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Letteratura latina: autori, un po' di storia, opere

Periodo arcaico (240-78 a.C.)

L'epica arcaica: Livio Andronico, Nevio

Teatro comico europeo: Plauto

Monumento tradizione poetica romana: Ennio

La tragedia arcaica: Accio, Pacuvio

Un commediografo moderno: Terenzio

La nascita della satira: Lucilio

Periodo classico o aureo (78 a.C. - 14 d.C.)

Ciceroniano o cesariano (78-31 a.C.)

Il poeta dell'epicureismo: Lucrezio

La nuova poesia post-ellenizzazione della società romana: Catullo

Un pilastro della storia politica e culturale di Roma: Cicerone

Il primo grande storico: Sallustio

La narrazione della guerra: Cesare

La satira menippea: Varrone Reatino

Augusteo (31 a.C.-14 d.C.)

La campagna, la pace, l'amore nell'elegia erotica: Tibullo

L'amore folle ma infelice: Properzio

Il più grande lirico dell'età augustea: Orazio

L'autore classico per eccellenza: Virgilio

Un poeta di eccezionale valore: Ovidio

Una storia magistra vitae: Tito Livio

Periodo postclassico o imperiale (14 - 550 d.C.)

Età giulio-claudia (14-68)

[Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone]: Il filosofo e il potere: Seneca

Un poeta di epica alla corte del principe: Lucano

Il Satyricon: un capolavoro pieno di interrogativi: Petronio

Un poeta "semirozzo" contro la poesia di corvi e gazze: Persio

La cultura scientifica a Roma nell'età imperiale: Plinio il Vecchio

Età flavia (69-96)

[Vespasiano, Tito, Domiziano]: Un dotato poeta di corte: Publio Papinio Stazio

Un raffinato rielaboratore: Valerio Flacco

Il cultore di Virgilio: Silio Italico

Retore e pedagogo: Quintiliano

Età degli imperatori per adozione (96-192)

[Nerva, Traiano, Adriano...]: Un intellettuale compiaciuto e mondano: Plinio il Giovane

Il pathos della storia: Tacito, Giovenale

Un biografo a corte: Svetonio

III-IV secolo

Storiografo: Ammiano Marcellino

I padri della Chiesa: Girolamo, Agostino

La fondazione di Roma

Roma fu fondata, secondo la tradizione, nel 753 a.C. da alcune comunità di latini. Prima fu governata dai re (753-509 a.C. → Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Lucio Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Lucio Tarquinio il Superbo) e poi verso la fine del VI secolo a.C. divenne una repubblica.

Dai primi testi alla letteratura

I primi testi prodotti a Roma avevano finalità pratiche. La letteratura tardò ad arrivare a causa della lenta stabilizzazione della lingua, della politica di conquista adottata da Roma e della mancanza di un ambiente culturale adatto. I primi testi che avevano anche una finalità letteraria furono i Carmina, vari per contenuto e forma. La letteratura delle origini era espressione dell'oligarchia al potere e la nobilitas si dedicava ai generi della storiografia e dell'oratoria. Invece gli schiavi, i liberti e i plebei si dedicavano ai generi in poesia, cioè epica, teatro e satira.

Periodo arcaico (240-78 a.C.)

Prima rappresentazione di commedia in latino – morte del dictator Lucio Cornelio Silla

Epica arcaica: Livio Andronico, Nevio ed Ennio

Livio Andronico e l'Odusia: le origini dell'epica a Roma

Tradizionalmente e convenzionalmente la letteratura latina viene fatta iniziare da Livio Andronico, autore di epica sia di generi teatrali, nel 240 a.C. Autore di una traduzione dell'Odissea di Omero, la Odusia, un'opera ponte che unisce la letteratura greca e la tradizione romana che si evidenzia nell'uso del saturnio (verso tipico dell'epica orale romana). Di quest'opera rimangono pochissimi frammenti. Egli cerca di romanizzare quest'opera greca sia in senso linguistico sia concettualmente: innanzitutto sceglie tra i due poemi omerici quello più vicino alla romanità, che è il racconto del ritorno in patria di un eroe greco dalla guerra di Troia. Le Muse di Omero si trasformano qui in Camene, tra le divinità italiche quelle più vicine alle Muse, per avvicinarsi sempre più alla sensibilità dei romani. L'unica differenza è che mentre in Omero viene usato l'esametro, in Livio Andronico il saturnio, verso tipico dell'epica orale romana. Il teatro romano delle origini è un teatro nient'affatto creativo in cui si ripropongono gli originali greci → in Plauto c'è però creatività.

