Storia medievale
Introduzione alla storia
Prof. Alfredo Lucioni
Studiare storia perché:
- Papa Francesco, incontrando il Comitato di scienze storiche: “Lo studio della storia è una delle Vie che l’uomo percorre per trovare la Verità”. Lo stesso Dio, peraltro, essere fuori dal tempo è entrato nella storia → Dio si manifesta nella storia.
- Papa Benedetto XVI: “Permane un disinteresse nei confronti della storia. Questo innesca → una società più facil-una deriva pericolosa verso una società ignara del proprio passato” mente manipolabile; l’uomo comprende se stesso attraverso la storia.
- T.S. Eliot scrisse: “Il tempo futuro è contenuto nel tempo passato”.
- Brad Gregory: “Il passato non è una realtà che si chiude e sparisce inesorabilmente dal nostro orizzonte. Il nostro passato è sedimentato nel nostro presente.”
- Ludovico Antonio Muratori, illuminista che però anticipa alcuni aspetti romantici, dice di lasciar perdere la storia romana e invita a studiare il Medioevo.
- Galli della Loggia scrive in un articolo che c’è chi pensa di poter sostituire la storia con i quotidiani ma afferma che per conoscere il contemporaneo serve conoscere il passato (leggere il giornale deve essere un atto filologico).
Esempio di manipolazione storica: San Francesco, nel Ventennio fascista fu “il più italiano tra i santi”, nel ‘68 fu presentato come “contestatario del potere della Chiesa” e “pauperista” (la povertà non era il fine ma il mezzo per la salvezza), negli anni ‘80 diventò “pacifista”, ora è “vegano e animalista” → S.F. era molto colto, in campo ecclesiastico e civile.
La storia serve quindi per evitare di mitizzare.
Il Medioevo non è né un’età buia né un’età luminosa: lo storico non deve dare valutazioni, deve limitarsi a capire che cosa è successo.
Il termine storia deriva dal greco historia, capire, che contiene anche la radice indoeuropea del verbo vedere → lo storico è come un testimone, ma non è un giornalista che fa cronaca perché indaga, cerca di cogliere le implicazioni di un fatto alla ricerca di spiegazioni e collegamenti con ciò che c’è stato prima e dopo.
C’è tuttavia uno scarto, il passato non si può conoscere direttamente; la storia è una scienza indiretta, lo storico non conosce il fatto, lo conosce attraverso le fonti. Le fonti non sono l’evento del passato, sono delle tracce che ha lasciato l’evento → l’oggetto della storia non c’è più, rimangono però le testimonianze. La storia è interpretazione delle tracce, il metodo della storia è investigativo, il compito dello storico è simile a quello del giudice.
La storia a questo punto non è data una volta per tutte: il fatto accaduto è unico, ma la ricostruzione del fatto sulla base delle fonti che ci sono pervenute non lo è. Può darsi infatti che una nuova fonte smentisca o comunque cambi in qualche modo l’interpretazione. Gli archivi sono pieni di documenti ancora sconosciuti, o conosciuti ma in modo impreciso in quanto un documento risponde se si ha una domanda da porre. Tra questi documenti sconosciuti, ci sono i cosiddetti “documenti privati”, che fino a qualche anno fa erano considerati “quisquiliae privatae gentis” (Muratori). Nel Medioevo però non esisteva il catasto, quindi anche i documenti privati sono stati poi riscoperti e rivalorizzati per la loro importanza storica.
La storia è passibile di continue revisioni. I risultati della storia sono quindi arbitrali? Il passato è mediato dal pensiero presente dello storico, c’è una certa soggettività che non può essere eliminata. Alla fine del lavoro non viene presentata la verità assoluta ma il pensiero dello storico. Il lavoro storico è un tentativo dell’uomo di rivisitare le faccende del passato, ma è un suo tentativo di conoscere sempre più. La storia è una verità dinamica, modificabile. Cardini scrive: “Il vero assoluto non è oggetto della ricerca storica, volta per contro ad affermare verità storiche sempre perfettibili in quanto il passato una volta passato non muta bensì mutiamo noi, le nostre esigenze, le domande che gli poniamo, i nostri strumenti e metodi di ricerca” (Avvenire, 29 ottobre 2015). La storia fornisce ipotesi da verificare. Il principio della fallibilità è quindi percorribile sia dalla storia sia dalle scienze come la matematica e la fisica. Il metodo dell’una e delle altre è d’altronde di porsi delle domande e cercare una risposta. [Un libro su questo tema è “Contro Rothbard. Elogio dell’ermeneutica” di Dario Antiseri. Altro libro di Antiseri è “Come lavora uno storico”.]
