La comunicazione
Le lingue sono una specificazione della comunicazione umana naturale. Per comunicazione si intende la trasmissione intenzionale di informazione. Essa si avvale di fatti segnici; il segno è l’unità fondamentale della comunicazione e può essere di diversi tipi:
- Indici (sintomi): non intenzionali, si basano sul rapporto causa-effetto.
- Segnali.
- Icone: motivate analogicamente, riproducono le proprietà dell’oggetto designato.
- Simboli: motivati culturalmente.
- Segni (in senso stretto): non sono motivati, si basano sulla mera convenzione.
Si noti che, mentre gli indici hanno valore universale, i segni sono dipendenti dalla tradizione culturale. Alla categoria dei segni appartengono anche i segni linguistici (le parole e le frasi), prodotti intenzionalmente per comunicare ed essenzialmente arbitrari. Tutti insieme, i segni linguistici formano il codice lingua, il quale ha diverse proprietà:
Biplanarità
Si intende che ogni segno ha due facce, il significante (piano percepibile del segno) e il significato (l’informazione veicolata dalla faccia percepibile). Un codice quindi è un insieme di corrispondenze tra significanti e significati.
Arbitrarietà
Si intende la convenzionalità del rapporto tra significante, significato e il referente esterno cui essi si riferiscono. Vi sono 4 tipi di arbitrarietà:
- Arbitrarietà tra segno e referente: il segno nella sua interezza (significante + significato) non è legato naturalmente al referente. Tra il concreto e il segno (unità di significante e significato) gatto non vi è somiglianza, non vi è un rapporto necessario, nessuno ci obbliga a chiamare quell’animale in questo modo.
- Arbitrarietà tra significato e significante: il significante cane è solo convenzionalmente e immotivatamente legato al significato, cioè il concetto che indica, “cane”, tanto è vero che in altre lingue è indicato da diversi significanti dog, chien, sobaka, e il significato (il concetto di cane come “animale quadrupede, domestico, ecc.) è legato solo convenzionalmente a un particolare significante, ovvero a una particolare sequenza di fonemi di una lingua.
- Arbitrarietà tra forma e sostanza del significato: nell’organizzazione interna del significato in cui si istituiscono rapporti non determinati dalla natura, ma ritagliati secondo organizzazioni proprie di ciascuna lingua. L’esempio classico è nell’ambito semantico del bosco e affini come diverse lingue suddividono i segni: in italiano bosco legno legna, in Francese bois “bosco-legno-legna” Tedesco Wald “bosco” Holz “legno-legna” Italiano andare Tedesco gehen “andare a piedi” fahren “andare con mezzo”.
- Arbitrarietà tra forma e sostanza del significante: nell’organizzazione interna del significante parallelamente al caso precedente, anche per il lato del significante le lingue organizzano la scelta del materiale fonico (la strutturazione formale dei fonemi) ognuna a modo suo. Pertanto, in alcune lingue un insieme di suoni sarà pertinente, cioè distinguerà parole diverse, mentre in altre lingue non avrà questo potere. Questo può avvenire anche all’interno di una stessa lingua per classi di suoni situati in posizioni diverse.
Rappresentano delle eccezioni gli ideofoni (brrrr, ciufciuf, splash…), espressioni imitative o interiezioni descrittive che designano fenomeni naturali o azioni, e le onomatopee, parole che riproducono o richiamano nel loro significante caratteri fisici di ciò che viene designato. Il processo di significazione, ovvero l’attribuzione significante-significato può aver luogo solamente in un dato contesto culturale, cioè un segno può assurgere a significante solamente se, nel contesto culturale in cui si trova questa, associazione viene sviluppata “spontaneamente” nel tempo. Lo schema generico del Triangolo Semiotico, processo di significazione è rappresentato dal che descrive il legame semantico tra significante, significato e referente.
Doppia articolazione
Il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli nettamente diversi.