Vita di Livio Andronico

Giunse a Roma probabilmente da Taranto, era a tutti gli effetti un greco. Due tappe fondamentali attestate: il 240, quando una sua opera fu il primo testo drammatico rappresentato a Roma; e il 207, quando compose un paternio (canto di fanciulle) in onore di Giunone, destinato all'esecuzione in pubblico nel corso di cerimonie religiose.

Opere

Tutto quello che ci è giunto si limita a una sessantina di frammenti. Ci restano i titoli di otto tragedie: Achilles, Aegisthus, Equos Troianus, ecc., tutte legate al ciclo della guerra di Troia. Compose anche palliate. L'opera più significativa di Andronico è per noi (a giudicare dai frammenti) la versione in saturni dell'Odissea di Omero, il cui titolo doveva suonare Odusia: ce ne sono giunti 36 frammenti.

Fonti

Le informazioni sulla vita da noi accolte si basano essenzialmente su Cicerone (Brutus) e Livio. Livio Andronico era greco per lingua e cultura, ma giunse a Roma, divenne schiavo e poi liberto e visse come maestro di scuola (grammaticus). Come molti degli schiavi e dei liberti, si dedicò al genere epico e infatti ricordiamo la sua Odusia, ovvero la traduzione dell'Odissea di Omero (ricordiamo che Iliade e Odissea furono le madri dell’epica greca). Era una traduzione ricca di creatività; era artistica, non letterale, e l’autore adattò il racconto al mondo e alla mentalità del pubblico romano. L’intento di romanizzare l’opera è dimostrato dalla scelta del saturnio (verso di origine greca recuperato a Roma? Trae le sue origini dalla cultura indoeuropea? Struttura del verso non unitaria, ma elastica: c'è chi sostiene che il saturnio sia un verso quantitativo, basato sulla sequenza di sillabe brevi-lunghe; c'è chi ritiene invece che sia una metrica accentuativa basata sugli ictus, accenti; c'è chi pensa che non sia neanche un verso, ma che i saturni siano stati conservati come pezzetti di prosa ritmica. Un elemento su cui tutti gli studiosi concordano è la presenza di due pezzi (cola) distinti l'uno dall'altro che presenterebbero ritmi opposti (il primo ha un ritmo ascendente, di tipo giambico, quindi l'accento cade sul tempo debole [in levare, come swing]; il secondo ha al posto un ritmo discendente, di tipo trocaico, quindi l'accento cade sul tempo forte [in battere], versi asinarteti) dell'esametro omerico; Andronico così collega implicitamente la sua opera con la tradizione latina sacrale. Egli ricorre a procedimenti stilistici tipici dei carmina religiosi, del linguaggio giuridico, delle formule magiche ecc. Il poeta usa termini che già ai suoi tempi suonavano antiquati: già in Omero infatti il linguaggio dell'epoca tende a colorarsi di una patina antica. Nel primo verso dell’Odissea, l’invocazione alla Musa è sostituita con quella alla Camena: divinità italica delle fonti a cui i romani attribuivano doti profetiche. In molti casi si tende a conferire ad alcuni passi maggior vivacità e colore per emozionare e commuovere attraverso uno stile elaborato. Con il suo lavoro modificò l’Odissea, ampliandola e inserendo versi saturni. Questa traduzione era nata e pensata per la scuola, in quanto lui era un grammaticus e aveva bisogno di testi latini da affiancare a quelli greci che portava dalla sua natìa Taranto, per poterli commentare. Egli era un tipico poeta ellenistico, uno di quei poeti che guardavano con distacco a Omero e agli altri prodotti della Grecia classica. Questo gusto moderno lo portò sì a guardare a Omero, che era il primo dei poeti greci, ma scegliendo di tradurre non l’Iliade, ricca di guerre e conflitti, ma l’Odissea, che narra dei viaggi di Ulisse e questa scelta è legata al momento storico, alla situazione della Roma di quel tempo, che era tutta presa dalla sua politica di espansione nel Mediterraneo. La figura dell’eroe in viaggio, desideroso di scoperta ma anche in lotta, costituiva un modello positivo per una civiltà giovane e in espansione. Fu il primo a far rappresentare, nel 240 a.C., un’opera teatrale. La data segna l’inizio ufficiale della letteratura latina.

Nevio e il Bellum Poenicum: epica storica

Partecipa alla 1a guerra Punica, si occupa come Livio Andronico sia di epica sia di generi teatrali. Egli è autore del Bellum Punicus (o Poenicum), un'opera epico-storica in saturni sulla 1a guerra punica → un'opera patriottica, celebrativa di Roma (che sconfiggendo Cartagine aveva posto le premesse per il suo dominio sul Mediterraneo). Nevio morì verso la fine del III sec. a.C. Quindi si può pensare che l'abbia scritto durante la 2a guerra Punica. E' un epos storico in cui però è presente anche mitologia ed elemento divino; una sezione dedicata alla preistoria di Roma in cui è presente l'apparato divino (viaggio di Enea verso l'Italia, incontro con Didone e successivo abbandono della regina cartaginese..): l'incontro con Didone è inserito forse per ragioni eziologiche? (causa remota del conflitto tra Roma e Cartagine). Anche qui si intreccia la letteratura greca e l'epica orale romana: Nevio unisce nello stesso poema tanto l'Odissea quanto l'Iliade (allude al viaggio di Odisseo con il viaggio di Enea e all'Iliade con la guerra coi Cartaginesi).

