Kant e l'illuminismo
Giovedì 4 febbraio, edizione Adelphi per Nietzsche:
- Kant nel 1783 scrive l'opuscolo "Risposta alla domanda cos'è l'illuminismo" (illuminismo in tedesco: Aufklärung, che vuol dire rischiarare). Per i tedeschi, Aufklärung coincide con il termine flernunf.
- Kant risponde che significa essere illuminati dal proprio intelletto senza essere guidati da un altro, quindi essere liberi; "sapere aude" è il motto dell'illuminismo (dalle Epistolae di Orazio). Conoscere significa l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità. Quindi, diventare ciò che la natura vuole. Secondo Kant, tutti gli uomini sono maggiorenni per natura e se non lo sono è perché essi contraddicono la loro stessa natura e non combattono la pigrizia e la viltà. È comodo essere minorenni, perché sapere usare della propria ragione è tanto comodo, soprattutto quando c'è un libro che pensa per te (Bibbia) o un direttore spirituale che dice come devi comportarti (prete).
La religione e la ragione
- Quando Kant scrisse "La religione nei limiti della pura ragione", il re, successore di Federico di Prussia, disse che doveva o ritrattare o smettere di scrivere di religione. Perciò, aspettò la morte del re e si rimise a scrivere.
- Il cristianesimo è l'unica religione in cui Dio si fa uomo e muore nell'uomo, ed è proprio per questo che qui si sviluppa l'illuminismo. Nella seconda lettera ai Corinzi, Paolo scrive "la lettera uccide, lo spirito vivifica". Non basta osservare la legge alla lettera, bisogna osservarne lo spirito; ciò passa nell'illuminismo e nella filosofia tedesca che è propriamente interpretazione.
La filosofia e il concetto di bellezza
La filosofia non a caso ha un nome greco, significa amore della sapienza, e amare vuol dire desiderarla, cercarla e non trovarla.
Appelli
- Il corso su Kant finisce il 6 marzo.
Critica della facoltà di giudizio
- Tre edizioni: 1790 (A), 93 (B), 99 (C).
- Chi giudica una cosa bella pretende che gli altri la giudichino bella, perché nel formulare un giudizio di bello io mi avvalgo delle mie facoltà conoscitive che pretendono un riconoscimento universale. Per Kant, non esiste il concetto di bello, cioè non esiste una regola dell'intelletto in base alla quale io possa dire cosa è bello e cosa non lo è. Se io definisco le regole per definire qualcosa di bello, quasi certamente quella cosa non sembrerà bella a nessuno.
Nella filosofia greca, la bellezza è il primo attributo dell'essere ed è ciò attraverso cui esso si rivela; come dice Parmenide "l'essere è, il non essere non è". Se io definisco l'essere bello, questa bellezza non è sensibile ma è ciò che poi Platone chiamerà bello in sé. Tutta la filosofia antica quando parla del bello non parla dell'arte; l'arte è quell'attività che porta le cose dal non essere all'essere. Platone la condanna perché per lui è menzogna, l'arte è lontana di tre gradi dalla verità.
Agostino e la bellezza
- Sant'Agostino riprende l'idea di Platone dicendo che la vera produttività dell'idea sta nella testa del "falegname" che l'ha messa Dio, anche se l'oggetto marcisce, l'idea nella testa del falegname non marcisce.
- La parola Wahrheit significa verità, essa è una verità che viene salvaguardata e anche fissata. Urverborgenheit per Heidegger corrisponde ad αλήθεια.
Per Platone, il bello è svincolato da questa tematica; nel Simposio si chiede come possiamo fare a giudicare belli dei corpi umani, quale è il metro di giudizio? Non sarà che la bellezza che vedo nei corpi è una rivelazione fenomenica dell'idea di bellezza che io ho nell'anima? In base ai ricordi della nostra anima noi giudichiamo le cose del mondo. Come potremmo giudicare belle le cose se non avessimo radicata in noi l'idea assoluta di bellezza? Perché questa idea assoluta è adattabile a situazioni ed epoche. Arte e bellezza fanno due riflessioni separate.
Plotino e la forma
- Il rapporto tra bellezza ed arte viene legato da Plotino attraverso il concetto di forma, usando il termine ειδός (da cui deriva idea, esso deriva da οράω che se al presente vuol dire bellezza, al passato vuol dire conoscere). Plotino fa l'esempio di due blocchi di marmo messi vicini e non si può dire che essi siano belli. Allora, uno viene lasciato grezzo, l'altro invece viene scolpito ad immagine di un dio. Allora, l'aspetto per il quale si mostra a noi è quello della bellezza perché ha subito il lavoro dell'artista; è bello a causa della forma di cui l'arte lo investì.
