Novelle solo in classe, saggi per intero
Il test di fine corso riguarda il manuale della Storia della Letteratura. Forme del riso: di che cosa si rida e cosa esprima il riso. Il tema e le forme del riso rappresentano sin dalle origini un problema, non è scontato che l'arte faccia ridere.
Il pensiero antico e la difficoltà di comprendere il riso
Aristotele: il riso è tipicamente umano, gli animali non ridono; studia le forme della letteratura seria (tragedia ed epica). No forme della poetica. Questa perdita fa capire quanto per il pensiero antico sia difficile pensare e mettere in relazione le cose ridicole con l'arte. Di solito si ride di qualcosa che non va. L'oggetto specifico dell'arte nel pensiero antico è il bello e nel riso invece ciò che il bello non è. Il pensiero antico trova una via d'uscita a questa soluzione. Il pensiero antico della letteratura ha dei problemi a parlare della letteratura ridicola. Soluzione: aforisma di autore francese “ridendo castiga mores” con il riso si punisce e si corregge il costume, cioè il comportamento. Si può far ridere perché il riso ha una funzionalità educativa, mostrare i vizi, punirli e promuovere una moralità pubblica. Riso ha una funzione moralizzatrice. Il riso ha a che fare con il giudizio. Le poetiche del riso hanno a che fare con la ragione, con l'intelletto. In realtà in sé il riso non è del tutto morale. Il riso ha una funzione punitiva, esercita almeno in maniera simbolica una forma di violenza.
Il riso nei testi del '900
Nei testi del '900 il riso è oggetto di particolare interesse perché ha un rapporto problematico con l'arte, impone di pensare l'arte in un modo che non ha necessariamente a che fare con il bello. Il riso impone di sganciare l'arte dalla bellezza. Il rapporto tra riso e moralità è molto ambiguo. Questa capacità moralizzatrice è molto violenta. Impone di rivedere la loro idea di uomo. Si sgancia anche dal bene, l'arte che fa ridere non è moralista. L'arte non insegna il bene.
Forme diverse di riso
Ci sono modi letterari diversi per far ridere. È molto difficile distinguere le diverse forme del riso. Forme molto mescolate. Bisogna cercarle in quello che gli autori dicono di fare, dichiarazione di poetica degli autori.
- Prima forma del riso: comico, commedia, satira (genere letterario. Ambivalenza: genere letterario ed atteggiamento di giudizio e di condanna).
- Seconda forma del riso: umorismo, ironia (figura retorica. Collaborazione forte con il pubblico.), parodia (presa in giro).
Queste forme non stanno tutte sullo stesso piano. Oscillano tra un genere letterario specifico e un atteggiamento. Forme letterarie in cui la socialità ha un aspetto forte. Umorismo: forma con cui si apre la riflessione dei letterati sul tema del riso.
Pirandello e il saggio "Umorismo"
Nel 1908 Pirandello pubblica il saggio “Umorismo”. La parola deriva da umore che significa umido, liquido. Dietro c'è il pensiero della medicina antica: il funzionamento dei corpi e le attitudini psicologiche sono determinati dai liquidi nel nostro corpo che determinano diversi caratteri. Malinconico: umore nero, liquido nero. Bile gialla: collerico, persona molto magra, asciutta, nervosa e comica. Flemma: flemmatico, molto meditabonda, riflessiva, calma. Sangue: sanguigno, persona passionale. L'umorismo ha a che fare con l'umoralità: qualcuno che cambia facilmente la disposizione d'animo, variabilità di atteggiamenti. Qualcosa di difficile da afferrare. Umorista con carattere capriccioso. L'umorismo ha a che fare con una contraddizione con cui ha un rapporto molto speciale.
Pirandello inizia il saggio distinguendo l'ironia dall'umorismo: ironia è molto formale; per l'umorista la contraddizione è qualcosa di più profondo di fronte alla quale non si sa scegliere per una cosa piuttosto che per un'altra. Chi fa umorismo in qualche modo non crede nella verità. L'umorismo rivela che NON esiste la verità. Esistono cose contrapposte tra cui non riusciamo a scegliere.
Analisi del saggio "Umorismo"
(Fotocopia 1): nella prima parte spiega come far ridere non è una cosa scontata. Spiega i caratteri generali del saggio.
