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CULTURA ANGLOAMERICANA

La “nazione indispensabile” – Stefano Luconi

[1996 Madeleine Albright definì gli Stati Uniti “la nazione indispensabile”]

Premessa. Il popolo quasi eletto da Dio (linguaggio biblico)

Gli Stati Uniti nascono grazie ad una pluralità di insediamenti europei (non è un’unica colonia

omogenea) collocati lungo la costa atlantica dell’America Settentrionale che si sono formati

all’inizio del 600. Essi, dopo aver conquistato l’indipendenza dalla Gran Bretagna, hanno iniziato

ad intraprendere un duplice espansionismo:

1. Hanno ampliato la propria superficie territoriale verso Ovest (nel corso dell’ 800) fino a

raggiungere la costa del Pacifico;

2. Hanno aumentato la loro influenza economica (conquista dei mercati), finanziaria, politica

e culturale su gran parte del mondo.

Inoltre, questa duplice espansione è stata caratterizzata dalla volontà di diffondere una

particolare visione della società: una fusione tra (1) democrazia liberale, (2) liberismo economico

e (3) produzione di beni di consumo per un mercato di massa. Essi volevano universalizzare il

proprio modello.

John Winthrop esortò i coloni puritani del Massachusetts a edificare “una città sulla collina”

(metafora evangelica), cioè una comunità biblica perfetta che avrebbe dovuto essere un

esempio di redenzione spirituale per la madrepatria britannica (A Model of Christian Charity).

A proposito di questo, successivamente, Abraham Lincoln definì gli statunitensi come “il popolo

quasi eletto da Dio”.

In seguito, gli Stati Uniti non si sono più limitati a seguire l’invito di Winthrop a mostrare agli altri

popoli in cosa consistesse la virtù, lasciando però a loro la decisione se uniformarsi o meno a ciò,

ma, invece, hanno perseguito il disegno di un proprio intervento diretto per trasformare le altre

società.

Questo obiettivo di portare la libertà e la democrazia nel mondo ha offerto una giustificazione

ideologica per l’espansione continentale, l’integrazione del mercato interno e l’accelerazione

dell’industrializzazione nella seconda metà dell’800.

Il modello americano ha dimostrato una profonda capacità di seduzione sugli altri popoli,

rendendo così gli Stati Uniti una nazione di immigrati fino dalle origini. Ma esso è stato anche

caratterizzato da fasi di crisi, per esempio durante la depressione economica negli anni 30 del

Novecento o durante la deindustrializzazione nel secondo dopo guerra (crisi del fordismo).

Infine, il modello americano ha rivelato un elemento di profonda arretratezza rispetto alle altre

società occidentali a causa del lento e contrastato sviluppo dello stato sociale e per la

welfare state

limitatezza della sua rete protettiva. Infatti il iniziò ad emergere agli inizi del 900

(con decisione a livello federale soltanto con la promulgazione del Social Security Act (1935), che

non incluse le prime forme di assistenza sanitaria fino al varo della Great Society (Johnson –

1965), ma che non è stato in grado di assicurare una copertura assicurativa medica universale

nemmeno dopo la riforma attuata da Obama nel 2010).

Dopo il crollo del comunismo, come alternativa credibile al capitalismo, nel 1989, il modello

americano sembrò essere

rimasto senza rivali e l’unica formula applicabile nella società contemporanea. Però l’ergersi di

al-Qaeda come nuovo rivale planetario di Washington tornò a mettere in discussione

l’autorevolezza degli Stati Uniti.

Nel 2014 Obama rinnovò la definizione che Albright aveva dato del proprio paese e nel 2015

cercò di adempiere a tale ruolo promuovendo un accordo per congelare lo sviluppo del

programma nucleare dell’Iran per fini militari.

1.La città sulla collina

(linguaggio biblico) – metafora di una supremazia

1.1La formazione delle colonie europee, le nazioni autoctone e l’introduzione degli schiavi 1

Gli Stati Uniti rappresentano sia l’esempio di una nazione di immigrati, sia un modello di società

che vuole diffondersi nel mondo universalizzando il proprio sistema di valori (esportazione della

democrazia). Entrambi questi elementi distintivi iniziarono a emergere già dal periodo coloniale.

1492 Scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo. Egli sbarcò il 12 Ottobre in

quella che oggi è l’isola di Watling nelle Bahamas e, in seguito, raggiunse Cuba e Hispaniola.

