Letteratura italiana
Sonetto di Petrarca
Proviene dal canzoniere del nostro padre della lirica, RVF rerum vulgarium fragmenta. L’aggettivo vulgari aveva una connotazione diminutiva, Petrarca sperava la gloria per sé come scrittore di lingua latina, abbassando così il livello chiamando le cose volgari. Il numero 90 indica la posizione all’interno del canzoniere. I sonetti sono quanti i giorni dell’anno più uno, perché voleva creare una sorta di breviario. Le poesie sono divise in vita e morte di Laura, che muore nel 1348 l’anno della grande peste, la quale darà via all’invenzione del Decameron.
L’esistenza di Laura viene idealizzata nella mente del poeta, quindi egli costruisce una sorta di romanzo amoroso immaginando la presenza assenza di Laura, il desiderio di Laura. Egli canta di Laura come se fosse già morta. Questo testo lo immaginiamo riferito a una donna che è ancora viva, ma è una donna che il poeta continua a desiderare e dunque fa vivere nella sua mente e soprattutto nella memoria.
Parafrasi RVF 90
Erano i capei d’oro a Laura: i bei capelli d’oro di Laura erano mossi da una dolce brezza, la parafrasi ha dovuto espandersi per tradurre un testo che è molto più sintetico (parafrasi è esplicazione). L’espressione “l’aura” si riferisce sia a Laura ma anche “da una dolce brezza” dal latino aura è una dolce brezza che giunge dalla Provenza trasporta il ricordo, profumo dell’amata. È questa una scelta che Petrarca fa inserendosi all’interno di un codice condiviso, “aura” è il significante grafico che ci fa capire il soggetto sia Laura.
Laura è il femminile di lauro, la pianta dell’alloro, che appartiene al mito di Apollo e Dafne, la quale per sfuggire si trasforma nella pianta di alloro. La donna quindi è anche la poesia, canta l’innamoramento della poesia, che per motivi anche religiosi intendeva anche con il peccato. Aura è il femminile di auro (oro), attributo delle divinità. “i capelli d’oro a l’aura” la ripetizione di oro oro.
Vs 7: con l’esca si intendeva un materiale altamente infiammabile per accendere il fuoco. “Perché stupirsi al momento in cui l’ho vista, se immediatamente bruciai d’amore? Petrarca sa che si stava illudendo, si finge nella mente che Laura gli sorridesse.
Vs 14: il sonetto ha una chiusura epigrammatica, un testo che si conclude con la battuta d’ingegno, chiusura a sorpresa, affilata, sigillando il testo. Tutti i versi del sonetto ripetono la stessa cosa, la bellezza di Laura e il non meravigliarsi del suo innamoramento. L’ultimo verso invece trasporta la mente del lettore al presente, dal passato tramite uno scatto ci si sposta al presente e anche al futuro. “ma se anche lei ora non lo fosse più, io non smetterei di amarla”, è importante per Petrarca far trionfare la perennità dell’amore nonostante lo scorrere del tempo, il quale può far appassire la bellezza della donna, celebrata per tutti i versi del componimento, quella bellezza non cesserà di esserci. L’amore come sentimento perenne che supera e sconfigge il trascorrere del tempo, dal passato al presente ma anche verso il futuro.
Messaggio
La perennità dell’amore ecc. Petrarca poeta decide di trasmettere il messaggio attraverso questo verso metaforico, una ferita non si risana quando l’arco si allenta, la vittima viene ferita si produce la piaga, e non è che la piaga si risani quando l’arco si allenta. In questa immagine poetica l’arciere sarà Laura o Cupido, che ha scoccato la freccia e la freccia è la bellezza della donna, che vengono sempre metaforizzati sotto forma di armi, perché l’innamoramento è una battaglia, la schermaglia amorosa. Resta innamorato anche quando la freccia cade giù e l’arco si rallenta l’amore non si rimargina come la piaga.
Il poeta dosa la collocazione delle parole, non tanto la scelta, e anche i suoni. In questo verso ci sono tantissime “a”, la ripetizione di una vocale, in particolare quella più aperta, fa rallentare il verso, il poeta ci chiede di indugiare. Il verso ha anche un centro, dato che si ha la ripetizione delle stesso gruppo di suoni al centro, “a” ed “r”, con la creazione di un chiasmo, producendo il centro del verso.