- Se l'umorismo sia una questione tipica della letteratura moderna o se sia sempre esistita. Modernità per lui dal Romanticismo in poi. A volte sostiene che l'umorismo c'è sempre stato, altre si contraddice, perché l'umorismo è un atteggiamento del genere umano. Siccome sa che l'umorismo mette in crisi la verità sa anche che c'è un momento nella storia in cui la verità è stata messa in crisi: Copernico ('500). Nel momento in cui gli uomini hanno smesso di pensare che la Terra fosse al centro dell'universo, è crollato un intero sistema culturale. Quindi l'umorismo è un fatto moderno. Perdere le coordinate della realtà. Promuove l'umorismo a qualcosa di eterno e allo stesso tempo collegarlo a una fase specifica della vita dell'uomo.
- Se l'umorismo è esotico. Esotico: “che viene da fuori”. È tipicamente inglese o no? Questione strettamente geografica. Risposta: no.
- Se l'umorismo sia nordico, quindi che abbia a che fare con le popolazioni del nord. Se l'umorismo comunque esprima una freddezza nei confronti della realtà che non è tipica del carattere latino.
Nella seconda parte spiega cos'è l'umorismo secondo lui. La sua pratica effettiva della scrittura e la sua idea di umorismo non sempre tornano come dovrebbero. Le caratteristiche più comuni dell'umorismo sono che l'umorismo si fonda su una contraddizione: disaccordo che il sentimento e la meditazione scoprono fra la vita reale e l'ideale umano: viviamo in un mondo che non è quello che vorremmo, l'uomo vive in un mondo che non riconosce. Contraddizione fra le nostre aspirazioni e le nostri consapevolezze e miserie: contraddizione interna: volontà che non riusciamo ad effettuare perché siamo troppo deboli. Non siamo quelli che noi vorremmo essere. L'uomo non si sente a casa con se stesso. Scissione tra uomo e mondo, ma anche scissione interna all'uomo stesso. Non è in grado di fare ciò che vuole.
La scoperta di questa contraddizione ha origine dal cuore e dalla mente. L'arte è pensiero, attraverso essa troviamo la verità. Il modo specifico che l'arte ha di conoscere la verità è di fondere un'intuizione più che razionale, quando si esprime un atteggiamento emotivo. Benedetto Croce: problema su cui dibatte con Pirandello è la concezione dell'arte. L'arte di Pirandello è fatica di pensiero, non istantaneo. Per Croce l'arte è istantanea, intuitiva; rifiuta quasi tutta l'arte contemporanea. Dibattito sul posto che il pensiero ha nell'arte: per Pirandello ha un posto importantissimo, per Croce no. Effetto emotivo che l'arte umoristica produce: riso che ha a che fare con la percezione dell'umore e della sofferenza. Cita Giordano Bruno: “inilaritare tristi, in tristizia ilaris” (nella lietezza triste, nella tristezza lieto). Essere insieme tristi e allegri, ridere tra le lacrime. Se una persona fa entrambi è confusa, l'una e l'altra cosa stanno insieme. Non è solo un atteggiamento emotivo, questa incertezza è un'incertezza di conoscenza, non sapere come giudicare la realtà. L'umorismo genera confusione.
Scetticismo: piano della conoscenza. Scuola filosofica greca: sospensione del giudizio. Pirandello dice che non vuole giudicare quando si trova di fronte alla complessità del reale. L'umorista si RIFIUTA di emettere giudizi, inquietante dal punto di vista morale. Dire questo di un artista è piuttosto sconcertante. Capovolge le idee che si sono formate sull'arte fino a quel momento. L'umorista è un osservatore attento, minuzioso, anche questo rompe l'idea formale di arte. Per Croce è sintesi, qualcosa che dà un'immagine coerente del mondo e della realtà. Per Pirandello no, un'immagine sintetica è fasulla. L'umorista distrugge le certezze, scompone il mondo in dettagli. Non dà nessun tipo di certezze. Arte pericolosa che Pirandello si spaventa di quello che sta facendo. Umorismo come arte distruttiva, quindi cerca di fare un passo indietro.
(Fotocopia2) Brano più famoso del “L'umorismo”: rapporto tra umorismo e riflessione. Hegel è un classicista, nell'arte dei greci c'è una perfetta fusione tra il materiale e l'immateriale (idee, arte astratta). L'arte perfetta è conoscenza e bellezza insieme. L'arte romantica tende ad esplicitare in maniera astratta il suo contenuto di pensiero, gli artisti fanno filosofia. L'arte diventa pensiero astratto. Questo si realizza nella riflessione. Pirandello parte da qui, dagli artisti che danno realizzazione della riflessione. Come se si dovesse spiegare la realtà.