Ciò inaugurò un’epoca plurisecolare di ondate migratorie ( c’era bisogno di manodopera),

infatti prima del conseguimento dell’indipendenza dalla Gran Bretagna, circa 600.000 europei si

trasferirono nel territorio di quelli che poi sarebbero diventati gli Stati Uniti (non tutti intrapresero

il viaggio di propria volontà, molti furono detenuti e altri schiavi originari dell’Africa).

Furono gli spagnoli a dare vita al primo insediamento permanente all’interno dei confini attuali

degli Stati Uniti. Nel 1565 fondarono a Saint Augustine (nella costa atlantica della Florida) un

presidio militare, poi essi costituirono un secondo avamposto a Santa Fe (Nuovo Messico),

spingendosi anche fino all’Alaska. Però essi preferirono consolidare la propria presenza

nell’America Centrale e Meridionale.

A stabilirsi nell’America del Nord furono soprattutto gli inglesi (W.A.S.P.= White Anglo-Saxon

Protestants), infatti, a partire dalla fine del 500, esploratori e avventurieri rivendicarono il

possesso di vaste aree dell’America Settentrionale a beneficio dei monarchi inglesi che ne

avevano finanziato le traversate. Però, le terre di cui volevano impadronirsi non erano disabitate,

ma l’esistenza di popoli autoctoni sovrani non andò a costituire un ostacolo per le pretese dei

navigatori e per i monarchi inglesi.

Il primo insediamento permanente inglese nell’America Settentrionale fu Jamestown (nell’attuale

Virginia).

1620 I Pilgrim Fathers (Padri Pellegrini), guidati da William Bradford, arrivarono a bordo

della Mayflower sulla costa del Massachusetts.

(prima festa americana nata in epoca coloniale: Thanksgiving Day, celebrato per la prima volta

nel novembre del 1621, in cui si ringraziava la provvidenza per averli fatti arrivare lì).

I padri pellegrini erano un gruppo di separatisti inglesi, di orientamento calvinista, che

abbandonarono la madrepatria per salvaguardare la propria integrità spirituale e sottrarsi al

soffocamento della riforma protestante e al ritorno della corruzione del cattolicesimo. All’inizio si

spostarono in Olanda e 12 anni dopo andarono in America. Avrebbero dovuto raggiungere la

Virginia, ma a causa del maltempo approdarono invece nel Massachusetts. Per legittimare il loro

Mayflower Compact:

controllo su quest’area essi sottoscrissero un patto chiamato il con esso si

proclamarono “corpo civile e politico”, cioè una comunità dotata di una forma di autogoverno

che fondarono su una sorta di democrazia solidaristica incentrata sull’impegno dei membri a

promuovere il benessere collettivo della società dove risiedevano.

Anche nel loro caso la sopravvivenza iniziale fu garantita dall’aiuto ricevuto dagli indigeni del

luogo.

1630 Il Massachussets fu raggiunto dai Puritani (un altro gruppo di dissidenti inglesi,

anch’essi calvinisti), che si stabilirono più a sud dei padri pellegrini, fondando Boston e Salem.

A differenza dei Padri Pellegrini, che avevano deciso di staccarsi dalla Chiesa anglicana e

dall’influsso corruttore europeo, i Puritani intendevano proseguire l’opera di riforma restandone

membri e mantenendo quindi i rapporti con la terra d’origine, sebbene non le si sentissero legati

da un vincolo di dipendenza. Il loro leader era John Winthrop e la regione più vasta in cui era

collocato il loro insediamento fu chiamata New England.

Winthrop e i Puritani furono i primi americani a sviluppare la consapevolezza che Dio li aveva

investiti di una missione universale alla quale avrebbero dovuto adempiere a beneficio

dell’intera umanità (cioè fornire un modello che fosse visibile a tutti, ma passivo in questo caso

perché non volevano imporlo con la forza agli altri).

La presunzione dei puritani di rappresentare il “popolo eletto” di Dio non indusse alla tolleranza

all’interno della colonia, ma, al contrario, l’obbligo di conformarsi ai principi del calvinismo

determinò l’esodo di alcuni dissenzienti verso altre zone del New England, dove vennero formate

nuove colonie. Per esempio il Rhode Island venne fondato nel 1636 da Roger Williams (A Key into

the Language of America), dopo essere stato cacciato dal Massachusetts. 2

La colonizzazione dell’intero New England (Massachusetts, Rhode Island, Connecticut e New

Hampshire) è attribuibile a fattori di natura prevalentemente religiosa. Lo stesso vale per altri

due insediamenti: il Maryland e la Pennsylvania, dove però i fattori economici finirono per

intrecciarsi con le ragioni religiose.