- L'arte ha come ufficio quindi di produrre bellezza; solo ciò che riceve la forma dall'uomo può essere detto bello. La forma non c'era nella materia ma era nella mente dell'artista prima di entrare nel marmo.
Essere partecipe dell'arte significa essere partecipe dell'emanazione della natura, essere artista significa essere un "secundus deus". Nella pietra non scese davvero quella bellezza ma un'ombra di quella bellezza, la bellezza è l'essere immobile sottratta al divenire: l'arte crea la sua creatura a immagine di un bello in sé superiore. La stessa cosa avviene con la musica; essa non è altro che un progressivo allontanamento della musica che è nella nostra anima ed essa riflette la musica che è nell'universo. Plotino dice che se qualcuno disprezza l'arte perché è imitazione della natura, allora anche la natura imita il bello. L'arte porta a compimento il processo della natura. Là dove Plotino parla dell'uno, Agostino parla di Dio: quando in una cosa c'è ordine, proporzione, noi giudichiamo questa cosa bella e in quanto è bella noi vediamo Dio (nel "De ordine"), l'anima che ritorna armonica e bella oserà risalire a Dio. La natura essendo opera di Dio ci fa risalire a Lui.
La bellezza secondo Hegel
Questa definizione di Plotino arriva ad Hegel per cui la natura può dirsi né bella né brutta; per lui bello è solo ciò che porta il segno dell'uomo, per cui l'arte è solo la capacità umana che toglie alla natura la sua riluttante estraneità.
Il concetto di bellezza e la razionalità
Venerdì 6 febbraio 2015:
- Katà logon, ciò che è bello è anche comprensibile. Per Plotino la bellezza è una forma di razionalità.
- Sant'Agostino formula una teodicea (processo intentato a Dio affinché Dio si discolpi dall'accusa di aver creato il male). Se Dio è l'autore di tutto, come fa a non essere anche autore del male? Allora l'anima quando si sarà composta ed ordinata oserà vedere Dio, che è la fonte da cui sgorga ogni vero.
Triade metafisica "verum, bonum, pulchrum": la verità se esiste non può non essere buona e bella; ciò sarà il fondamento della riflessione sul bello.
Nel "De ordine", Agostino dice che ciò che nella natura è composto di parti proporzionate è ordine ed è razionale. Non è immediatamente la percezione sensibile che ci dice che una cosa è bella (valido anche per Kant, una cosa non è bella ma piacevole per me oppure è bella universalmente). Per sottrarre il concetto di bello ai sensi, lo riferisco alla ragione. L'ordine e la proporzione che noi riscontriamo nella natura ci dicono che tutto deriva da Dio. Agostino dice che tutto ciò che deriva da Dio è condizionato dal tempo e dallo spazio, infatti possiamo essere tratti in inganno; ciò che appare condizionato ci deve far capire che esiste qualcosa al di là del tempo e dello spazio, al di là del condizionato; se concepiamo gli oggetti della natura come parti di un intero che non ci è immediatamente visibile, allora possiamo cogliere che c'è un intero. Se con la "vis" della nostra anima siamo in grado di elevarci al di là della parte, allora vediamo che nel mondo intellegibile qualunque parte è perfetta e bella.
La musica e il ritmo secondo Agostino
- Agostino nel "De musica" fa ricorso al concerto di ritmo (rythmos significa movimento sottoposto ad una regola). Anche nelle parti più infime della natura come possiamo cogliere anche in queste cose la mano di Dio? Semplicemente pensando che quando Dio crea, crea secondo il ritmo, la creazione di Dio si estende alla natura dal grado più alto a quello più basso; Agostino dice anche nell'animo più corrotto noi potremmo vedere il disegno divino. Il ritmo è ciò che consente di pensare la natura come un tutto unito. Agostino dice che Dio non condanna la bellezza (anche se poi nelle Confessiones ritratterà questo tema).
Agostino con il "De libero arbitrio" cerca di rispondere alla contraddizione del cristianesimo chiedendosi se operando il bene riusciamo a garantirci la salvezza. Le opere non sono date a noi perché facendole noi ci possiamo salvare (siccome Dio nella sua onniscienza ha già disegnato tutto) ma sono la dimostrazione che noi in quanto siamo in grado di darle facciamo parte del disegno della grazia.