Primo livello: è organizzato e scomponibile in unità che sono ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate, con lo stesso significato, per formare altri segni (prima articolazione). Tali pezzi, che costituiscono le unità minime di prima articolazione, si chiamano 'morfemi' e, non essendo ulteriormente scomponibili in pezzi che rechino ancora un proprio significato, costituiscono i segni più piccoli. Ad esempio, la parola gatto è scomponibile in due 'pezzi' più piccoli, gatt- e -o, che recano ciascuno un proprio significato (rispettivamente "felino domestico" e "uno solo/singolare") e che sono suscettibili di comparire col medesimo significato in altre parole (gatt-i, gatt-e, gatt-ino, s-gatt-are, ecc.; top-o, libr-o, cucchiai-o, bell- o, ecc.).
Secondo livello: (seconda articolazione), i morfemi sono a loro volta scomponibili in unità più piccole che non sono più portatrici di significato autonomo, ma sono meri pezzi di significante che combinandosi insieme in successione danno luogo alle entità di prima articolazione. Ad esempio, il morfema gatt- è scomponibile nei suoni g, a, t, t; tali elementi, che non sono più segni in quanto non hanno un significato, sono chiamati 'fonemi' e costituiscono le unità minime di seconda articolazione. La doppia articolazione consente alla lingua una grande economicità di funzionamento: con un numero limitato (in genere poche decine) di unità di seconda articolazione, prive di significato, si può costruire un numero grandissimo (teoricamente illimitato) di unità dotate di significato. È quindi molto importante nella strutturazione della lingua il principio di combinatorietà: la lingua funziona, fondamentalmente, combinando unità minori, possedute in un inventario limitato, per formare un numero definito di unità maggiori (segni).
Traspomibilità di mezzo
Indica la possibilità del referente di trasmettere un significante qualsiasi sia attraverso il mezzo aria sotto forma di onde sonore percepite dall'uomo, il canale fonico-acustico, sia attraverso il mezzo luce, il canale visivo-grafico. Priorità il canale orale Ha una rispetto a quello scritto; il parlato, infatti, sembra avere una priorità antropologica (se per ogni lingua con forma scritta esiste anche una forma parlata, non è sempre vero il contrario. Esiste, infatti, un gran numero di lingue che possiedono soltanto la fonia e mancano della grafia), (relativa al fatto che gli individui imparano prima a parlare e in un secondo momento a scrivere, anche se non tutti quelli che parlano sono anche in grado di scrivere) e (indica l'anteriorità dello sviluppo del parlato rispetto allo scritto nella storia della specie umana). Inoltre, il canale fonico-acustico e l'uso del parlato presentano effettivamente dei vantaggi biologici rispetto al canale visivo e all'uso dello scritto:
- È possibile in qualsiasi circostanza, purché vi sia presenza di aria, anche in presenza di ostacoli.
- A visibilità limitata, a distanza.
- È modulabile, più rapido dello scrivere ed ammette più recettori.
- Non ostacola altre attività, può essere utilizzato in concomitanza con molte attività fisiche e intellettive.
- Permette di individuare la fonte di emittenza del messaggio.
- Consente la ricezione contemporaneamente alla produzione del messaggio.
- È di rapida dissolvenza ma lascia libero il passaggio ad altri messaggi.
- È concomitante con la respirazione per cui non richiede eccessivo spreco di energia.
Nelle società odierne, però, il canale visivo ha un'importanza fondamentale in quanto ha validità giuridica e un largo uso nella legislatura, nell'insegnamento, nella tradizione culturale, letteraria e del sapere scientifico. In questo caso si parla di priorità sociale del mezzo scritto: la forma scritta, infatti, è sintomo di lingua evoluta.
Linearità
Il segno linguistico viene prodotto, si realizza e si sviluppa in successione nel tempo e nello spazio. Per comprendere il messaggio occorre, perciò, che gli elementi siano attualizzati linearmente uno dopo l'altro.
Discretezza
Si riferisce all'assoluta differenza fra gli elementi: le unità della lingua non sono continue ma separate e ben distinte tra loro (si percepisce soprattutto per le classi di suono, es. pollo e bollo sono parole con significati nettamente differenti che variano proprio per la presenza di un fonema, /b/, al posto di un altro, /p/). Un'importante conseguenza della discretezza è che non è possibile intensificare il significante per intensificare il significato allo stesso modo in cui si fa con le grida: nella lingua il significato non varia al variare del significante.