Cosa fare di fronte a un testo letterario?
Scientismo: occorre evitare gli eccessi, è un’utopia pensare di poterci proiettare al tempo di Petrarca e dunque sapere tutto, conoscere tutto. Correnti della critica hanno assunto questo atteggiamento, quelle del tardo ottocento del Positivismo, ricostruire la mente e il mondo di Petrarca con il rigore scientifico. Il lettore si sente in grado di risemantizzare il testo, interpretare il testo con ciò che è coerente con la propria emotività, o peggio con la propria ideologia. Nella lunga tradizione letteraria, posizioni del genere si presentano come degli eccessi e delle esagerazioni, anche qui vi sono correnti critiche che applicano questo criterio il “reader oriented”, molto comune in America, ciò significa far dire al testo ciò che il poeta non voleva dire, può essere utilizzato come un pretesto per altri scopi.
Il giusto atteggiamento è quello che allude al testo la comunicazione di un messaggio, ci poniamo di fronte alla letteratura secondo una posizione ermeneutica (scienza, prassi che mira alla comprensione del testo), che intende la comunicazione letteraria all’interno delle discipline della comunicazione. Una prospettiva di tipo semiologico o semiotico, l’arte è un sistema di segni che obbedisce a delle regole e categorie che obbediscono alla comunicazione dei segni. Il testo letterario è una forma di comunicazione linguistica, con alcune specificità.
Ogni situazione comunicativa prevede che ci siano alcuni fattori, teorizzati da Jakobson, linguista russo, deve esserci:
- Mittente
- Destinatario (molti dei sonetti si interpretano male se non si sa a chi sono destinati in preciso, esempio ancora il principe di Macchiavelli, un testo indirizzato solo ai medici di quel tempo, per superare i problemi del tempo, che tuttavia inserendosi nella tradizione ha assunto valori che possono permanere nel tempo).
- Messaggio
- Codice (lingua poetica, petrarchesca)
- Contesto: in cui sono immersi il mittente e il destinatario
- Canale: mezzi della trasmissione (i testi hanno la specificità di rimanere in potenza per secoli, riattivandosi solo nel momento in cui la si legge, con i dovuti accorgimenti, quali la filologia).
La variante che persiste è la non copresenza del mittente e destinatario, il messaggio quindi resta sospeso per un tempo x durante il quale possono succedere determinate cose, poi il testo si riattiva quando il lettore lo legge e il messaggio arriva al destinatario. Mittente e destinatario appartengono a contesti differenti, per cui noi non conosciamo più gli elementi del contesto del mittente, non possiamo sentirli come nostri esempio “i promessi sposi” mentre critica la Milano del tempo, considera anche l’oppressione spagnola in Italia del ‘600 che poi diviene il pregiudizio contro gli spagnoli in Italia nel primo ‘600. Legata alla non compresenza è anche il problema che il codice non è detto che sia condiviso, perciò dobbiamo attrezzarci per condividere di nuovo il codice. Il problema è che vi sono diversi codici, dato che il canzoniere appartiene al codice linguistico della prosa e della lirica, in cui racchiude diversi sottocodici. Petrarca inventa il cosiddetto codice Petrarchesco.
La differenza tra il mittente e il destinatario ha anche dei vantaggi, dato che il poeta sa che il suo messaggio non verrà colto immediatamente, il poeta ha a disposizione una quantità letteraria che gli permette di ritornare sul testo. È questa dimensione dell’otium che riempe il testo, fa si che la scrittura letteraria possa essere una struttura ricca. Questa prospettiva è stata studiata dalla critica delle varianti, noi lettori possiamo approfittare di studiare in modo critico queste varianti per cogliere il messaggio, caposcuola Contini.
La dimensione temporale non è solo un punto debole, un rammarico, ma dobbiamo intenderla anche come una produttiva possibilità del testo, grazie allo studio di coloro che prima di noi hanno interpretato il testo. Se il centro del messaggio riguarda il mittente si dice che quella situazione comunicativa opera una funzione di tipo emotiva, la comunicazione torna verso il mittente. La situazione invece conativa, interessava al mittente di comunicare al destinatario. La situazione referenziale, il testo poetico sviluppa la funzione poetica, nel caso della comunicazione poetica e letteraria, l’attenzione di tutti i fattori va verso il messaggio in sé.
