Horatius, fasti 5 (traduzione)
Quando poi Vespro avrà mostrato per tre volte il bel volto, e per tre volte le stelle vinte avranno ceduto il posto a Febo, ci sarà, o notturni Lemuri, il rito dell’antica sacra celebrazione: quelli daranno offerte ai silenziosi Mani.
L’anno era più breve, né ancora si conoscevano i pii riti di febbraio, né tu eri la guida dei mesi, o Giano bifronte: tuttavia già portavano i propri doni alla cenere del morto, il nipote faceva sacrifici espiatori sulla tomba dell’avo sepolto.
Era il mese di maggio, chiamato dal/per il nome degli antenati, parte dell’antica tradizione che anche ora conserva. Quando ormai la notte è a metà e offre silenzio per il sonno, e tu cane e voi variopinti uccelli tacete, memore dell’antico rito e rispettoso degli dei, si alza (entrambi i piedi non hanno impacci), e dà segnali con le dita, uniti il medio con il pollice, affinché nessun leggero fantasma si imbatta in lui se è silenzioso.
E quando ha lavato le mani, rese pure, con acqua della fonte si gira e prima prende le nere fave, e le getta alle spalle; ma mentre le getta dice: “Io vi mando queste cose, con queste fave riscatto me e i miei” dice questo nove volte e non guarda indietro: si crede che il fantasma lo raccolga e lo segua alle spalle mentre nessuno guarda.
Di nuovo tocca l’acqua, fa risuonare il rame di Temesa, e chiede che il fantasma esca da casa sua. “Uscite mani dei padri” Quando ha detto nove volte: guarda indietro e considera compiuto il rito pienamente.
Origine del nome del giorno
Da dove sia chiamato il giorno, che origine esiste del nome mi sfugge: deve essere chiarita da qualche dio. Spiegalo, o nata dalla Pleiade, venerabile per la potente verga: spesso fu visitata da te la reggia dello Stigio Giove. Venne l’adorato Caducifero. Ascolta il motivo del nome: il motivo fu appreso dal dio stesso.
Appena Romolo tumulò i resti fraterni nella tomba, e dati i giusti onori a Remo sfortunatamente agile, Faustulo dolente e Acca coi capelli sciolti bagnavano con le loro lacrime le ossa bruciate.
Poi tornano a casa tristi verso il primo crepuscolo, e com’era, caddero sul duro giaciglio. L’ombra insanguinata di Remo sembrò fermarsi accanto al letto, e dire queste parole con debole voce: “Ecco io metà e altra parte del vostro affetto, guardate quale io sia e quale ero prima!
Prima, se avessi avuto gli uccelli che ordinano il potere, avrei potuto essere il capo ha il mio popolo, ora sono una vuota immagine sfuggita alle fiamme del rogo: questo è l’aspetto rimasto di quel Remo. Ahimè, dov’è il padre Marte? Se voi in passato diceste il vero, e quello agli abbandonati diede le mammelle di una fiera.
La lupa lo salvò, la mano temeraria di un cittadino lo uccise. O quanto quella fu più mite! O crudele Cerere, che tu renda l’anima crudele attraverso le ferite, e come me, tu vada insanguinato sotto terra. Non volle questo il fratello, in lui l’affetto è pari: per quello che poté, offrì le lacrime al mio destino.
Voi pregatelo con le lacrime, con i vostri mezzi affinché rende celebre un giorno in mio amore”. Affida l’incarico e tendono le braccia: desiderano abbracciare lui che l’ombra sfugge sgusciante le mani che l’afferrano. Appena l’immagine fuggendo portò via il sonno, entrambi riferiscono al re le parole del fratello.
Romolo acconsente e chiama Remuri quel giorno, in cui sono resi gli amori dovuti agli avi sepolti. Nel lungo periodo di tempo la lettera aspra, che fu la prima in tutto il nome, fu mutata in dolce; poi chiamarono lemuri anche le anime dei silenti: forza dell’espressione.
Commento di fasti 5
I Fasti costituiscono una delle opere più celebri, ma anche di più difficile comprensione, di Ovidio. L'opera, scritta molto probabilmente per aderire alla moralizzante propaganda tipica dell’età augustea, fu progettata in un totale di 12 libri. Se ne sono conservati solamente 6: questo fatto si spiega con la famosa "relegatio" (esilio che non comportava la perdita dei beni né tantomeno dei diritti civili) che colpì Ovidio e che non gli permise di terminarla.
Il verso ideale è l’esametro, ma Ovidio sceglie il distico elegiaco (composto da esametri e pentametri). Con essa l'autore si era proposto di indagare e rivisitare tutti i riti, le festività e le consuetudini, tipiche del costume e dell'uomo romano, che, al suo tempo, si praticavano senza ormai conoscerne l'esatta origine o valenza. Ogni libro tratta di un preciso mese e così sono note le feste e i riti sacri da gennaio a giugno.
Questa, in particolare, vuole esaminare una festività celebrata il 9, l’11 e il 15 maggio: le Lemuria.
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