Onnipotenza semantica
Secondo cui è possibile dare un'espressione a qualsiasi contenuto, cioè è possibile formulare e, dunque, tradurre in lingua un messaggio formulato in qualsiasi altro codice. Però, poiché risulta difficilmente provabile che con la lingua si possa dire veramente tutto e che ogni messaggio possa essere tradotto in un messaggio linguistico, per cautela, si preferisce parlare di plurifunzionalità, ovvero la possibilità della lingua di ricoprire diverse funzioni. Tra esse le più rilevanti sono:
- Dare una forma esterna al pensiero mentale.
- Fungere da strumento di comunicazione, trasmettere informazioni.
- Creare e regolare attività cooperative e rapporti sociali.
- Manifestare, esternare i propri sentimenti e stati d'animo.
- Risolvere problemi.
- Creare mondi possibili.
Inoltre, secondo il modello di Jakobson, il linguaggio verbale è caratterizzato da sei funzioni centrali che differiscono in base alla tipologia del messaggio che si intende trasmettere:
- Funzione emotiva per esprimere emozioni o sensazioni del parlante (es. Che bella serata!).
- Funzione metalinguistica per specificare aspetti del codice (es. Gianni è il soggetto della frase Gianni gioca a calcio).
- Funzione referenziale per dare informazioni circa la realtà esterna (es. Esistono animali erbivori).
- Funzione conativa per stimolare la partecipazione del ricevente ottenendo da lui una certa partecipazione (es. Chiudi la porta!).
- Funzione fàtica per sottolineare il canale di comunicazione e/o il contatto fisico o psicologico fra i parlanti (es. Ehi? Pronto? ci sei?).
- Funzione poetica per enfatizzare le potenzialità insite nel messaggio e i caratteri interni del significante e del significato (es. Nel mezzo del cammin di nostra vita...).
Riflessività
Indica la possibilità di usare la lingua per parlare della lingua stessa: la lingua viene così usata come metalingua.
Produttività
La facoltà della lingua di parlare di cose nuove, talvolta anche inesistenti, di nuove esperienze e di messaggi mai prodotti prima. Essa è permessa dalla doppia articolazione, che prevede la combinazione di unità minime, formanti un sistema chiuso, in unità sempre maggiori e in numero infinito, ed è stata denominata anche creatività regolare: una produttività infinita basata su un numero limitato di regole applicabili ricorsivamente.
Ricorsività
Consiste nella possibilità di applicare lo stesso procedimento un numero illimitato di volte per ottenere segni sempre nuovi. Pur illimitata, ciò che la limita è l'utilizzo che i parlanti ne fanno. Oltre un certo grado di lunghezza e complessità, il segno non sarebbe più memorizzabile ed economicamente maneggiabile. Dunque, possiamo affermare che sono i parlanti a limitare il sistema infinito utilizzabile.
Distanziamento
È la possibilità di parlare di cose, eventi e persone lontane dal momento e dalluogo in cui si svolge l'interazione comunicativa. A differenza degli animali che, per esprimere il loro bisogno di cibo, utilizzano il proprio verso senza riuscire a comunicare che il giorno prima avevano fame, con la lingua di solito gli individui parlano di cose lontane dallo spazio e dal tempo in cui essi sono inseriti. Consiste, dunque, nella possibilità di parlare dell'esperienza in assenza di essa, pertanto esso finisce per coincidere con la libertà da stimoli ovvero la capacità dei parlanti di emettere messaggi in base all'elaborazione concettuale della realtà esterna. La lingua, quindi, è indipendente dalla situazione immediata.
Trasmissibilità culturale
La trasmissibilità culturale indica la tendenza di ciascun individuo ad acquisire la lingua della comunità sociale alla quale appartiene che non sempre coincide con quella dei propri genitori biologici. Vi è perciò una componente innata in ciascun individuo: la predisposizione a comunicare mediante una lingua e le strutture portanti del linguaggio verbale. Ogni lingua è trasmessa per tradizione all'interno della società come un fattore culturale. Le regole sintattiche, semantiche, morfologiche, fonetiche e lessicali fondanti il patrimonio lessicale di ogni lingua passano, da generazione in generazione, per insegnamento e apprendimento. Per tale processo di acquisizione/apprendimento della lingua sono fondamentali il periodo della prima infanzia e della pubertà linguistica. Se entro tale fase (11-12 anni) l'individuo non viene sottoposto a stimoli linguistici, lo sviluppo della lingua è praticamente impossibile. Inoltre, entro tale età l'apprendimento di una lingua avviene in maniera rapida, facile e agevole; imparare una seconda lingua più tardi diventa più faticoso.
