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Cultura classica (A) – Maurizio Giangiulio (2006/2007)

Il mito

Il mito è un racconto tradizionale applicato dotato di cogenza.

  • Racconto: la narrazione è un aspetto costitutivo del mito: la sua articolazione testuale non può essere rimossa senza stravolgerlo.
  • Tradizionale: trasmesso intergenerazionalmente e plurigenerazionalmente. La trasmissione modifica continuamente i contenuti del mito, provocandone un continuo adattamento e rimodellamento in base a ciò che è ritenuto utile e comprensibile.
  • Applicato: che ha una funzione nella vita sociale.
  • Dotato di cogenza: la società riconosce ad un mito un valore vincolante, riconoscendogli un'efficacia formativa.

La mitologia greca e il suo rapporto con la religione

Per religione greca intendiamo la religione della civiltà greca del primo millennio a.C.: è una religione politeistica non rivelata né basata su un testo sacro. Non ha una teologia né è provvista di una configurazione unitaria, il che la rende permeabile ad altre realtà a livello locale. La mitologia greca ha una pluralità di figure di carattere soprannaturale: non ci sono solo divinità, ma anche creature come ninfe, eroi, satiri eccetera. Una stessa divinità può essere venerata in luoghi diversi con appellativi diversi che fanno riferimento a suoi diversi aspetti. Per esempio l'Atena nike ateniese (dea trionfante) è diversa dall'Atena Hippia di una città minore della Beozia.

La religione greca non è una religione connessa e/o funzionale al potere: non esiste una gerarchia di potere religioso e l'accesso al rango sacerdotale è aperto al comune cittadino. È una religione molto diversa da quelle attuali: nella religione greca la realtà degli esseri soprannaturali non è un oggetto di fede personale, ma un dato culturale e costitutivo della società.

Le origini della mitologia greca

La mitologia greca ha origini molto antiche: già nell’Iliade e nell'Odissea troviamo allusioni a racconti mitologici. Un testo poetico molto importante è la "Teogonia" di Esiodo, nel quale si espone la formazione del mondo degli dei e l'affermazione degli dei dell'Olimpo. La teogonia presuppone una serie di miti teogonici e cosmogonici. Dal punto di vista della prosa è solo con l'età ellenistica che inizia una fase di risistemazione della cultura greca, in cui vengono compiuti studi eruditi sulla mitologia e sui rituali e compendi enciclopedici di mitologia.

La gamma dei soggetti e degli episodi della mitologia è estremamente vasta, ma potremmo schematizzarne i temi più ricorrenti: vita, morte, sessualità, violenza, relazioni tra sessi, luoghi lontani, metamorfosi, astri.

Gli eroi sono protagonisti in misura notevole della mitologia greca: come gli dei sono antropomorfi e sviluppano una vita sociale e comportamenti modellati su quelli umani. Sono esseri soprannaturali attivi e venerati, ma a differenza degli dei nella loro biografia ha un ruolo importante la morte e il loro culto è funerario. La mitologia eroica presenta un campionario molto vasto di episodi in cui questi compiono imprese turpi e violente: non c'è nulla di esemplare in loro, poiché all'interno della società greca la mitologia non aveva una funzione esemplare o morale. I racconti mitologici sono collocati in un tempo altro, il tempo delle origini, ossia ciò che c'era prima della civiltà umana. Il mondo del mito è un mondo disordinato, dove hanno luogo gli eccessi, in un verso o nell'altro.

Mito di Demetra

Temi: violenza, rapporti tra i sessi, vita, morte.

Il mito racconta del rapimento della giovane figlia di Demetra, Persefone, da parte di Ade, signore degli inferi e fratello di Zeus. Il più importante mito legato a Demetra, che costituisce anche il cuore dei riti dei Misteri Eleusini, è la sua relazione con Persefone, sua figlia nonché incarnazione della dea stessa da giovane. Nel pantheon classico greco, Persefone ricoprì il ruolo di moglie di Ade, il dio degli inferi. Diventò la dea del mondo sotterraneo quando, mentre stava giocando con alcune ninfe che poi Demetra punì per non essersi opposte a ciò che accadeva trasformandole in sirene, Ade la rapì dalla terra e la portò con sé nel suo regno.

Nessuno degli immortali o dei mortali udì le grida della fanciulla, ad eccezione di Ecate, una divinità notturna, ed Elios. Ecate corse subito ad informare Demetra: da quel momento la vita sulla terra si fermò e la disperata dea della terra cominciò ad andare in cerca della figlia perduta, vagando sulla terra stringendo in mano delle fiaccole. Mentre stava cercando la figlia Persefone, Demetra assunse le sembianze di una vecchia di nome Doso e con quest’aspetto fu accolta con grande senso dell’ospitalità da Celeo, re di Eleusi nell’Attica. Questi le chiese di badare ai suoi due figli, Demofoonte e Trittolemo, che aveva avuto da Metanira. Per ringraziare Celeo della sua ospitalità, Demetra decise di fargli il dono di trasformare Demofoonte in un dio. Il rituale prevedeva che il bimbo fosse ricoperto ed unto con l’ambrosia, che la dea stringendolo tra le braccia soffiasse dolcemente su di lui e lo rendesse immortale bruciando nottetempo il suo spirito mortale sul focolare di casa.

Demetra una notte, senza dire nulla ai suoi genitori, lo mise quindi sul fuoco come fosse un tronco di legno ma non poté completare il rito perché Metanira, entrata nella stanza e visto il figlio sul fuoco, si mise ad urlare di paura e la dea, irritata, dovette rivelarsi lamentandosi di come gli sciocchi mortali non capiscano i rituali degli dei. Invece di rendere Demofoonte immortale, Demetra decise allora di insegnare a Trittolemo l’arte dell’agricoltura e ad iniziarlo ai rituali eleusini, bevendo con lui il ciceone.

Alla fine Zeus, non potendo più permettere che la terra stesse morendo, costrinse Ade a lasciar tornare Persefone e mandò Hermes a riprenderla. Prima di lasciarla andare, Ade la spinse con un trucco a mangiare quattro semi di melagrana magici, che l’avrebbero da allora costretta a tornare nel mondo sotterraneo per quattro mesi all’anno. Da quando Demetra e Persefone furono di nuovo insieme, la terra rifiorì e le piante crebbero rigogliose ma per quattro mesi l’anno, quando Persefone è costretta a tornare nel mondo delle ombre, la terra ridiventa spoglia e infeconda. Questi quattro mesi, secondo l’interpretazione naturalistica, sono quelli invernali, durante i quali in Grecia la maggior parte della vegetazione ingiallisce e muore.

Com’è facilmente possibile notare, il racconto è ricco di allusioni e di rimandi alla sfera del rito e ad alcuni aspetti tipici delle pratiche di iniziazione, come quella del digiuno rituale compiuto sul modello di quella dea ed interrotto dalla consumazione della bevanda di menta, orzo ed acqua che la stessa Demetra, secondo il mito, aveva accettato nel palazzo di Celeo. Il ritorno di Persefone sulla terra è, nell’Inno, scopertamente collegato al fiorire della primavera attraverso l’instaurarsi di una corrispondenza tra la posizione alternante della dea ed i differenti periodi dell’anno.

Alcuni studiosi, tra cui Martin P. Nilsson, sottolineano la presenza di connessioni tra la Kore demetriaca ed il grano ed individuano nei mesi estivi il periodo che la fanciulla trascorre nell’oltretomba, mesi in cui il grano è assente dai campi. In tal modo il mito della discesa agli Inferi si spiegherebbe con l’uso greco di de...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura classica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Giangiulio Maurizio.
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