Sociologia delle migrazioni
Migrazioni e migranti
Le migrazioni sono un fenomeno antico come l'umanità, gli umani sono una specie migratoria. Si può individuare nello sviluppo del genere umano una propensione alla mobilità geografica, quasi sempre contenente l’idea di un miglioramento delle condizioni di vita e delle prospettive per il futuro. Migrazioni: forma di mobilità territoriale della specie umana, soprattutto volontaria.
- Atene classica: meteci, lavoratori e commercianti forestieri ammessi come residenti e riconosciuti come utili ma privi di diritti politici.
- Città medievali sul Mediterraneo: fondachi dei mercanti di origine straniera, formavano insediamenti relativamente stabili, distinti secondo la provenienza, e a volte veri e propri quartieri.
- Invasioni turche nei Balcani: spostamenti dei rifugiati in cerca di scampo.
- Storia delle colonizzazioni, quando gli europei andavano a insediarsi in modo violento, sopraffacendo le popolazioni native.
Definizione di migrante proposta dalle Nazioni Unite: una persona che si è spostata in un paese diverso da quello di residenza abituale e che vive in quel paese da più di un anno. 3 elementi:
- Attraversamento di un confine nazionale e spostamento in un altro paese.
- Fatto che questo paese sia diverso da quello in cui il soggetto è nato o ha vissuto abitualmente nel periodo precedente il trasferimento.
- Una permanenza prolungata nel nuovo paese, fissata convenzionalmente in almeno un anno.
Questa definizione non tiene conto delle migrazioni interne, né degli spostamenti di durata inferiore ad un anno, né di diverse visioni giuridiche di chi siano gli immigrati e i cittadini.
Termine extracomunitari (non appartenenti all’UE): ha perso il suo significato etimologico (coloro che non fanno parte della nostra comunità), diventando un sinonimo di immigrati. Immigrati ed extracomunitari sono ai nostri occhi gli stranieri provenienti da paesi che classifichiamo come poveri, non quelli originari di paesi sviluppati. Contiene un’implicita valenza peggiorativa: indica degli stranieri soggetti a controlli, titolari di un diritto di soggiorno soggetto a limitazioni e subordinato alle norme e agli interessi del paese ospitante.
Il confine classificatorio che separa immigrati e stranieri graditi è in realtà mobile ed entro certi limiti poroso. Un potente fattore di ridefinizione dello status quo dei cittadini esterni è rappresentato dai progressivi allargamenti dell’UE. Non si applica l’etichetta di immigrati ai cittadini provenienti da paesi sottosviluppati ma riscattati dall’eccellenza nello sport o in altre discipline/arti.
Impiego del concetto di immigrato: allude alla percezione di una doppia alterità: una nazionalità straniera e una condizione di povertà. Le immigrazioni vanno inquadrate come processi e come sistemi di relazioni che riguardano le aree di partenza, quelle di transito e quelle di destinazione.
- Movimento dell’emigrazione: uscita dal paese d’origine - emigranti
- Movimento dell’immigrazione: ingresso nel paese ricevente - immigrati
Migrazioni interne: spostamenti da una regione all’altra dello stesso paese, che presentano caratteristiche in parte simili a quelle delle migrazioni internazionali e in parte diverse. Migrazioni: sono costruzioni sociali complesse, in cui agiscono tre principali gruppi di attori:
- Le società di origine
- I migranti attuali e potenziali
- Le società riceventi
Gli atteggiamenti e le scelte politiche delle società ospitanti appaiono sempre più decisivi nel plasmare i processi di selezione dei migranti, le modalità di accesso al territorio. Formazione di minoranze etniche: interazione tra dinamiche autopropulsive delle popolazioni immigrate e processi di inclusione da parte delle società riceventi.
Caratteristiche delle minoranze etniche
- Gruppi subordinati all’intento di società complesse
- Aspetti fisici o culturali soggetti a valutazione negativa da parte dei gruppi dominanti
- Autocoscienza di gruppo
- Trasmissione alle generazioni successive dell’identità minoritaria
Minoranza etnica: il concetto implica sempre un qualche grado di marginalità ed esclusione, che conducono a situazioni attuali o potenziali di conflitto sociale.
Dopo la seconda guerra mondiale le migrazioni internazionali si sono ampliate in volume e destinazioni. Crisi petrolifera degli anni ’70: spartiacque, nuovi flussi di popolazione e nuove aree di destinazione. Diversi tipi di immigrati: si sono differenziate le porte d’ingresso nelle società riceventi, per cui entrano oggi sia immigrati con motivazioni diverse da quelle del lavoro, sia lavoratori con dotazioni maggiori di qualificazione professionale.