(pag. 172): nell'arte c'è un contenuto di riflessione, di pensiero. Per gli antichi il sentimento e la riflessione erano fusi. Riflessioni fatte intuitivamente ed emotivamente. Invece nell'arte moderna e umoristica bisogna spiegare queste cose esplicitamente. Il pensiero non basta più. La realtà è diventata incomprensibile, da sola non si spiega. La riflessione non conferma il sentimento, ma lo guarda da fuori. Guardarsi vivere. Estrania se stesso e si guarda dall'esterno. I sentimenti non ci appartengono del tutto, l'uomo non si riconosce in se stesso, come se guardasse i sentimenti e le riflessioni di un altro. I sentimenti vengono spassionati, distrutti, allontanati. Se si spassiona da una passione non c'è più il sentimento.
Scomposizione dell'immagine: l'umorismo scompone se stesso. Caratteristica opposta all'arte antica. Sentimento di smarrimento, di angoscia: nuovo sentimento prodotto dall'umorismo: sentimento del contrario. Vive questa esperienza come un'esperienza radicale, esperienza della divisione come esperienza esistenziale. Pirandello riempe di valore umano un'esperienza disumanizzata. Vede che l'umorismo è distruttivo, ma cerca qualcosa di umano nel disumano.
(Esempio della signora pag. 173): vecchia e vuole sembrare giovane, brutta e vuole sembrare bella: sentimento del contrario. Grottesco: deriva da grotta, rappresentazione caricata dove c'è qualcosa di ridicolo e qualcosa di orribile, forma di riso che ha a che fare con il mostruoso. Avvertimento del contrario: percezione della contraddizione. Aspetto inquietante: riso come conferma del senso comune, si ride di ciò che non è normale. Le vecchie devono andare in giro in modo rispettabile. Il senso comune è il pregiudizio. È un riso che conferma i luoghi comuni, attacca i diversi, c'è qualcosa di imbarazzante. Il comico è un avvertimento del contrario: percezione superficiale di una contraddizione. Colui che produce arte comica è come se parlasse per la malignità sociale. Condanna dell'altro. L'umorismo è quello che scardina la scena vista fino ad ora.
I moderni si definiscono con un senso di perdita (Pirandello è l'autore che lo racconta in modo più esplicito). Pirandello definisce il comico in maniera astratta. L'oggetto del comico è chi non si conforma alle norme sociali. Il comico è una sanzione di violenza della società su qualcuno in quanto diverso. Umorismo in relazione di contrasto con il comico: si passa dal comico all'umorismo in modo intellettuale (riflettendo) e con un sentimento di empatia nei confronti della vecchia, in questo ridicolo c'è qualcosa di drammatico; passaggio razionale e empatico (immedesimazione nell'altro). L'umorismo è un sentimento narrativo. Oscillazione tra linguaggio della denigrazione e un linguaggio comico. Linguaggio per descrivere la pena e la sofferenza della donna: marcato che sottolinea il dolore della donna. La vecchia continua ad essere ridicola, ma non se ne può ridere come prima (in maniera estranea adesso in maniera amara, perché la sua situazione è insieme ridicola e drammatica). Assume un punto di vista esterno ed interno alla donna, quindi l'umorismo è una situazione emotiva e un procedimento di oscillazione conoscitiva. Quello che provoca umorismo è un senso di smarrimento. L'umorismo è il riso del pianto.
Sentimento del contrario: si sente dentro di sé la contraddizione. In questa scoperta della sofferenza della donna in realtà si scopre una sofferenza così banale che sembra un film di quarta categoria. Il problema è il fatto che se uno guarda la vita a fondo scopre che la vita è una farsa, in realtà nella vita non c'è più niente di serio. Pirandello ha il sospetto che sotto il ridicolo non ci sia niente di serio, il dolore è ridicolo perché si esercita su una storia banale. La vita si è spogliata dell'interessa di se stessa. Nichilismo, Pirandello ha una tendenza nichilista. Solo nella pietà la vita può avere una qualche parvenza di significato.