Non bisogna però essere presi dal “feticismo del documento” → col Positivismo si credeva che il migliore libro di storia fosse un libro di soli documenti. Il documento solo è muto, bisogna osservarlo, contestualizzarlo, capire se è vero o falso e perché è stato scritto. Un esempio lampante è la Donazione di Costantino, un falso che però è stato utile spesso alla storia. Anche il documento è d’altronde un prodotto del montaggio dell’epoca, che segue la mentalità dell’epoca. La fonte per lo storico può dunque essere qualsiasi cosa che parli dell’uomo, ma va interpretata. Lo storico è quindi condizionato dalle tracce che il passato ci ha lasciato. In latino si hanno le res gestae, avvenimenti del passato e quindi dati immodificabili, ma la historia, l’interpretazione del passato, è sì superabile.
Introduzione al Medioevo
Il Medioevo è una porzione del passato (la ripartizione del tempo, che comunque può sempre essere provvisoria, è utile all’uomo perché lo aiuta a padroneggiare il tempo).
L’idea del periodo medievale nasce in età umanistica, nel ‘500. In questo periodo viene inizialmente chiamato media tempestas o media aetas (medium aevum appare solo nel ‘700) → gli umanisti dunque, che vogliono restaurare l’età classica, notano quest’era di intervallo. Il primo a scrivere di fatto una storia del Medioevo, pur senza volerlo intenzionalmente è l’umanista Keller nel 1688, nel libro Historia medii aevi. Già gli umanisti sviluppano un’idea oscura del Medioevo, periodo che loro vedono come decadenza della cultura classica greca e romana, decadenza dell’età d’oro. È quindi da subito un’era classificata come un negativo tra due poli positivi.
Quest’idea viene poi sottolineata dai protestanti luterani, perché secondo loro il Cristianesimo aveva vissuto una decadenza durante il Medioevo e loro volevano riportare la Chiesa alla purezza delle origini. Anche qui dunque abbiamo un polo negativo tra due positivi.
Gli Illuministi poi ritengono di aver portato fuori l’umanità dalle tenebre, che per troppo tempo aveva creduto alla religione, per loro superstizione. Di nuovo un segmento negativo tra due poli positivi.
Punti da tenere a mente
- Negatività → si associa il Medioevo a qualcosa di negativo sin dall’inizio, dal Quattrocento. L’uomo ha sempre una visione prospettica, gli Umanisti guardavano indietro e vedevano il secolo esattamente precedente, il XIV, che per certi versi era stato davvero devastante a causa di carestie, della guerra dei cent’anni etc. Carestie e guerre tuttavia c’erano sempre state e nell’Alto Medioevo le carestie soprattutto erano più rare.
- Ampiezza variabile → l’ampiezza di un periodo storico evolve insieme alla storia, dipende dal punto di osservazione. Solitamente il Medioevo viene fatto iniziare nel 476, con la deposizione di Romolo Augustolo, ultimo imperatore in Occidente, da parte di Odoacre e durare fino alla Presa di Costantinopoli del 1453 o al 1492, anno della scoperta dell’America. Pirenne, studioso di storia economica vedeva invece il Medioevo iniziare con la diffusione dell’impero arabo sulle coste meridionali europee perché si spezzava così un’unità economica e quindi culturale: questo accadde nel 711, con l’attraversamento dello Stretto di Gibilterra.
- Da un punto di vista religioso, Morgen e Capitani ritenevano che il Giubileo del 1300 e la nuova spiritualità di San Francesco segnavano una svolta, e quindi la fine del Medioevo. Per il mondo tedesco la traduzione della Bibbia in lingua gota per iscritto da parte di Hulfila segna l’inizio di una nuova età che termina con la traduzione da parte di Lutero in tedesco moderno. Muratori lo fa iniziare nel 410 quando i goti di Alarico conquistano Roma (Agostino fu spinto a scrivere il De civitate Dei da questo avvenimento); altri nel 406, il 31 dicembre, quando i barbari attraversano il Reno congelato e conquistano la Gallia.