A motivazioni economiche, in particolare allo sfruttamento del commercio delle pellicce, è

riconducibile la fondazione della Nuova Olanda e della Nuova Svezia. Inoltre, gli Olandesi si

insediarono lungo la vallata del fiume Hudson, dove crearono New Amsterdam sull’isola di

Manhattan. In seguito la Nuova Olanda inglobò la Nuova Svezia e fu, a sua volta, conquistata

dagli inglesi che la ribattezzarono New York (in onore del duca di York). Ragioni in parte

economiche condussero poi alla nascita della Carolina (successivamente un contrasto sulla

nomina del governatore portò alla divisione della colonia in due territori distinti: il North Carolina

e il South Carolina). Un caso a parte fu quello della Georgia che, come era successo in

precedenza per la Carolina, venne concepita come un cuscinetto al confine della Florida

Settentrionale per contenere l’espansionismo spagnolo.

All’inizio del 700, 9 colonie su 13 erano divenute possedimenti regi (a fare eccezione restavano

le Corporations del Connecticut e del Rhode Island e le colonie proprietarie della Pennsylvania e

del Maryland).

L’Inghilterra era soprattutto interessata al controllo del commercio, infatti fece una serie di

Navigation Acts per obbligare le colonie ad avere scambi economici solo attraverso la

madrepatria (scopo = contrastare i mercati di altri Stati). Di conseguenza le colonie sottostavano

a forti limiti alla produzione di manufatti, in modo da fungere da mercato per quelli della

madrepatria e potevano esportare le eccedenze della produzione agricola e materie prime come

il legname solo in Inghilterra, così da servire come fornitrici di beni primari per quest’ultima. Il

controllo dell’economia coloniale era prioritario per l’Inghilterra, infatti non fu mai istituita una

struttura centralizzata per il governo delle colonie.

L’economia degli insediamenti inglesi era profondamente diversificata: nel sud, il clima caldo e la

presenza di pianure favorirono lo sviluppo dell’agricoltura di piantagione, soprattutto tabacco e

riso mentre il cotone rimase confinato nelle aree costiere della Georgia e del South Carolina; nel

centro era diffusa la cerealicultura, in particolare grano e mais, insieme ad un’intensa attività

mercantile grazie alla presenza di due dei maggiori porti dell’America inglese: Filadelfia e New

York; infine, nel New England, l’agricoltura era limitata e le attività più redditizie erano la

produzione del legname e il commercio, soprattutto degli schiavi (si calcola con in tutte le

Americhe giunsero tra i 9,5 e gli 11 milioni di schiavi).

Un problema centrale per le colonie inglesi dell’America Settentrionale era la carenza di forza

lavoro agricola a disposizione dei proprietari terrieri, avvertita soprattutto nelle colonie del Sud

dove prevalevano le grandi piantagioni e gli schiavi furono, quindi, costretti a fornire

manodopera a costo molto contenuto per la coltivazione.

Comunque gli africani non furono i primi individui ad essere utilizzati come schiavi: all’inizio i

coloni nordamericani ricorsero agli autoctoni. Infatti, all’arrivo degli europei, l’America

Settentrionale non era una regione vuota, ma era abitata da moltissime popolazioni indigene

emptiness

(circa 4,5 milioni di individui). L’apparente di questi luoghi (confermato sia dalla bassa

densità demografica degli indigeni, sia dal fatto che essi si occupavano soprattutto di caccia e

raccolta piuttosto che di agricoltura) costituì un pretesto per sottrarre territori agli autoctoni. Gli

europei avevano ridotto questi territori ad una terra di nessuno che poteva diventare un

legittimo possesso inglese anche senza trattati formali di cessione.

Le relazioni tra europei e nazioni autoctone furono relativamente amichevoli in origine (es. aiuto

fornito ai padri pellegrini). Però, successivamente, ritenendo gli indigeni un ostacolo

nell’adempimento della loro missione provvidenziale, i Puritani si sentirono in dovere di

sterminarli. Dalla prospettiva inglese, i combattimenti con i nativi americani erano finalizzati al

genocidio, però, come effetto collaterale, potevano anche produrre la cattura di nemici da ridurre

in schiavitù. 3

Invece, a dare avvio all’importazione degli africani in America Settentrionale furono i mercanti

olandesi. Nel 1619 il primo gruppo di africani fu consegnato a Jamestown in circostanze del tutto

casuali.

Fu il Massachusetts, nel 1641, a riconoscere per primo la schiavitù come istituzione legale,

seguito dalla Virginia e poi da tutte le altre colonie.