10/10/2016
Jakobson combina i diversi fattori della comunicazione per classificare le situazioni comunicative in diverso modo per esempio in una situazione comunicativa in cui tutto il vettore è il rivolto al mittente allora in quel caso quella comunicazione svolge una funzione emotiva, al contrario avremmo un’enfasi sulla funzione conativa. Sulla funzione emotiva il nostro testo petrarchesco è un esempio, come poesia inauguratrice dell’espressione dell’io. La funzione conativa è particolarmente presente nel caso di quei testi, molto frequenti, che costituiscono il cosiddetto paratesto, elementi di contorno che fanno da cornice all’opera letteraria (es dediche) esempio della dedica al principe che offre certi messaggi non è indifferente per l’interpretazione del principe.
La funzione referenziale si verifica quando la comunicazione è rivolta al contesto. La funzione fatica, rivolta al canale. Nel caso del testo letterario ci sono degli esempi, all’interno della Divina Commedia, in cui si riscontrano appelli al lettore “o Lettore tu intendi..” quando Dante fa questo la sua istanza comunicativa può essere o fatica o metalinguistica, ossia quando c’è un codice comunicativo che adopera il criterio allegorico.
La più importante delle funzioni è la cosiddetta funzione poetica, quella che dirige tutta la sua attenzione sul messaggio. Parliamo di comunicazione letteraria quando è importante il messaggio, cosa dice, come questo contenuto viene presentato “orientarsi della lingua verso il messaggio per se stesso”, l’oggetto della comunicazione sia indissolubilmente legato alla forma della comunicazione, sicuramente quel sonetto di Petrarca avrà comunicato qualcosa di diverso rispetto alla parafrasi dello stesso sonetto, ma niente può sostituire il legame intrinseco che c’è in ogni comunicazione politica letteraria. La funzione poetica però non è specifica solo della comunicazione letteraria, se noi pensiamo al linguaggio della pubblicità, quegli ambiti enfatizzano la funzione poetica, lo slogan ha successo nella comunicazione tanto più enfatizza la funzione poetica. Oltre alla funzione poetica è intervenuta una serie di altri fattori, noi leghiamo la poesia “mi illumino di immenso” e il suo significato perché scritta da quel mittente, inserita nella sua personalità.
“Orientarsi nella lingua…” la comunicazione letteraria sposta il focus dall’asse della selezione all’asse dell’attenzione, ciò che fa davvero una poesia non è tanto e solo la scelta degli elementi ma la loro combinazione, la loro dipendenza reciproca, non solo la soluzione degli elementi, ma come questi elementi vengono combinati fra di loro, tanto meglio noi potremmo apprezzare la struttura del testo.
12/10/2016
Differenza tra significato e significante
Gli elementi che noi selezioniamo tenendo in conto della combinazione a seconda delle regole morfosintattiche. Il momento della combinazione è quello che viene enfatizzato. Nel sonetto di Petrarca, il sostantivo “capei” viene scelto accuratamente che è in combinazione con il verbo sparsi, il quale rima con scarsi alla fine del quarto verso. Nel caso dell’invenzione linguistica della selezione deve subito seguire l’elemento deve subito seguire quello della combinazione. Che anche i capelli, come le poesie come i frammenti dell’anima, siano sparsi è una contingenza speciale nel caso di Petrarca. Abbiamo diversi livelli orizzontali, che tratta tutti elementi dello stesso insieme, paradigmatico, deve creare connessioni di tipo verticale, sintagmatico. Il testo, quindi, come una struttura, tutti gli elementi dei diversi insieme devono realizzarsi in modo coerente lungo linee verticali, sintagmatiche. Tanto più strette sono queste connessioni tanto più si realizza la funzione poetica, l’antica idea del testo inteso come “textus”, in cui vi è una trama, un ordito, e vi è un poeta che tanto riuscirà di realizzare la funzione poetica.
Strutturalismo
È l’indirizzo critico che ancora ci riguarda e ci coinvolge, in Italia arriva dopo il 1965, dopo la morte di Benedetto Croce, in ritardo rispetto agli altri paesi europei. Arriva in Italia tramite un periodico “Strumenti Critici” portato avanti da un gruppo di filologi. Nella prassi didattica si crede nello strutturalismo, uno strumento buono per smontare i testi, e ricavarne un’interpretazione esatta. Negli ultimi anni si sono presentati degli eccessi di tecnicismo, di totale avvicinamento alla tecnica scientifica, bisogna avere un margine per la spiegazione.