Grossomodo la durata è comunque di dieci secoli e di conseguenza è un’età difficile da dominare.
Proprio per dominarlo sono anche state introdotte alcune periodizzazioni:
- Tardo-antico (III sec./VII sec.)
- Early modern
Un’altra suddivisione classica del Medioevo è quella in due epoche:
- Alto Medioevo (da 476 a 1000)
- Basso Medioevo (da 1000 a 1476)
Alcuni poi lo dividono in tre periodi:
- Alto Medioevo (da 476 a 1000)
- Pieno Medioevo (da 1000 a 1300 Romanico e Gotico)
- Basso Medioevo (da 1300 a 1492)
In generale è un’età di transizione tra due equilibri, di sperimentazione tra il mondo antico e l’epoca moderna.
L.A. Muratori, fu uno dei primi a occuparsi del Medioevo in Italia, pur vivendo nel ‘700. Ne “Le dissertazioni…” diceva che anche se la società italiana non era all’apice durante il periodo longobardo, posta a confronto con le altre società contemporanee non avesse comunque nulla in meno rispetto a queste. Invitava a studiare il Medioevo perché era ancora “nelle tenebre” e perché tanta parte dei riti, della struttura dell’Italia e della religione avevano le radici proprio nel Medioevo. Muratori precede il Romanticismo, che tenendo in considerazione gli elementi più irrazionali, esalta gli aspetti che l’Illuminismo guardava con disprezzo. Il Romanticismo dà importanza al regionalismo, al nazionalismo e il Medioevo viene studiato proprio come periodo in cui hanno origine le nazioni.
Nasce la MGH (Monumenta Germaniae Historica), una società che si è dedicata alla pubblicazione delle fonti sulla nascita della Germania, nelle quali però sono contenute molte fonti anche italiane. Anche in Italia sono state fondate collane sul Medioevo o deputazioni di storia patria: Carlo Alberto istituisce la Historiae patriae monumenta (fonti sul Regno di Sicilia) e un altro esempio è la Biblioteca della società storica subalpina (Piemonte).
Dopo il Romanticismo viene il Positivismo, che si concentra moltissimo sulle fonti. Sappiamo però che a volte i documenti venivano travisati o interpretati in modo scorretto e talvolta hanno dato origine a errori storici e storiografici: i cosiddetti tetti “a cappello di strega”, per esempio, in realtà non esistevano in età medievale, sono frutto di restauri Ottocenteschi che molto spesso hanno dato origine a strutture neo-medievali più che autenticamente medievali. Anche nel Castello Sforzesco di Milano ci sono strutture originarie medievali accostate a parti che sono invece state ricostruite. L’architetto deputato al restauro, Beltrami, ha comunque ricostruito il Castello Sforzesco com’era originariamente. In Piemonte si trova l’abbazia di San Michele della Chiusa in cui l’architetto D’Andrade si è occupato della ristrutturazione. Sappiamo che nel Medioevo, per coprire i muri, si utilizzavano affreschi o arazzi. Sul tema degli errori storiografici e di restauri imprecisi nel corso della storia Xavier Barral i Altet ha scritto il saggio “Contro l’arte romanica”. Jacques Le Goff sosteneva che fosse stata l’arte africana ad aver influenzato l’idea dell’arte romanica come spoglia, nuda. Altro esempio è il Palio di Siena, originariamente semplice gara di abilità che solo nell’Ottocento è stata “medievalizzata”.
Umberto Eco, mostrando di comprendere l’importanza storica del periodo in esame, scrive: “Il Medioevo inventa tutte le cose con cui ancora stiamo facendo i conti.”
Nell’età ellenistico-romana la civiltà è urbana e costiera, il Medioevo sposta il baricentro verso il Nord Europa. È, come si è visto, un’epoca di sperimentazione di modelli politici e sociali. I nuovi popoli, a nord, riutilizzano parti della antica cultura, ereditata soprattutto dalla Chiesa (a differenza per esempio di ciò che succede con gli arabi nella Penisola Iberica, portatori di un’altra civiltà). È un’età dinamica e per certi versi convulsa.
Il momento di inizio è la rottura di un equilibrio, il momento in cui muore Teodosio e l’impero si divide definitivamente in due parti (395). Nella seconda metà del III sec., infatti, si iniziano ad avvertire delle crepe.