Agostino cerca di rispondere a questa domanda, "se fare il bene non fosse una scelta, chi conosce veramente il bene di per sé è in grado di metterlo in pratica" agostino dice che non è vero. Agostino dice che il male è il fondamento della libertà dell'uomo e con questo decide di fare il bene liberamente, è dunque la giustificazione del male. Il male che per i greci resta incomprensibile, per Agostino il male è conseguenza delle decisioni dell'uomo, quindi è ciò che consente all'uomo di essere libero. Se siamo in grado di guardare più in alto e di vedere come tutto sia opera di Dio allora siamo liberi, allora possiamo giudicare il male giustificato, e considerare la nostra scelta come un atto di libertà. Il male è semplicemente il livello più basso del ritmo.
Il concetto di tempo
- Nel Timeo platonico, Timeo dice che la perfezione è immobile, la creazione in quanto movimento quindi dice che il tempo è l'immagine mobile dell'eternità. Le cose che ci piacciono, ci piacciono perché sono belle, perché in ognuna di esse potrai trovare l'armonia e la perfezione.
Shaftesbury e l'estetica
Shaftesbury (1671-1713), filosofo inglese e aristocratico, è un filosofo più politico che uno che si occupa di estetico. È noto per "Letters concerning enthusiasm" (1708) e dà una visione brutta dell'entusiasmo parlando degli ugonotti, e dicendo che basta ridere di loro per combatterli. Non è un empirista, benché sia allievo di Locke, ma un neoplatonico. Contro Hobbes, i neoplatonici sostengono che le idee sono innate e non ci pervengono attraverso l'esperienza.
- Shaftesbury inizia la sua carriera di filosofo curando un'edizione di sermoni per la scuola di Cambridge. Nel 1709 pubblica il dialogo "The moralists" tra Teocle e Filocle per dimostrare che la bellezza è ciò attraverso cui possiamo dimostrare che la bellezza è opera di Dio. Come per Locke, Shaftesbury sostiene che l'uomo è dotato di senso interno dell'ordine e della proporzione.
- Per Kant, la matematica è l'esercizio di quei concetti puri; essa non dipende dall'esperienza, è quindi il modello della conoscenza a priori. Le cose che convergono in un'unità sono in esse stesse dei sistemi completi; la bellezza dunque è un sistema completo: se le singole parti fossero abbandonate a se stesse da ciò che chiamiamo universo, non si potrebbe trovare né ordine né proporzione.
La visione di Leibniz
- Leibniz: Siccome Dio opera in base all'intelletto, Dio e l'uomo sono accomunati dall'intelletto. Ciò significa che Dio crea il mondo attraverso la matematica, perciò questo mondo non può che essere il migliore dei mondi possibili.
- Shaftesbury dice che è l'uomo con la sua disobbedienza che provoca il disordine e morte, malattia e finitezza entrano nel mondo. L'errore umano è quello di far corrispondere l'universo alla nostra prospettiva, non dobbiamo più pensare di comprendere l'universo in base alla nostra prospettiva. Egli dice che l'entusiasmo non è solo quello religioso ma anche quello dei filosofi che, poiché si distaccano dalle incombenze quotidiane, vengono derisi dalla gente comune, laddove la gente non si accorge che nel filosofo è presente un dio. L'entusiasmo diventa ciò che ci permette di saltare oltre la nostra finitezza.
Dal contrasto tra Baumgarten e Shaftesbury nasce la scienza estetica: per Shaftesbury il problema del bello è ancora un problema metafisico, con Baumgarten il concetto metafisico del bello si rompe "Cose brutte possono essere pensate in quanto tali come belle, e cose belle possono essere pensate come brutte."
Kant e la teoria del cielo
Kant nel 1755 scrive "Storia universale della natura e teoria del cielo". Dice che nella lettura del sistema dei pianeti di Newton egli non riesce a spiegarsi alcune cose del moto dei pianeti; la spiegazione che ricorre è quella che la mano di Dio interviene nel manifestare le orbite dei pianeti. Allora bisogna piuttosto pensare che Dio non è l'autore materiale della natura ma Egli non ha direttamente creato la materia ma ha creato le leggi in base alle quali la materia si sviluppa, cioè ha creato i numeri che governano la materia. Non dobbiamo incolpare perciò Dio delle catastrofi che accadono in natura (terremoto di Lisbona catastrofico, la calamità naturale colpisce sia buoni che colpevoli) ed è qui che si inaugura la modernità.