- Gli immigrati per lavoro: trovare lavoro nei settori e occupazioni meno ambite dei mercati del lavoro dei paesi riceventi; nicchie poco tutelate, donne sempre più protagoniste.
- Gli immigrati stagionali o lavoratori a contratto: sottoposti a regolamentazione specifica, che ne autorizza l’ingresso per periodi limitati, al fine di rispondere a esigenze temporanee.
- Gli immigrati qualificati e gli imprenditori: quota crescente dei flussi migratori su scala internazionale. Tecnici informatici, ingegneri, scienziati, personale medico e paramedico, oppure di investitori e operatori economici. Si sta sviluppando il fenomeno del lavoro indipendente e della imprenditorialità etnica.
- I familiari al seguito: ricongiungimenti familiari sono diventati la motivazione più frequente per gli ingressi ufficiali di cittadini provenienti da paesi esterni.
- I rifugiati e i richiedenti asilo: categorie che si distinguono per effetto della convenzione delle Nazioni Unite del 1951 (C. di Ginevra), in cui il rifugiato è definito come una persona che risiede al di fuori del suo paese d’origine, che non può o non vuole ritornare a causa di un ben fondato timore di persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un gruppo sociale, opinione politica. Il richiedente asilo è una persona che si sposta attraverso le frontiere in cerca di protezione, ma che molte volte non è in grado di provare di essere il bersaglio individuale di una persecuzione esplicita.
Migrazioni forzate: persone obbligate a trasferirsi per effetto di catastrofi naturali o progetti di sviluppo che sconvolgono il loro ambiente di vita e le privano dei mezzi di sussistenza. Profughi di guerra. La maggior parte di questi ultimi flussi avviene tra paesi confinanti, generalmente nell’ambito di quello che chiamiamo Terzo mondo, dove è accolto circa l’80% di rifugiati. I paesi più sviluppati hanno reagito all’incremento della domanda di asilo inasprendo i criteri di accesso, varando norme più restrittive e tagliando le misure di accoglienza.
L’immigrato in condizione irregolare: è identificato con colui che, entrato in maniera regolare, è poi rimasto dopo la scadenza del titolo che gli aveva consentito l’ingresso. Il clandestino è invece colui che è entrato in maniera fraudolenta, senza documenti, oppure con documenti falsi. La vittima del traffico è invece la persona straniera coinvolta in un attraversamento delle frontiere con la forza o più spesso con l’inganno, costretta a svolgere attività che procurano introiti alla rete che ha organizzato il suo ingresso o ne gestisce il soggiorno. Le definizioni di regolarità e irregolarità hanno insomma a che fare con i dispositivi di regolazione dell’immigrazione istituiti dallo stato ospitante.
Migranti di seconda generazione: figli di immigrati, nati nel paese ricevente, e figli nati nel paese d’origine e poi ricongiunti. Problemi definitori e istituzionali: in alcuni paesi sono considerati cittadini (diritto di suolo, chi nasce sul territorio nazionale è cittadino); in altri paesi sono ritenuti stranieri (diritto di sangue, occorre discendere da cittadini).
Migranti di ritorno: coloro che rientrano nei luoghi di origine dopo aver trascorso un periodo della loro vita in un altro paese. Questo tipo di mobilità non è facile, spesso si tratta di una nuova immigrazione, con tutti i disagi annessi. Varietà delle condizioni in cui sono avvenuti nel tempo i fenomeni migratori e delle forme in cui si sono manifestati. Possiamo distinguere vari periodi:
- Il periodo dello sviluppo industriale e della grande emigrazione, 1830-prima guerra mondiale, migrazioni di massa in direzione delle Americhe. Ingressi scarsamente regolati, fatte salve alcune norme preventive di carattere sanitario.
- Periodo tra le due guerre: espulsioni, esodo di profughi, deportazioni, nuovi fabbisogni di manodopera per compensare i vuoti lasciati dalle perdite belliche. Regolamentazione delle migrazioni attraverso trattati internazionali, con maggiori limitazioni e selettività, e con un primo riconoscimento dei diritti dei migranti.
- Periodo della ricostruzione: 1945-50, vede il rilancio dei movimenti migratori dopo gli sconvolgimenti bellici. Ripresa economica e penuria di manodopera richiedono braccia.