L’impero confinava con i Persiani e il “Barbaricum”, territori su cui risiedono popolazioni seminomadi (il seminomadismo è caratteristica fondamentale di queste popolazioni, basti pensare che i Longobardi ci mettono sei secoli per raggiungere l’Italia). I romani si fermano sul Reno, dove costruiscono un limes, un confine fortificato, per separarsi da queste popolazioni, seppure come si vedrà i rapporti fossero conflittuali ma allo stesso tempo anche di contatto. Nel 271 l’imperatore Aureliano fa circondare Roma di mura, nonostante questa fosse molto lontana dai confini, il che ci fa comprendere quanto forte era il sentimento di minaccia.
L’imperatore e il senato, formato dal ceto aristocratico, governavano assieme; l’impero era diviso in province, alcune, le province senatorie (come l’Egitto) governate proprio dal senato stesso. Si avverte la necessità di alcune riforme: viene creato un apparato burocratico capillare, le nuove necessità belliche portano a riformare l’esercito ed escludere l’aristocrazia senatoria dal comando per favorire la carriera militare (per questo motivo capitava, a volte, che comandanti militari fossero anche originari delle tribù barbare). Alcuni poi diventano anche imperatori: Diocleziano, figlio di un liberto, divide l’Impero in due parti (Oriente e Occidente) e poi in quattro (tetrarchia): due Augusti e due Cesari (alla morte di un Augusto lo avrebbe succeduto il Cesare).
Nel mondo romano si usavano le epigrafi che nel Medioevo crollano: questo era dovuto all’ottimo sistema scolastico romano, che permetteva la loro lettura a buona parte del popolo. Gli orizzonti poi invece si fanno più limitati e questo avviene anche nella cultura → si assiste quindi alla localizzazione delle aristocrazie.
La divisione dell’Impero prosegue con Costantino che sposta la sede della corte, la capitale a Bisanzio, ribattezzata Costantinopoli per avvicinarsi ai teatri di guerra. Già Diocleziano, d’altronde, si era spostato da Roma a Nicomedia.
Teodosio sarà l’ultimo imperatore unico di Oriente e Occidente, dopo di lui la divisione diverrà permanente con i figli: a Oriente Arcasio a Occidente Onorio. In Oriente, la parte più ricca, dopo i primi tentativi di penetrazione dei Barbari, la difesa sarà più solida e riuscirà a respingerli consolidando un potere che permarrà a lungo; in Occidente invece la difesa sarà più difficoltosa.
Nel 402 avviene lo spostamento della capitale a Ravenna, protetta da paludi e da un porto, il porto di Classe.
Dopo l’uccisione di Stilicone, reggente d’Occidente, al terzo tentativo i Visigoti, che poi si stanzieranno in Gallia, saccheggiano Roma nel 410.
Lo stato romano era di tipo urbano. Al di fuori di questo mondo c’era il barbaricum: come i romani vedevano queste popolazioni al confine si può desumere dal De bello Gallico di Cesare e da Tacito.
Secondo Cesare hanno uno stile di vita diverso: una minore capacità di astrazione e una certa propensione per la caccia (Ø agricoltura, Ø terre in proprietà, la terra è data in uso volta per volta, l’unico tipo di coltivazione sono i cereali) e la guerra. I romani parlavano dei loro capi con il termine rex e Cesare dice che queste popolazioni non avevano un capo stabile, ma lo selezionavano in momento di necessità.
Tacito dice che non hanno avuto mescolanze tra loro, non sono stati contaminati via mare e non hanno vere e proprie città.
Assieme a Cesare e Tacito si può prendere in conto anche Strabone, geografo e storico, che parla anch’egli di “Germani”, ancora più selvaggi, più grandi e più biondi dei celti.
L’idea che al di là del mondo romano ci sia una popolazione germanica andava bene agli scrittori dell’Ottocento, soprattutto tedeschi. Questa lettura è servita ai nazionalisti tedeschi e al marxismo, soprattutto per l’assenza, presso questi popoli della proprietà privata. Tuttavia, questa concezione unitaria non rappresenta la realtà, già in questa età romana si parla di visigoti, longobardi, ostrogoti e franchi. C’è un’estrema frammentazione tra queste popolazioni barbare, si combattevano le une con le altre ma talvolta si federavano: sono associazioni di tribù diverse. Oggi si parla di etnogenesi.
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