Vita di Gneo Nevio

Cittadino romano di origine campana, sembra che fosse di origine plebea: pochi nella Roma arcaica i letterati di tale origine. Morì, forse in esilio, nel 204 o nel 201, lasciando una diffusa fama letteraria.

Opere

Numerose tragedie (fra cui almeno due praetextate, il Romulus e il Clastidium) e commedie. La sua opera principale è il Bellum Poenicum in saturni: il poema doveva contenere 4000/5000 versi, ne restano appena una sessantina. Il poema narrava la storia di Enea che da Troia giunge nel Lazio e, nella sua parte principale, la storia della guerra punica, che Nevio aveva vissuto.

Fonti

Notizie occasionali ci vengono da Cicerone e da San Girolamo. Un indizio ci viene fornito da Plauto: nel Miles Gloriosus si parla di un poeta incarcerato e costretto al silenzio: Nevio?!

È il più antico poeta latino, autore di tragedie e commedie d’imitazione greca, è soprattutto l’iniziatore dell’epica storica latina. Delle sue opere conserviamo solo frammenti riportati da autori posteriori, quasi sempre formati da un solo verso. Non fu liberto come Andronico ma cittadino romano della Campania; secondo le fonti antiche cominciò a mettere in scena le sue prime opere teatrali, a Roma, nel 235 a.C. Morì nel 204 o 201 a.C. in Africa: molto probabilmente aveva seguito la spedizione romana contro Cartagine. Dimostrò sempre uno spirito libero e difatti non ebbe mai dei protettori; si scagliò apertamente contro illustri uomini politici, come la famiglia dei Metelli.

Opere teatrali

Si conservano 6 titoli e un certo numero di frammenti di tragedie d’argomento greco di cui due riportano i titoli delle opere di Andronico (probabile tentativo di evoluzione). Quella meglio conosciuta è il Lucurgus di cui si hanno 24 frammenti: narrava di un episodio relativo all’introduzione del culto dionisiaco in Grecia, cioè la punizione inflitta da Dioniso al re di Tracia Lucurgo per aver scacciato lui e il seguito di Baccanti dalla propria terra: il dio si vendicò facendo morire Lucurgo e incendiando la reggia. Il tema era attuale a Roma: il culto di Dioniso era stato riconosciuto da molto tempo ma negli ultimi decenni del III sec a.C. si erano diffusi dei riti di tipo iniziatico e orgiastico severamente vietati con una sentenza del senato. Nevio crea la praetexta, di ambientazione romana (così chiamata dal nome della toga degli alti magistrati). Egli scrisse il Romulus che metteva in scena le vicende leggendarie delle origini di Roma. L’altra praetexta è il Clastidium dedicata all’esaltazione della vittoria dei romani sui Galli nel 222 a.C. Più numerosi sono i frammenti delle commedie (35 titoli). Il frammento più esteso è la Tarentilla e tratta delle vicende di una cortigiana. Caratteristica delle commedie era la mordacità con cui attaccava e alludeva alla politica in chiave polemica e satirica. In un’altra commedia parla in tono scherzoso di un’avventura giovanile di Scipione l’Africano, sorpreso dal padre in casa di una donna e costretto ad andarsene senza vestiti e di corsa.

