Scrittura delle lingue semitiche
Molte lingue semitiche ci sono pervenute perché venivano scritte. Senza scrittura abbiamo solamente i dialetti arabi, sud arabici, aramaici ed etiopici. I diversi tipi di scrittura sono tipicamente classificati con lo schema di Isaac Taylor che distingue scrittura logografica, sillabica e alfabetica. Questo schema risulta inadeguato in quanto per la scrittura delle lingue semitiche sono necessarie 5 categorie: logografia, sillabario, abjad, alfabeto e abugida.
La scrittura è un sistema di segni rappresentanti un'espressione in diversi modi che possono essere recuperati più o meno esattamente senza l’intervento dell’enunciatore. La scrittura logografica usa un carattere per rappresentare un morfema. Nel sillabario ogni carattere rappresenta una sillaba, in genere una semplice sillaba aperta (consonante) seguita da una vocale. L’abjad nella sua forma più pura è una forma di scrittura in cui ogni carattere denota una consonante e le vocali non sono rappresentate del tutto. L’alfabeto include caratteri per ogni fonema segmentale che la lingua rappresenta. Solo l’alfabeto greco è stato inventato autonomamente e da questo hanno avuto origine tutti gli alfabeti dell’Europa. L’abugida è un sistema di scrittura costituito da segni che indicano insieme una consonante e una vocale e che possono essere modificati con segni diacritici che indichino altre vocali o l’assenza della vocale.
Storia della scrittura delle lingue semitiche
Accadico, eblaita, amorreo e altre che non sono state recuperate usano un tipo di scrittura preso in prestito da lingue in cui i parlanti sembra siano stati presenti in Mesopotamia prima dei parlanti del semitico. Questa lingua è il sumerico che usa il logo sillabario cuneiforme.
Logo sillabario
Il sumerico è una scrittura essenzialmente monosillabica e agglutinante. Questo tipo di struttura sembra essere necessario per l’autonoma invenzione della scrittura. Quando la civiltà inizia a scrivere le cose, generalmente sembravano cose che non potevano essere “parlate” e il risultato di ciò sono dei documenti brevi: inventari di bestiame e beni, liste di lavoratori e liste di tutto ciò che era di comprensione degli scrittori. Nella seconda metà del 4º millennio a.C. i contabili hanno cominciato ad incidere delle impronte sull’argilla, chiamate segni, che rappresentavano il bestiame, le comodità e le quantità. I nomi dei possessori erano anch’essi scritti in quanto gli oggetti rappresentati avevano nomi composti da singole sillabe; i segni rappresentavano queste sillabe molto bene. Le ulteriori parole ed affissi che non potevano essere rappresentati dalle immagini potevano essere scritte usando un unico suono associato al segno. In aiuto all’interpretazione una serie di determinativi possono rappresentare parole che finiscono in categorie. Il più antico accadico era scritto come il sumerico; in principio gli elementi grammaticali non erano inclusi, ma in seguito l’intero assortimento di risorse era in utilizzo: segni fonetici, logografici e determinativi. La gamma di consonanti nel semitico è più ampia del sumerico. Le iniziali consonanti gradualmente ricevettero specifiche rappresentazioni. Quando i logogrammi vennero utilizzati sia nelle letture accadiche che sumeriche, il valore fonetico dei segni si riflette sia nelle letture sumeriche sia in quelle accadiche. I segni sono diventati gradualmente più semplici e vi sono caratteristici trattamenti per ricorrenti modelli di tratti.
Abjad
In assenza di un evidente origine dell’abjad, la speculazione si è incentrata sulla struttura morfologica del semitico: parole semitiche erano composte da radici consonantiche e schemi vocalici. La struttura semitica delle parole non risulta nella ricostruzione del sumerico cuneiforme nell’assenza di vocali quando venne utilizzato dall’accadico. È stato ripetutamente mostrato che non sono i segmenti della parlata corrente o i fonemi di una lingua ad essere accessibili nella conoscenza del parlante. Spesso collocato in testa alla corrente dei testi semitici sono le molte iscrizioni proto-sinaitiche trovate in oggetti religiosi negli insediamenti minerari del Sinai, datate al 2 millennio a.C. Più sicura è la posizione della manciata di caratteri proto-cananaici datati al 17º secolo a.C. Un altro discendente dell’antenato fenicio è la branca del sud semitico, a sua volta antenato dell’epigrafico sudarabico e dell’antico nordarabico.
