La decolonizzazione e il "terzomondo"
In questo quadro politico e istituzionale di governance internazionale si avviò la trasformazione geopolitica più rilevante dopo il '45 (insieme al processo di integrazione europea); questo processo si era avviato già dopo la Prima guerra mondiale in virtù del wilsonismo e subì una rapida accelerazione dopo la Seconda guerra mondiale in Asia prima di tutto (crollo dell’occupazione giapponese) e poi in Africa.
Movimenti di indipendenza in Asia
In Asia presero corpo movimenti di indipendenza nazionale di opposizione (per esempio in Cina) oppure di collaborazione in funzione anticoloniale (per esempio l’Indonesia). Ciascuna fine del colonialismo ha avuto una sua storia (anche perché nel mondo bipolare si affermarono 2 modelli politici diversi), in generale si trattò di conquista di indipendenza di un grande numero di nuovi paesi che poi entrarono a far parte delle Nazioni Unite.
Per la Francia fu molto doloroso (anche dal punto di vista unitario) lasciare le colonie mentre per l’Inghilterra fu più semplice perché aveva condotto una politica di “indirect rule”.
Il termine "Terzo Mondo"
Il termine Terzo Mondo, che era entrato nel gergo degli anni ’50 e ’60 (ora politically incorrect), arrivò dall’articolo di un economista e demografo francese Alfred Sauvy "Trois Mondes, une planète", che riprese la metafora del terzo stato della rivoluzione francese “Car enfin ce tiers monde ignoré, exploité, méprisé comme le tiers état, veut, lui aussi, être quelque chose”. Poi anche Sauvy si corresse dicendo che in realtà non esiste un terzo mondo poiché è una realtà molto variegata e diversa.
L'indipendenza dell'India
Il primo paese ad ottenere l’indipendenza fu l’India: il processo era già iniziato negli anni ’20 con Gandhi e Nehru (primo primo ministro) e fu incruento, negoziato con gli inglesi anche perché il paese aveva combattuto con la madre patria nella Seconda guerra mondiale (per esempio avevano contribuito allo sfondamento della linea gotica in Italia). Dopo il ’45 l’Inghilterra si era resa conto che lo stato stava diventando indipendente e quindi cominciò a negoziare in modo non violento (per esempio l’ultimo governatore indiano, nel 1947, Lord Mountbatten lasciò il paese accompagnato dal Congresso Nazionale).
La grande partizione dell’India secondo delle linee di appartenenza etnico-religiosa, che seguì l’indipendenza, vedette invece delle guerre civili molto cruente che determinarono un grande spostamento di popolazione (10 milioni di persone, 1 milione morirono) e la formazione di 2 stati con rapporti difficili: India, con popolazione induista, e Pakistan, per la maggioranza musulmana.
La Repubblica Popolare Cinese
La proclamazione della Repubblica Popolare Cinese pose fine ad una lunga fase di rottura dell’impero cinese (iniziata con la rivolta dei Boxer); nel resto dell’Asia si verificarono altri episodi di decolonizzazione.
La Gran Bretagna e l’Unione Sovietica furono degli attori rilevanti in oriente in questi anni anche perché questa zona fu il primo teatro di scontro della Guerra fredda che non venne, infatti, mai combattuta direttamente fra le 2 superpotenze atomiche. Quello che per l’Europa fu il periodo di pace più lungo, nel resto del mondo, fu un momento molto violento e ricco di conflitti.
Conflitti tra USA e URSS
Furono principalmente 2 le zone che fecero nascere conflitti fra USA e URSS: la Corea e l’Indocina francese. La guerra di Corea fu la prima della guerra fredda, fu di costruzione di 2 nuovi stati in cui si espressero le nuove dinamiche politiche e ideologiche dei 2 blocchi; dopo la Seconda Guerra Mondiale il paese era stato diviso in 4 zone di occupazione: a nord c’erano i sovietici e i cinesi, e a sud gli americani e inglesi; l’idea era l’unificazione di tutta la Corea che sarebbe poi dovuta entrare nell’ONU.
Nel 1950 venne divisa in 2 zone di occupazione all’altezza del 38esimo parallelo (che assunse carattere simbolico durante la guerra fredda). Per l’ONU si sarebbero dovute tenere delle libere elezioni che dovevano favorire una Corea democratica e ciò effettivamente avvenne ma solo nella parte meridionale e non al nord, dove le truppe nordcoreane varcarono il 38esimo parallelo facendo scoppiare la guerra di Corea 1950.