Il Bellum Poenicum

Il secondo poema epico prodotto a Roma fu quello di Nevio, scritto ai tempi della seconda guerra punica, anche se l’opera tratta dei fatti della prima guerra punica, a cui Nevio aveva partecipato da soldato. Viene inoltre inserito un lungo flashback che narra le origini di Roma dalla partenza di Enea da Troia in avanti. Scritto in versi saturni, il Bellum Poenicum (La guerra punica) è un poema epico-storico dedicato alla narrazione della I guerra punica che intende lanciare un messaggio etico-politico in favore dei valori della civitas (valori di assoluto rispetto verso gli dei e lo stato): quei valori che permisero la vittoria contro Cartagine ora la permetteranno contro Annibale. Questo era un messaggio rivolto ai contemporanei, per esortare a coltivare ed esaltare questi valori (verso i quali lui stesso era fedele). Nevio usò il saturnio e pare che il titolo fosse “Carmen belli poenici” rifacendosi alla tradizione dei carmina in cui venivano cantate le gesta degli eroi. Nevio fuse insieme mito e storia inserendosi nel racconto della guerra punica l’archeologia, cioè una parte in cui si rievocano le origini leggendarie di Roma. Pare che avesse iniziato subito la narrazione della guerra punica e che passasse poi alle vicende delle origini mitiche introducendo un excursus per tornare alla guerra. In altri frammenti restano tracce dei viaggi di Enea e non mancano analogie con l’Eneide di Virgilio. Anche in Nevio, una tempesta stava per travolgere le nave dell’eroe e Venere interveniva a favore del figlio presso Giove, ricevendone la promessa della gloria futura di Roma. Altre analogie si colgono nella presenza di una Sibilla che preannunciava il futuro. Sia nei frammenti dell’archeologia sia delle vicende, vi è la tendenza di Nevio a una concisione energica, ottenuta con mezzi espressivi semplici ma efficaci. Proprio perché Nevio qui fonde mito e storia (non si limita a trattare leggende mitiche come aveva fatto Livio Andronico, ma racconta una storia da lui vissuta colorandola di mitologia, connette il mito alla storia) ecco che, grazie al suo lavoro, nasce un nuovo genere: l’epica storica (poema storico), quasi sconosciuta e poi trattata anche da Ennio, autore degli Annales.

Ennio e gli Annales: un poeta nazionale

Autore di epica, ma anche di teatro, epigrammi, satire (caratterizzate da 1. Soggettività: l'io del poeta è costantemente in primo piano; 2. Varietà dei temi; 3. Finalità etica). La sua opera epica principale sono gli Annales (storia di Roma dalla partenza di Enea fino a eventi contemporanei all'autore come la battaglia di Ambracia): 18 libri; abbandono del saturnio e utilizzo dell'esametro (forse lo aveva già utilizzato nella traduzione latina di un poemetto greco di gastronomia), cosa che implica la creazione di combinazioni di termini (agg + sost. o sost + vb) da utilizzare nei vari punti dell'esametro. Crea la lingua poetica latina. Il ruolo riservato al mito e agli dei è importante: sono presenti anche nella parte storica: presenti almeno due concili degli dei (il primo in onore della guerra contro Pirro, il secondo in occasione della 2a guerra Punica). Gli Annales saranno un modello ad es. per Lucrezio, la cui ispirazione si nota nel De Rerum Natura.

Rapporto tra Ennio e modelli greci: come nel caso di Nevio, il mod. è sia quello omerico (riproposizione di temi come quello del concilio) sia dell'epos ellenistico.

Elementi del codice epico presenti nella sua opera:

  • Esametro
  • Argomento bellico (storia di Roma, fatta per lo più di guerre)
  • Presenza apparato divino

Meno rispettoso dell'oggettività epica

Vita di Quinto Ennio

Quinto Ennio nacque nel 239 a.C. a Rudiae (presso Lecce) nella Magna Grecia. Svetonio definisce Ennio semigraecus, il poeta stesso amava sottolineare la sua natura “trilngue”, divisa tra il Latino, il Greco, e l’Osco. Nel 189 accompagna il generale Marco Fulvio Nobiliore in Grecia, con l'incombenza di illustrare con i suoi versi la campagna militare: l’operazione propagandistica sarà duramente criticata da Catone. Sarà favorito dalla famiglia di Nobiliore e dagli Scipioni; riceverà tra l'altro la cittadinanza romana. Nell’ultima parte della sua vita si dedicò alla fatica degli Annales, il poema epico che gli darà fama perpetua a Roma.

Opere

Di tutti i suoi testi abbiamo solo frammenti di tradizione indiretta. Delle sue tragedie ci restano 200 frammenti, circa 400 versi. Ma il capolavoro di Ennio sono gli Annales, poema epico in esametri che, in 18 libri, narrava la storia di Roma: ce ne restano 437 frammenti per un totale di 600 versi.

Fonti

Per gran parte della storia letteraria romana Ennio è il più citato, ammirato, criticato e riesumato. Il dato più interessante è la probabilità che molte notizie riprese da autori più tardi siano autobiografiche. È significativo che di lui esista una tradizione figurativa: statue e pitture che lo effigiavano.

Il merito di Ennio fu di dar vita ad un capolavoro dell’epica romana, prima di Virgilio. Gli Annales (poema epico in 18 libri, pubblicato dall’autore a mano a mano che veniva scritto) continuano la tradizione del poema epico-storico di Nevio narrando la storia di Roma mescolando fatti storici con elementi mitici e divini, seguendo una tradizione che verrà ripresa da molti successivi autori latini.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alex1395 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Domenicucci Patrizio.
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