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Esserci: Unico ente con primato ontico e ontologico

L'esserci è ente con il primato ontico e ontologico, il primo ente del mondo. È l'unico ente del quale l'essere ne va del suo essere stesso. Esso è un ente già sempre mio, mai del tutto sconosciuto ma non compreso a pieno. Si distingue dagli altri enti del mondo perché ha delle categorie particolari: esistenziali. Si rende visibile come cura, prendersi cura del mondo.

Si comprende indipendentemente dall'esperienza e in base alle sue possibilità. È celato a se stesso nella sua autenticità a causa del 'si'. La sua apertura è un suo modo di essere essenziale. L'essere dell'esserci è sempre deiettivo. L'esserci finché esiste come ente non ha raggiunto la sua totalità; nel momento in cui la sua totalità viene raggiunta, perde il suo essere-nel-mondo. L'esserci è nell'incompletezza, porta fino alla fine una mancanza che già gli è propria, già lo comprende ma che non è accessibile e reale. L'esserci è divenire, è già sempre non-ancora. L'esserci è ontologicamente lontano e onticamente vicino. Impossibile una definizione, il suo essere è l'esistenza e quindi si può dire solo cosa può essere. L'apertura dell'esserci lo costituisce e abbraccia la struttura dell'essere. Esserci già sempre aperto al mondo:

  • Situazione emotiva
  • Comprensione
  • Discorso
  • Deiezione

Interpretazione e primato ontico-ontologico

L'esserci va compreso a partire dal futuro (interpretazione paolina per cui il mondo si comprende dopo la venuta di Cristo, prima niente ha senso). L'esserci riviene a se stesso in quanto ad-veniente.

Primato ontico: L'indagine sull'essere permette una comprensione delle altre scienze e i loro legami perché l'indagine sull'essere le comprende tutte. È il primo ente per la sua capacità di mettere in questione il proprio essere.

Ontologico: Non può essere definito dalle ontologie classiche; è un ente particolare, base di tutte le ontologie.

Ontico-ontologico: Può interagire e conoscere gli altri enti. Può rapportarsi alla sua esistenza ed essere interrogato.

Analitica esistenziale e ermeneutica

Analitica esistenziale dell'esserci: Analisi e scomposizione degli elementi dell'esistenza. Ermeneutica della fatticità (Aristotele).

L'ontologia implica la distruzione della storia della filosofia dell'ontologia per poter criticare il passato e i suoi limiti. I limiti trovati dell'ontologia permetteranno nuove riflessioni. La dottrina dell'esserci di Heidegger parte dall'interrogazione dell'esserci, basata sull'analitica esistenziale. Cogliere l'essere in quanto tale per avere una dottrina dell'essere: ontologia dell'essere.

Ermeneutica: Dottrina dell'interpretazione. Modo di pensare originariamente la fenomenologia. Origina dalla ricerca di interpretare i testi giudaico-cristiani. La ricerca ermeneutica di Heidegger si avvicina al senso dell'essere. Interpretazione della vita: Modo in cui si sviluppa l'indagine ontologica. La filosofia diventa ontologia fenomenologica che nasce dall'ermeneutica dell'esserci.

Fenomenologia

Nuovo metodo ripreso da Husserl, ma dal quale si distacca. Per Husserl, la fenomenologia coincide con l'indagine della filosofia, mentre per Heidegger la filosofia è la scienza dell'essere, la fenomenologia è solo un metodo. Husserl individua il 'che cosa' di un ente con una riduzione, fenomenologo perché l'indagine comincia dalle cose stesse, i fenomeni. La fenomenologia deve esprimere come fare una ricerca filosofica e rappresenta il carattere dinamico della ricerca filosofica. La fenomenologia è un metodo che contrasta la reductio ad unum delle origini dell'esserci. Lascia l'esserci alla sua pluralità di strutture. Invece di una scienza dell'origine dell'essere, deve indagare i modi in cui la vita si articola, come essa è. Sarà per Heidegger un metodo di indagine filosofica per decostruire la tradizione a favore di nuove idee. La fenomenologia deve mediare come metodo di interpretazione del logos e quindi del fenomeno. Si può parlare di filosofia impura in cui sono necessari del pregiudizi che aiutano la comprensione. La domanda sull'esserci è svolta in senso fenomenologico.

Esistente ed esistenziale

Esistentivo: riguarda l'ente. Una comprensione delle scelte, dell'esperienza.

Esistenziale: riguarda l'essere. Una comprensione delle sue strutture.

Ricerca e problema dell'essere

Interrogato: esserci
Cercato: essere dell'esserci
Ricercato: senso dell'essere
Domandato: essere (in quanto essente)
La ricerca è fondata su una riflessione personale sull'ente che noi stessi siamo. Decisione di cogliere e approfondire ciò che siamo. Ogni domandare è un cercare, il cercare nel suo esser dato e caratteristiche diventa un ricercato. Il ricercare ha tre momenti: il domandato, l'interrogato e ricercato.

Problema dell'essere: Bisogna ricordare e ricercare per cogliere l'essere non metafisico ma sempre mio. La domanda sull'essere si rivela la domanda sul senso.

  • Concetto più generale (ne abbiamo sempre una comprensione preliminare)
  • Indefinito (non è un ente e non comprensibile per categorie)
  • Ovvio (noto non conosciuto ma anzi)

Struttura dell'opera

Incompiuto: dovevano essere 2 parti divise in 3 sezioni. Prima parte si occupa dell'esserci e il suo carattere temporale in modo preparatorio. Seconda parte: tradizione filosofica sull'essere per un'indagine critica (Kant, Cartesio, Aristotele).