Ugaritico
Ancora prima del più antico fenicio vi è il primo considerevole corpus di scritti abjad: le tavole di Ugarit erano composte in una varietà di semitico abjad scritto sull’argilla, databili prima del 1300 a.C. in cui le sillabe iniziavano con le vocali e le consonanti. Vi erano due varietà: una più ampia, scritta da sinistra verso destra, utilizzata nella città di Ugarit; una più corta, contenente 22 lettere trovati in ebraico solitamente scritte da destra verso sinistra.
Fenicio
Sufficiente materiale è sopravvissuto dal 1 millennio a.C. per adottare lo sviluppo dell’abjad dall’antica forma di fenicio fino alla considerevole diversità di scritti che erano in uso finché perdurò la diversità delle lingue semitiche. Mentre molte comunità ammettevano il cambiamento dell’abjad attraverso le generazioni, la tradizione rappresentata inizialmente dall’ebraico e poi dai samaritani era conservativa, preservando un gruppo di lettere che erano vicine alle antiche forme di 3000 anni fa.
Aramaico
L’ebraico quadrato è una forma del ramo dell’aramaico dell’abjad, apparentemente adottato dalla comunità ebrea durante l’esilio babilonese. Poco dopo l’inizio della registrazione epigrafica, appaiono due difetti tipi di scrittura. La scrittura dei fenici era più angolare, mentre le associazioni con le lingue aramaiche diventano più curve. Una possibile spiegazione di ciò è che gli scritti aramaici erano largamente utilizzati in tutta la mezzaluna fertile, così la tendenza alla corsività era tollerata. Al contrario, il fenicio sembra essere scritto in meno differenti circostanze, permettendo agli scritti minor opportunità di evoluzione durante i secoli. Diversi corpus scritti nella versione corsiva dell’abjad aramaico sono sopravvissuti dal 1 millennio a.C. ma il materiale non è sufficiente per comprendere le interrelazioni tra essi. Includono:
- Nabateo, usato nella città di Petra nella moderna Giordania e conseguentemente in tutto il Sinai
- Palmireno, dalla città di Palmira
- Hatran usato nella parte nord della regione arameofona
- Edessan, sviluppatosi negli scritti siriaci
- Mandaico
- Elymaic, da Elam la moderna Siria
Riflessioni contemporanee dell’aramaico
L’abjad è ancora in uso nel mandaico, arabo, siriaco ed ebraico. Ognuno dei 4 è sopravvissuto perché mezzo di trasmissione delle sacre scritture. Solo una manciata di iscrizioni arabe pre-islamiche sono conosciute, ed è chiaro che gli scritti erano in crisi: differenti lettere erano pressoché indistinguibili, e il largo inventario consonantico dell’arabo non era opportunamente utilizzato dall’abjad. La soluzione degli scrivani era di fondere la forma delle lettere in una dozzina di forme, e di distinguerle obbligatoriamente con uno schema di punti; i punti riflettono la storia delle lettere e la similarità fonetica. La cristianità siriaca divisa tra il romano impero, quello persiano e lo scisma cristiano, svilupparono due distinte versioni di scrittura dal più antico Estrangelo: giacobita e Serto ad ovest; nestoriano ad est oggi chiamato siriaco. Con la diaspora ebrea, le varietà regionali di scrittura sono emerse ovunque. L’ebraico quadrato rimane la scrittura dei libri sacri ed è la forma standard utilizzata nella moderna Israele.
Alfabeto
Il suddetto trasferimento della scrittura abjadica dai parlanti semitici ai parlanti greci era probabilmente inevitabile, ma l’emergere della scrittura alfabetica fu una casualità. Non ci volle un grande genio greco per ideare lettere per le vocali. L’inizio delle sillabe con consonanti laringali e semivocali...
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