A questo punto l’ONU decise un intervento in guerra a protezione della Corea del Sud: venne inviata una forza militare multinazionale sostanzialmente costituita dagli Stati Uniti (che erano l’unico paese in grado di svolgere grandi azioni militari) l’intervento americano fu coerente con il principio del contenimento del comunismo, sia nelle società europee che nei paesi emergenti, espresso da Truman.
Gli storici sono d’accordo sul fatto che l’America si impegnò in Corea per sostenere la sua credibilità rivolto all’Europa e alla Germania: il messaggio era trasmettere che gli USA erano alleati credibili e affidabili. Stalin evitò di produrre un’escalation del conflitto e le 2 superpotenze si fermarono al 38esimo parallelo determinando la formazione di 2 Coree con governi diversi, uno filocomunista e uno filooccidentale.
La guerra in Indocina
Una vicenda analoga a quella coreana fu quella dell’Indocina, dove si era già formato un movimento di liberazione nazionale durante la Seconda Guerra Mondiale (i vietminh capeggiati da Ho Chi Min, che nel ’45 aveva proclamato la Repubblica del Vietnam con un’ispirazione anticoloniale ma anche sociale).
In questa prima fase ci fu un tentativo di rioccupazione da parte della Francia con un sostegno sottotono degli americani (finanziario e con invio di armi perché c’era sempre l’atteggiamento anticolonialista tipico americano).
La guerra di Indocina, che finì nel ’54 con una clamorosa sconfitta francese a Dien Bien Phu, portò al ritiro progressivo della Francia dall’Oriente (poi sarà costretta a lasciare anche l’Algeria) con conseguente proclamazione del Vietnam con Ho Chi Min primo presidente (sostenuto da Cina e URSS) e divisione in Vietnam del Nord (profondamente comunista) e del Sud con una massiccia presenza americana che aumentò sempre di più fino poi alla guerra del Vietnam: processo di presenza sempre più massiccia dell’USA nel paese che originò una lunga guerra civile con i vietcong.
L’arrivo massiccio delle truppe americane iniziò nella seconda metà degli anni 50 e poi si consolidò con Kennedy e Johnson (Nixon poi uscì). Dopo la morte di Stalin del ’53, nel 1955 l’Italia riuscì ad entrare nelle Nazioni Unite perché non c’era più la forte opposizione russa (a causa dell’armir e perché apparteneva alla sfera d’influenza americana).
Decolonizzazione in Africa
In Africa il processo fu diverso dall’Asia: c’era stata la guerra nei territori a nord e si era creato un vuoto di potere lasciato dalla sconfitta dell’Italia (che perse le sue colonie). L’Inghilterra subentrò alla sfera di influenza italiana in Libia, dove avevano trovato il petrolio, che però diventò indipendente nel 1951 dopo delle negoziazioni con l’ONU con la dinastia dei Senussi (Re Idris), rimanendo comunque sempre sotto l’influenza britannica (l’America si estese molto gradatamente in Medio Oriente). La monarchia di Re Idris finì con un colpo di stato guidato dal giovane ufficiale Gheddafi nel 1969.
La rivoluzione militare di Gheddafi fu improntata da una forte retorica antioccidentale, anti-inglese e anti-italiana (Gheddafi cacciò gli italiani in modo cruento requisendo tutti i beni atto dimostrativo). L’altro fenomeno che iniziò negli anni ’50 fu la rivolta di Algeri e la costruzione di un fronte nazionale e militare nel paese.
La guerra in Algeria (1954-1962) fu molto cruenta e dolorosa per la Francia e si concluse con gli Accordi di Evian nel 1962, momento di ricostruzione dell’identità europea e di formazione di nuove identità nazionali. Il 1960 viene detto l’anno dell’Africa.
L'indipendenza dei nuovi stati
Quando veniva proclamata l’indipendenza di un nuovo stato c’era il voto dell’Assemblea che decideva se ammetterlo alle Nazioni Unite: nel 1955, 16 paesi entrarono e nel ’60 altri 15. Nel dicembre del 1960 l’ONU pubblicò una dichiarazione affermando che il colonialismo fosse incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite e con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
- Articolo 1: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
- Articolo 2: Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.
La costruzione di nuovi stati fu accompagnata da grandi difficoltà di natura politica (difficoltà di costruzione di nuove classi dirigenti una volta esauritesi le prime classi che fecero la decolonizzazione; problema di leadership che ereditavano dei predecessori molto carismatici; in alcuni paesi non c’era una né una classe dirigente né una media, talvolta quella più moderna erano quella dei militari che però facevano colpi di stato); una delle caratteristiche delle nuove classi dirigenti era la corruzione politica e spesso anche inefficienza che era estremamente dannosa in quei paesi in cui non c’erano stati processi di industrializzazione e che non avevano avuto uno sviluppo con l’emancipazione.
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