1.2Il deterioramento dei rapporti con la madrepatria e la guerra d’Indipendenza

Il Boicottaggio delle merci indusse il governo di Londra a stemperare la propria politica. Di

conseguenza, vennero revocati i dazi, ma non quelli sul tè, mantenuti per ragioni di principio per

attestare in modo concreto la supremazia del Parlamento sulle colonie. Ma fu proprio il

commercio del tè a far precipitare i rapporti tra le colonie e la madrepatria. Infatti, fu promulgato

Tea Act,

il che permise di importare il tè direttamente nelle colonie e di venderlo al dettaglio.

Grazie a ciò, il prezzo del prodotto sarebbe diminuito per i consumatori, ma allo stesso tempo

sarebbero stati colpiti gli interessi dei mercati delle colonie e dei contrabbandieri. Da questo

derivò il Boston Tea Party, cioè il gesto di protesta di questi due gruppi: il 16 dicembre 1773 un

gruppo di individui camuffati da nativi americani si intrufolò sulle navi della Compagnia delle

Indie Occidentali che erano nel porto di Boston e gettarono in mare il tè che le imbarcazioni

avevano nella stiva.

Il governo rispose a ciò con i Coercive Acts: fu chiuso il porto di Boston fino a quando la

Compagnia delle Indie Occidentali non fosse stata risarcita per il danno subito; venne corretto lo

statuto del Massachusetts per rafforzare i poteri del governatore ai danni dell’assemblea

coloniale; fu disposto lo svolgimento in Gran Bretagna dei processi per l’omicidio di funzionari

regi; venne imposto l’acquartieramento delle truppe agli abitanti della colonia. Tutto ciò mirava a

isolare il Massachusetts dagli altri insediamenti per indebolire la sua resistenza nei confronti

della madrepatria, ma il governo non riuscì nel suo intento: al contrario l’accanimento contro il

Massachusetts suscitò la solidarietà delle altre colonie.

Poi, l’approvazione del Quebec Act peggiorò ulteriormente la situazione. Ciò serviva a integrare

nell’Impero il Quebec e la legge attribuì una posizione di privilegio alla Chiesa cattolica e garantì

il mantenimento del sistema legale francese che non prevedeva il ricorso alle giurie popolari in

tribunale (l’orientamento protestante si era intensificato proprio alla vigilia dell’insorgere dei

contrasti con la madrepatria).

Dichiarazione d’indipendenza,

4 luglio 1776 redatta da Thomas Jefferson

Lo scopo del documento era dimostrare che i coloni non erano ribelli e che a separarsi dalla Gran

Bretagna erano stati costretti dalla necessità di difendersi dal tentativo di Giorgio III di instaurare

una “tirannia assoluta” sui possedimenti in America Settentrionale.

Diritti inalienabili: “vita, libertà e perseguimento della felicità”

Però le premesse della dichiarazione esprimevano in realtà forzature e contraddizioni ed era

presente anche del linguaggio sessista (leggenda di Elizabeth Griscom Ross che avrebbe cucito

la prima bandiera a stelle e strisce, facendone omaggio a Washington -> per personificare il

contributo femminile alla causa delle colonie).

Ma non tutti condividevano la posizione dei firmatari della dichiarazione: esisteva, infatti, una

pluralità di componenti della società coloniale (circa un quinto della popolazione) che voleva

rimanere sotto la monarchia di Giorgio III. Questo conflitto portò anche lo scoppio di una guerra

civile tra indipendentisti e lealisti dentro il mondo nordamericano. Gli oppositori

dell’indipendenza non comprendevano solo i funzionari della monarchia, il clero anglicano e i

grandi mercanti che gestivano il commercio con la Gran Bretagna, ma anche i mezzadri delle

colonie del sud e buona parte delle minoranze etniche che non erano di ascendenza inglese e

temevano forme di discriminazione dalle quali li aveva fino a ora protetti l’ordinamento imperiale

(in particolare erano lealisti gli schiavi africani del sud). Parteggiavano per la Gran Bretagna

anche alcune nazioni native che vedevano nella sovranità di Londra maggiori garanzie per la

salvaguardia dei loro territori dai coloni. Il lealismo era trascurabile nel New England, ma

consistente nella colonia di New York e al sud. 4

All’incirca il 20% della nazione era lealista, il 40% indipendentista e il restante 40% non volle

schierarsi; tuttavia, i governi indipendentisti equiparavano ai lealisti tutti coloro che non presero

una posizione.

Le vicende belliche, dopo una prima fase dagli esit

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/11 Lingue e letterature anglo-americane

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara_101 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura Angloamericana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Calanchi Alessandra.
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