Complessità sintattica
Riguarda l'alta complessità strutturale delle catene linguistiche che spesso presentano rapporti di forte concatenazione tra gli elementi disposti linearmente. Gli elementi o parti del segno non sono disposti casualmente, ma costituiscono una fitta trama che si evidenzia nella sintassi. Fra gli aspetti che hanno rilevanza nella complessità sintattica vi sono: l'ordine lineare degli elementi di una frase, che permette di evitare le possibili ambiguità di significato; le dipendenze tra gli elementi, che evidenziano i rapporti gerarchici che essi hanno; le incassature di alcuni elementi all'interno di altri per indicare particolari legami e i rispettivi livelli in cui si trovano le diverse parti della catena linguistica; la ricorsività, che conferisce una particolare complessità interna; le parti del discorso, che danno informazioni sulla sua strutturazione interna; la discontinuità tra elementi uniti dal punto di vista semantico e sintattico ma non adiacenti linearmente;
Equivocità
Consiste in una mancata corrispondenza biunivoca tra significante e significato. Nel linguaggio verbale umano si parla di corrispondenze doppiamente plurivoche: ad un significante può corrispondere una vasta gamma di significati.
La lingua si può analizzare sincronicamente/diatopicamente, come sistema astratto e rappresentazione concreta (langue-parole), sull’asse sintagmatico e paradigmatico, in base a 3 livelli per il significante (fonetica e fonologia, morfologia, sintassi) e a un livello per il significato (semantica). Con l’opposizione tra langue e parole (sistema ed uso, competenza ed esecuzione) si intende quella tra il sapere astratto inconscio comune a tutti i parlanti di una lingua e l’atto linguistico individuale. Tra le due entità Coseriu pone la norma, una sorta di filtro che specifica le possibilità del sistema attualizzate nell’uso dei parlanti di una lingua in un certo momento storico. La competenza linguistica è l’insieme delle conoscenze mentali, di regole interiorizzate insite nel codice lingua, che costituiscono la nostra capacità di produrre messaggi in una certa lingua.
Morfologia
Studia la forma, cioè la struttura, delle parole in quanto combinazioni di morfemi, i più piccoli pezzi di significante di una lingua ad avere un significato. La forma concreta che assume un morfema, si chiama morfo. Il morfo può essere:
- Libero: può comparire da solo e quindi può costituire da sé una parola; (si tratta in generale di articoli, particelle, qualche avverbio, ad esempio: adesso, quando, il, in (in italiano), (in inglese…)).
- Legato: che abbia bisogno di legarsi ad altro morfo (libero o legato anch'esso) per formare una parola (ad esempio: nazion-, -t-, -al-, -i, uom-, -ini, -ndo).
La variazione di morfi è chiamata allomorfia e avviene senza nessun cambiamento di significato, ma attraverso diversi significanti. Così, il morfema {NEGAZIONE} in lingua italiana è espresso, ad esempio, dal morfo /in/, come accade in inaccessibile, incomprensibile, inaccettabile. In altri ambienti sintagmatici, l'italiano usa altri morfi: impossibile, illogico, irrisolto. I morfi /in/, /ir/, /il/, /im/ sono tutti allomorfi del morfema {NEGAZIONE}. Nel caso in cui dei morfemi lessicali siano privi di relazione etimologica fra loro, non si parla più di allomorfia ma di suppletivismo, il fenomeno morfologico per cui un paradigma conterrà morfemi lessicali differenti dal punto di vista formale ma dal significato perfettamente compatibile: ad esempio acquatico/idrico, oppure il verbo essere, che presenta diverse forme: sono, ero, è, fui. (Il motivo per cui il verbo essere è suppletivo risiede nel fatto che in IE esso aveva due radici con valore aspettuale diverso. Nonostante nelle lingue IE il verbo essere sia andato ad integrare un...
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