- Periodo del decollo economico, contraddistinto dagli accordi inter-governativi per la fornitura di forza lavoro e dalla rapida regolarizzazione dei lavoratori.
- Periodo del blocco ufficiale delle frontiere verso l’immigrazione per lavoro. Primo shock petrolifero, nel 74, conclude la fase delle migrazioni relativamente libere della stagione del decollo economico. Paesi dell’Europa centro-settentrionale decidono di non ammettere più migranti per lavoro. Arrivo di stranieri prosegue, attraverso i canali del ricongiungimento familiare o del soggiorno irregolare.
- Nuovo scenario con attuazione degli accordi di Schengen, per un controllo più rigoroso delle frontiere esterne. Si riconosce che anche all’Europa servono cervelli e lavoratori qualificati e alcuni paesi si sono già attivati per attrarli. Ingresso dei nuovi paesi membri è destinato a far lievitare il numero dei lavoratori che potranno circolare liberamente nel territorio dell’UE.
Tendenze generali dei processi migratori
- Globalizzazione delle migrazioni, aumenta l’eterogeneità linguistica, etnica, culturale e religiosa dei migranti.
- Accelerazione delle migrazioni, urgenza e difficoltà di politiche efficaci di governo dei processi.
- Differenziazione delle migrazioni, ampio ventaglio di immigrati che complica la regolamentazione politica del fenomeno.
- Femminilizzazione delle migrazioni.
I flussi di immigrati provenienti da una determinata area tendono a seguire ogni volta processi di insediamento abbastanza simili, tanto da poter essere codificati in una sequenza di passaggi tipici. Schema di Bohning (1984): 4 fasi o stadi dei processi migratori:
- Grande mobilità, elevati tassi di attività, piccoli numeri di immigrati maschi e giovani, qualificati generalmente nell’industria.
- Cresce l’età media, distribuzione per genere resta costante, racconti dei migranti incoraggiano altri a partire e si allargano i bacini di reclutamento.
- Immigrazione comincia a stabilizzarsi, cresce la composizione femminile, ricongiungimenti familiari, diminuisce la popolazione attiva, partono nuovi emigranti dalle aree meno sviluppate.
- L’immigrazione giunge a maturità. La permanenza si allunga, aumentano i ricongiungimenti, cresce nel suo complesso la popolazione immigrata. Aumenta l’inquietudine sul versante della popolazione autoctona e la domanda di interventi politici di controllo.
Le critiche hanno riguardato la rigidità di questo modello, imperniato sull’emigrazione per lavoro di manodopera salariata. Critiche vibranti di orientamento femminista. Altro schema in 4 stadi: schema di Castles e Miller (1993), più sensibile all’azione di reti sociali e conferisce rilievo alla dimensione politico-istituzionale.
- Migrazioni temporanee per lavoro da parte di giovani, invio dei proventi in patria, orientamento protratto verso il luogo di origine.
- Prolungamento del soggiorno, sviluppo di reti sociali basate su parentela e provenienza, motivate dal bisogno di aiuto reciproco nel nuovo contesto.
- Ricongiungimento familiare, insediamento a lungo termine, orientamento verso la società ricevente, comunità etniche.
- Insediamento permanente, status legale consolidato e acquisto della cittadinanza, oppure marginalità e discriminazione.
Anche in questo caso critiche delle studiose di orientamento femminista. Terzo approccio: individuabile nel concetto di ciclo migratorio, 3 momenti:
- Marginalità salariale, lavoratore straniero.
- Immigrazione sviluppa una funzione demografica, si parla di immigrati.
- Sviluppo di processi di reciproca coinclusione. Termine immigrato non è più adeguato per descrivere le diverse figure sociali originate dall’insediamento di popolazioni straniere. Progressivo radicamento nelle società riceventi.
Alla ricerca delle cause
Spiegazioni microsociologiche: i fattori di spinta
Sforzo di spiegare le migrazioni costruendo modelli teorici è recente, seconda metà del 900, sfondi parziali, poco connessi, non cumulativi. La visione dei fenomeni migratori più diffusa nel senso comune è quella che li connette con grandi cause strutturali operanti a livello mondiale e in modo particolare nei paesi di provenienza:
- La povertà
- La mancanza di lavoro
- Sovrappopolazione
- Guerre
- Carestie
- Regimi oppressivi
- Persecuzione delle minoranze
Distinzione dei fattori di spinta (push factors) e fattori di attrazione (pull factors). Nelle migrazioni della fase dello sviluppo industriale a cavallo tra ‘800 e ‘900 o del decollo economico europeo del dopoguerra prevalevano i fattori di attrazione. Nella fase attuale prevalgono i fattori di spinta. Le migrazioni sarebbero soprattutto emigrazioni, fuga dal sottosviluppo, dall’oppressione, dalla miseria. Tassi di incremento della popolazione delle sponde del Mediterraneo, contrapposta distribuzione per età. Pressione migratoria. Travaso di popolazione dalla sponda sud verso la sponda nord dal Mediterraneo.