Il bello e i sensi
Lunedì 9 febbraio 2015:
- In che modo ci rendiamo conto della bellezza? Agostino parla dei sensi, se si vuole dare un fondamento universale al bello. Come si concilia la natura soggettiva dei nostri sensi con il concetto universale del bello? Agostino dice che nei nostri sensi c'è una forma di ragione, il bello è perciò un'idea innata e quindi essa è universale.
Nel 1754 Hume scrive "Standard of taste" in cui sostiene che nel gusto non c'è alcuna regola, e nella bellezza gli uomini manifestano le loro diversità. Se la rappresentazione viene riferita al soggetto si perviene al sentimento del bello. Hume si chiede perché l'Iliade e l'Odissea sono apprezzate oggi tanto quanto in passato, e poiché il bello non si può definire universalmente, allora per Hume è un fatto sociologico dato che giudichiamo a posteriori seguendo una cultura di giudizi precedenti.
Il giudizio estetico secondo Baumgarten e Kant
- In Baumgarten c'è il verbo "cogitari", quindi è l'intelletto che giudica il bello, mentre per Kant no. Kant infatti afferma che bellezza e perfezione non hanno nulla a che vedere dato che la perfezione attiene all'intelletto e la percezione sensibile ai sensi.
- Baumgarten dice che nel giudicare bella una cosa mettiamo in armonia le nostre facoltà conoscitive; non ci fanno conoscere l'oggetto ma si accontentano di stare tra loro in un concetto di armonia. Quando parliamo di bellezza della conoscenza sensibile, si può dire universale in quanto accordo fenomenico: parliamo di armonia non di conoscenza. Con Kant, questa universalità del concetto si è volatilizzata. Il giudizio si esprime secondo quattro categorie: qualità, quantità, relazione e modalità:
- Qualità: Disinteressatamente per Kant vuol dire che non importa nulla della reale esistenza dell'oggetto dato che ciò che conta sono le rappresentazioni.
- Quantità: È ciò che piace universalmente (tutti i soggetti sono portati ad esprimere un giudizio di bello davanti alla rappresentazione di un certo oggetto) e senza concetto. Dal libero gioco nascono sentimenti di piacere o dispiacere.
Leibniz e la conoscenza sensibile
- Leibniz (padre del razionalismo tedesco) nel "Meditationes de cognitiones veritatis et ideis" assegna un ruolo di rilievo alla conoscenza sensibile:
- Cognitio obscura: Non mi consente di riconoscere un oggetto rappresentato quando, per esempio, non trovo la parola per descrivere un oggetto di cui ho un ricordo.
- Cognitio clara: Mi consente di riconoscere un oggetto.
- Confusa: Fusa insieme, io sono in presenza di molti elementi che hanno una causa, una definizione e non posso riconoscerla. Esse sono in primo luogo le rappresentazioni dei sensi che vedo ma non riesco a spiegarle in base all'intelletto, le riconosco ma non riesco a nominarle. Quindi la conoscenza sensibile deve fondarsi solo su se stessa.
- Come se chiedessimo ad un pittore di giudicare un'opera di un collega: noi potremmo fidarci del suo giudizio dato che è un esperto, ma se chiedessimo il perché del giudizio, il pittore direbbe che ha un "non so che".
- Distincta:
- Inadaequata: Questa conoscenza ha un elemento che mi rimanda alla conoscenza chiara e confusa.
- Adaequata: Quando ho una conoscenza di tutti gli elementi e non devo essere rimandato alla conoscenza chiara e confusa, l'unico esempio è quello dei numeri.
- Intuitiva: Quando scaturisce da una conoscenza chiara, distinta e adaequata. Intuire deriva da "intueor" che significa "vedere in", in tedesco "anschaung". Quando la conoscenza è chiara, distincta, adaequata ed intuitiva allora è PERFECTA.
- Symbolica: Una rappresentazione contenente un simbolo, cioè che mi rimanda al concetto ma non è la rappresentazione intuitiva. Questa è la conoscenza che noi possiamo avere di Dio.
Leibniz dice che le conoscenze chiare e confuse rimangono una sorta di conoscenza imperfetta (ambito della logica) destinata ad essere superata dalla conoscenza chiara e distinta (ambito matematico).