Lo strutturalismo ci fornisce degli strumenti preziosi per comprendere la specificità dei vari linguaggi, è un metodo di analisi, questo non punta al “perché” ma ai “come”. Il livello simbolico, morfologico si incontrano nell’immagine Laura, più si incrociano questi livelli, tanto più si evidenzia la funzione poetica. Il risultato della combinazione delle relazioni esprime lo stile del poeta es. la ricorrenza del due è il corrispettivo formale di quelli che i critici della stilistica chiamerebbero l’anima di Petrarca tra “cielo e terra”, un poeta che non riesce più come Dante a creare un’unità tra cielo e terra, bensì fa una netta distinzione tra la dimensione terrena e quella celeste. Questa dualità si può intendere come la caratteristica dello stile petrarchesco.
Nel momento in cui il nostro poeta opera la selezione, abbinando un significato al significante, lavora in modo specifico anche sui significati, quando noi formuliamo una parola a questa parola abbiniamo un significato che possa abbinare un campo semantico, un insieme. Petrarca immagina i capelli di Laura, sono biondi, lunghissimi, desiderati, piacevoli, preziosi, profumati, questo significato è un campo semantico che ha come significato referenziale i capelli, ma insieme a questo significato, che è quello denotativo abbiamo estensione del campo semantico verso zone, meno referenziali e sempre più soggettivi. Il poeta nel momento in cui seleziona bada non solo al significato primario, ma presta la sua attenzione maggiore ai significati secondari, è autorizzato a esplorare i campi semantici, autorizzato a valicare le barriere, può definire l’acqua ad esempio “limpido specchio” ecc che altri codici linguistici non hanno come nella scienza che deve definire con dei termini tecnici “H O” ecc
Tradizionalmente quando si dice “oro” si pensa al giallo, il campo semantico capelli di Laura c’è anche il giallo, la sovrapposizione dei rispettivi campi semantici permette la metafora. Nel caso della metafora tramite il buon senso il passaggio tra il significato e il significante è facilmente intendibile, mentre quando il passaggio risulta più complesso con l’allegoria, la decodifica non è uguale a quella della metafora, l’allegoria delle 4 virtù cardinali è intendibile grazie a degli strumenti di conoscenza.
Uno dei motivi ricorrenti delle teorie letterarie del Novecento è la questione se esista una specificità del testo letterario.
Alcune definizioni di poesia
Lo nostro parlare ... per lo pensiero è vinto, sì che seguire lui non puote a pieno. La parola umana, dell’uomo, e quindi anche la parola scritta è sconfitta dal pensiero, tanto che non può seguirlo a pieno. Il pensiero è sempre e comunque superiore alla parola, la parola posta al servizio del pensiero, inferiore a questo. Per esprimere la condizione di inferiorità usa la sfida, la parola si sforza di seguirla ma poi il sopraffare del pensiero su questo.
Mi auti Urania, perché ora devo forti cose a pensar mettere in versi. Il poeta si sente in difficoltà e chiede ad Urania aiuto per mettere in versi cose molto difficili anche solo ad essere pensate. Nella Divina Commedia, la battaglia non è solo quella tra pensiero e parola, ma anche quella tra pensiero e ricordo, non sa se quello che ricorda è vero. In questa affermazione dichiara di star per mettere in versi cose difficili anche solo a pensarsi.
Torquato Tasso
Teorico del 500, a lui dobbiamo delle sofferte meditazioni sulla poesia. I filosofi usano solo... Tasso dedica molte pagine sul teorema eroico, a ragionare sullo diverso statuto tra la filosofia e la poesia. I filosofi con le parole signoreggiano le cose, mettono ordine al mondo. I poeti fanno i concetti di vecchi nuovi, agiscono sulle cose non signoreggiando, ma dando nuova vita ai concetti, rinnovano i concetti. Qui Tasso sta anche meditando la funzione vitale della poesia, nel momento in cui imita un classico, dà nuova vita. Fanno i concetti di volgari nobili possono elevare per tutti dal particolare all’universale, noi tutti lettori possiamo ricavare dal testo il particolare che ci porta all’universale, dalla descrizione estetica di Laura ci conduce a...
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