(pag. 5859) Brano che mette in luce la funzione della poetica dell'umorismo nel sistema letterario di Pirandello. L'umorismo scompone nel senso che la riflessione ci fa vedere le cose in modo diverso, scomposizione dei sentimenti, la narrazione umoristica è molto frammentata (Sterne). Pirandello rivendica come valori tutte cose che per un'estetica classica sono difetti, l'arte umoristica è un'arte anticlassica. L'arte umoristica è un'arte contro le istituzioni letterarie, arte rivoluzionaria perché abbatte le regole. Rompere le regole è diventato un titolo di merito. Il nuovo è in se stesso un valore. Sottolinea che l'arte umoristica sia una rottura con la tradizione classica. È un'arte che ha essa stessa una sua tradizione, quella romantica perché permette libertà nell'esprimere sentimento e volontà. Questo tipo di poetica giudica il passato e sceglie dal passato una linea da continuare. Ha un rapporto dialettico (giudica, trova una tesi e una sintesi e supera due contraddizioni e trova una linea) col passato. Tipo di poetica che ha dentro di sé una storia. La sua posizione è più sottile di quella delle avanguardie.
Canta l'epistola
È il capolavoro dell'umorismo di Pirandello. 1911. Tutti i tratti di umorismo. Il titolo è il soprannome del protagonista che parla dell'incomprensione che gli altri hanno di lui. Personaggio scisso, perché gli altri non hanno capito chi è e lui stesso è scisso in te. Lazio, dialogo tra il medico del paese protagonista e i compaesani. Scena ridicola: i paesani e il medico ridono di questa scena. Apparentemente scena comica perché si fonda sulla distanza dei paesani rispetto a quello di Tommaso. Disorientamento voluto.
Tommaso ha lasciato il seminario tornando al paese e tutti lo guardano male perché non ha fatto quello che doveva e perché ha rinunciato ai benefici ecclesiastici. Narrazione straniata, messi di fronte alla scena senza avere tutti gli elementi per capirla. Tecnica narrativa di straniamento. Il medico non capisce. Il comico spesso si fonda sull'equivoco. Immediatamente si capisce che non c'è una reale comunicazione tra Tommaso e gli altri personaggi i quali lo prendono in giro. Accusa contro T. Semicolti che trovano “canta l'epistola” una cosa buffa e la assegnano come soprannome di T. Emerge il tema del pregiudizio.
Narratore: il suo atteggiamento è diverso a seconda del personaggio. Piazza aerea poiché si vede tutto intorno. Il dott. Fanti caprigno per il pizzetto e il naso. Tratti fisici sgradevoli. Il paese è un luogo di violenza, perché ci sono persone che fanno gruppo e giudicano. Tutti alleati contro T. Sistema molto chiaro dei personaggi.
Protagonista: Tommasino. Il narratore ha un rapporto di intimità profonda: sa una cosa che sembra che gli altri non abbiano capito, cioè che ha perso la fede. Sguardo introspettivo del personaggio. T. ha un'interiorità che il narratore conosce. Disparità, poiché gli altri la negano completamente. Il narratore difende il personaggio. Nome che ricorda San Tommaso, rapporto problematico con la fede. Essendo Tommasino ha perso la fede. Unzio: nel cognome ha l'opposto di quello che lui è, perché non ha preso i voti. È come se il nome lo rispecchiasse solo in parte. Personaggio scisso perché appare fedelmente come non è. Personaggio umoristico che vive di contraddizioni.
Antagonista e aiutante: sfaccendati e il dott. Risa “squaqcuerate”: sgangherate, in maniera scomposta. La funzione di questa scena è quella di spiegare il titolo e di far capire che tipo di personaggio è e il fatto che viva in una condizione di estraneità. Il suo soprannome non rispecchia la sua personalità. È come se fosse prigioniero di un doppio disconoscimento.
Il racconto si interrompe ed il narratore inizia a spiegare. Chi perde la fede è perché vuole qualcosa in più che la fede gli impedisce. Ciò non è valido per T. L'ha spinto un desiderio spirituale che i dogmi della religione cattolica non riescono a soddisfare. Ha perso la fede poiché ha un spiritualità talmente aumentata che la fede cattolica non gli basta. Aveva perso anche l'unica condizione di vita che il padre gli aveva potuto garantire, grazie a un'eredità dello zio. Il padre è il suo primo antagonista, perché reagisce con la violenza più brutale. T. è un personaggio completamente solo che subisce le ostilità fisiche e psicologiche degli altri personaggi. Reagisce con sopportazione, si comporta in maniera evangelica. Ha una sua dignità. Mantiene una fermezza d'animo. Il narratore cerca di difenderne la dignità. Ciò che ferisce T. è la volgarità del gesto del padre che compie una cosa completamente contraria al motivo per cui T. ha lasciato il seminario. Anche il padre soffriva per la vita di T. che è crollata ed è rimasta incompleta.
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