Teoria neomarxista della dipendenza: le migrazioni per lavoro discendono dalle disuguaglianze geografiche nei processi di sviluppo, indotte dalle relazioni coloniali e neocoloniali che riproducono lo sfruttamento del Terzo mondo attraverso rapporti di scambio ineguali. Il drenaggio dei soggetti più istruiti e attivi accresce il divario tra luoghi di origine e luoghi di destinazione. Migrazioni: conseguenza dell’impoverimento delle regioni del mondo sottoposte al dominio dell’Occidente e legate a esso da rapporti di dipendenza.
Teoria del sistema mondo: crescente globalizzazione delle comunicazioni e degli scambi incrementa ii legami tra diverse aree del pianeta. Wallerstein (1982) ha ripreso l’idea della divisione internazionale del lavoro e degli scambi ineguali. Le migrazioni sono un effetto della dominazione esercitata dai paesi del centro su quelli della periferia dello sviluppo capitalistico, derivano dalla disuguaglianza economica e la inaspriscono.
Diversi studiosi della globalizzazione hanno posto in rilievo la contraddizione tra la libera circolazione dei capitali, delle merci e delle informazioni e la chiusura delle frontiere rispetto alla mobilità dei lavoratori. La circolazione globale degli investimenti e del know-how comporta anche dei movimenti di persone.
Idea secondo cui le migrazioni si caratterizzano come processi di costruzione e incessante rielaborazione di relazioni tra aree di origine e aree di destinazione dei flussi: teoria sistemica delle migrazioni. Tenta di tenere conto di un gran numero di variabili e di relazioni chiamate in causa nella spiegazione degli spostamenti internazionali di popolazione. Le persone emigrano da un certo paese ad un altro perché tra i due esiste una serie di legami che favoriscono e incanalano le migrazioni in quella direzione.
Critiche
- Le migrazioni sono certamente legate a differenze economiche profonde tra aree di partenza e aree di destinazione; ma questo fattore non è sufficiente a produrre movimenti di popolazione da un paese all’altro.
- Gli immigrati non arrivano dai paesi in assoluto più poveri del mondo ma prevalentemente da paesi che si trovano in una posizione intermedia nelle classifiche internazionali basate sull’indice di sviluppo umano.
- Gli immigrati non provengono dagli strati più poveri ma semmai dalle classi medie.
Oggi i migranti hanno spesso un certo grado di istruzione e un’esperienza professionale alle spalle, non di rado qualificata. In molte aree del mondo l’emigrazione appare una strategia di difesa di un tenore di vita familiare di classe media. Migrazioni: tendono ad essere più selettive, privilegiando soggetti più dotati di capitale umano e sociale. Gli immigrati sono relativamente pochi in confronto alle masse di persone deprivate di beni fondamentali in vaste aree del pianeta. Essere poveri od oppressi non basta per emigrare, occorrono risorse, conoscenze e capacità. I migranti rischiano di essere considerati soggetti passivi, in balia di forze sovrastanti che li muovono come pedine sulla scacchiera della geopolitica e degli interessi economici, privi di effettive capacità di scelta. A volte lo schema push-pull non tiene conto della dimensione politico-istituzionale.
Spiegazione macro: l'attrazione della domanda
Teorie che pongono al centro della spiegazione delle migrazioni la domanda di lavoro povero da parte dei sistemi economici dei paesi sviluppati. Esercito industriale di riserva: ingresso nel mercato del lavoro di manodopera immigrata sarebbe voluto dal sistema capitalistico, nel momento in cui i lavoratori cominciano ad organizzarsi e ad avanzare rivendicazioni. Piore: teoria dualistica del mercato del lavoro: ha collegato il fabbisogno di manodopera immigrata con il funzionamento dei sistemi economici occidentali. Per Piore, la necessità politico-sociale di porre una parte della popolazione lavorativa al riparo dalle fluttuazioni del sistema.
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