei Goti (che parlavano gotico, ormai lingua estinta). Il primo testo in gotico risale al IV/VI secolo d.C., molto antecedente all’inglese per cui bisogna aspettare l’VII secolo d.C.; con i tedeschi invece dobbiamo arrivare all’800; gli scandinavi cominciano a scrivere molto tardi verso l’XI/XII secolo, sempre per il motivo della tarda evangelizzazione. In Germania il cristianesimo si diffonde gradualmente e soprattutto per volontà politica dei sovrani Franchi; nel nord del paese, la regione dei Sassoni verrà convertita con violenza per volere di Carlo Magno durante le sue guerre di conquista.
Toponimi e antroponimi
La storia del popolamento germanico si riflette sulla toponomastica, e attraverso l’analisi dei nomi di luogo si possono ottenere informazioni sulle estensioni e le modalità di insediamento dei popoli germanici. In Scandinavia e in Islanda si trovano molti nomi di piccoli centri, fattorie e appezzamenti sono spesso formati col nome personale del proprietario, contengono cioè un antroponimo.
Cultura e religione
Il sistema di comunicazioni e rituali non esiste nel mondo germanico: la religione germanica è soltanto spiritualità, quel senso mistico che l’uomo ha verso l’essere divino. I germani non hanno codificato in una serie di azioni e comportamento il loro spirito religioso che certamente avevano.
Le fonti letterarie che noi studiamo sono duplici: le fonti latine, come la Germania di Tacito, molto diversa da quelle germaniche (cioè quello che i germani dicono su loro stessi). Le popolazioni scandinave sono le uniche che hanno messo per iscritto una serie di testi sia in poesia che in prosa dove i protagonisti sono gli dei, gli dei appunto dei Germani.
Non abbiamo la totale sicurezza delle fonti romane, appunto perché, loro le descrivevano dal loro punto di vista (Tacito per esempio ci dice attraverso la sua interpretazione romana che i loro Dei si chiamavano Mercurio Hercule ecc. perché gli cambiava i nomi in nomi latini). Cesare ci racconta che i germani che incontra, non hanno una classe sacerdotale; inoltre non hanno la capacità di rappresentare la divinità in maniera antropomorfa; inoltre hanno sentimenti e comportamenti umani; Tacito dice invece che tra gli dei venerano soprattutto Mercurio a cui offrono anche sacrifici umani propiziatori, invece placano Marte con il sacrificio degli animali; loro inoltre ricercano il divino nella natura, non lo rinchiudono in un tempio, di conseguenza hanno una serie di micro-divinità oltre a quelle principali: “Chiamano col nome di un dio quella realtà misteriosa che percepiscono con devozione”.
Odino
Odino è un dio temuto, infatti incarna le paure dell’essere umano; è un dio che non fa niente per essere amato, ma per essere temuto. Indossa un mantello col cappuccio, ha un occhio solo, perché l’altro l’ha ceduto in cambio della sapienza, della conoscenza della magia e della preveggenza, inoltre ha un corvo sulla spalla. Ha la capacità di cambiare forma prendendo le sembianze più strane e questo gli consente di mimetizzarsi e apparire all’improvviso. L’animale che gli è associato oltre al corvo è il cavallo ad 8 zampe (Slepnir), che lo traina ed è anche simbolo di velocità. Odino è anche il dio dei morti, colui che porta i caduti in battaglia nell’aldilà, e forse è per questa sua funzione di psicopompo, che è stato avvicinato al Mercurio romano.
Le figlie di Odino, chiamate Valchirie, prendevano per lui i guerrieri migliori caduti valorosamente in battaglia, che sarebbero poi serviti al padre nella guerra finale contro gli Dei. Un’altra funzione principale di Hermes (o Mercurio, o Odino (Ovin in norreno o Woden, e altri 170 nomi attestati)) era quello della parola, potere molto importante perché se pronunciavi le parole giuste potevi salvare anche delle persone, e aveva a che fare anche con le rune, dare un nome alle cose significa anche crearle, perciò è il dio della poesia e presumibilmente è per questo che nelle fonti parlano spesso di lui, ma in realtà è Thor il Dio più pregato. Odino è una divinità che aveva la capacità di guarire e di riportare in vita.
Thor
Secondo Tacito, dopo Mercurio abbiamo Ercole, che è equiparato a Thor: il giorno della settimana che si ispira a Thor è Giovedì quindi dal nome Giove, la ragione di questa sovrapposizione potrebbe essere il fatto di essere un dio guerriero per il loro simbolo che è il fulmine. Thor è sicuramente il Dio più amato, lo sappiamo perché appare molto spesso nei toponimi. Thor è caratterizzato dal martello (chiamato Mjölnir) e si sposta su un carro trainato da due Capri simbolo del vigore sessuale. Il martello gli serve per combattere ma soprattutto se lo porta sempre con sé perché lo utilizzerà quando ci sarà lo scontro finale fra gli dei e i giganti. Il suo nemico peggiore è un serpente che giace sul fondo dell’oceano: un serpente gigantesco che mordendosi la cosa riesce a avvolgere il mondo? Esso è silente ma si sveglierà al momento della fine del mondo e creerà sciagure. Nella lotta finale gli dei soccomberanno...
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