Concetti chiave

Appagatività: Proprietà di un utilizzabile o ente del mondo. Modo d'essere dell'utilizzabile ci. Rimando dell'ente utilizzabile alla sua utilità.

Utilizzabilità: Rapporto più originario con le cose. Capacità di rimando perché distoglie l'attenzione.

Mondità: Concetto ontologico, struttura dell'esser-nel-mondo. Indica l'appartenenza al mondo.

Significatività: Significati che rinviano un ente intramontano all'altro. Insieme di riferimenti del per-che, a-che, per-cioè, e in-vista-di.

Effettività/ fatticità: Fatticità dell'esserci, l'esserci per ciò che è. Non metafisico. Qualcosa che è concretamente.

Cosità: Determinazioni e contenuti delle cose in quanto cose.

Enticità: Carattere di un ente che lo rende tale. Indicazione ontologica del modo di essere degli enti.

Verità

Manifestazione dell'ente e la scoperta di essa. La verità è esperienza, non riguarda solo il logos.

  • Luogo della verità è l'asserzione
  • Essenza della verità è l'adeguazione del giudizio al soggetto
  • Il giudizio è origine alla verità

Verità come adeguatio: adeguazione del conoscere a soggetto, è considerata come una relazione rispetto a., è una adeguazione di due oggetti non omogenei come intelletto e res. La visione di Heidegger viene dalla decostruzione della tradizione classica perché adeguatio porta a delle contraddizioni:

Rapporto di conformità tra oggetti e soggetto, invece che come adeguatio (da Aristotele).

Esser-vero: esser-scoprente. Un'asserzione vera è un'asserzione che scopre l'ente in se stesso e lo lascia vedere. La verità come esser-scoperto deriva dalla concezione classica di adeguatio: la verità è apertura e adeguazione tra due semplici presenze. Ogni verità c'è solo finché esiste l'esserci, è relativa rispetto all'esserci, non perché soggettiva ma solo in relazione con l'esserci. L'esserci è originariamente nella verità e nella non verità. L'esserci è legato alla verità nel modo della parvenza, del non-Aleteia, non-nascondimento. La verità ha dei diversi livelli: diversi modi in cui un ente può scoprirsi. L'esserci scopre l'ente. L'ente si svela nel suo essere stesso. Lo scoprimento avviene grazie alla relazione tra ente e scoprente. Verifica che l'ente si scopri come il medesimo, verifica è manifestarsi dell'ente nella sua identità quindi ha radice nell'automanifestazione dell'ente.

Temporalità

È il senso originario dell'essere dell'esserci, quindi della cura autentica. Fondamento dell'esistenzialità dell'esserci. La temporalità non è un ente ma si temporalizza. La natura della temporalità è la temporalizzazione nelle 3 estasi. Condizione della possibilità di comprensione dell'essere. Il tempo contiene l'esserci come lo spazio. Il tempo è spaziale, apre lo spazio, è l'apertura non il contenitore. Grazie all'incontro dell'esserci nel suo tempo autentico, e grazie a questo incontra gli altri. Quando l'ente intramondano si determina nel tempo diventa intratemporale.

La temporalità è il senso della cura perché permette all'esserci di incontrarsi in modo autentico, a partire dal futuro con la morte, presente con il mondo, e passato. Ha tre estasi, cioè tre gradi di fuori:

  • Avvenire (comprensione)
  • Esser-stato (situazione emotiva)
  • Presente

Il primo fenomeno della temporalità, a partire dalla quale si temporalizza, è l'avvenire. Nella comprensione:

  • L'avvenire autentico è l'anticipazione (precorrimento), che lascia l'avvenire come poter-essere.
  • L'avvenire inautentico è l'aspettarsi, l'esserci è in attesa e conta il tempo.
  • Il presente autentico è l'attimo, in cui non accade nulla ma solo esso (si temporalizza a partire dal futuro autentico).
  • Il presente inautentico invece è la presentazione priva di attimità e indeciso (si temporalizza a partire dalla presentazione).
  • L'esser-stato autentico è la ripetizione, l'esserci si anticipa ripetendosi nel suo esser-più-proprio.
  • L'esser-stato inautentico è l'oblio, questa estasi fugge davanti al più proprio esser-stato e si chiude in se stesso.

Aspettarsi-obliante-presentante è una modalità temporalizzante della temporalità inautentica. Le estasi non sono solo un fuori-dà ma sono anche un verso-dove. Le tre estasi hanno infatti un orizzonte, cioè lo schema orizzontale per-che. Lo schema orizzontale del presente è costituito dallo schema l'in-vista-di-se-stesso, davanti-a-dell'avvenire è lo schema dell'esser-stato è il che. L'insieme di questi schemi della temporalità indica rispetto a cosa l'ente è aperto. La temporalità autentica è finita ed è possibile se l'esserci assume se stesso nel suo esser-gettato nell'attimo. La temporalità come modo estatico-orizzontale è grazie all'apertura del ci già sempre interpretabile, noi la chiamiamo tempo. La temporalità originaria è però incompresa, è inaccessibile alla visione ordinaria.

Spazialità

La spazialità è una corrispondente determinazione dell'esserci alla temporalità. Chiamiamo quindi l'esserci un ente non solo temporale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FrancescaIri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della religione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Bancalari Stefano.
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