Vedere le cose come sono
Introduzione all'edizione italiana
1. La schematicità rappresentata dai diagrammi nei primi capitoli da Searle va intesa sotto la luce che la percezione sia un evento reale, un accadimento che ha una sua causa oggettiva e un suo effetto soggettivo. L'intenzionalità si gioca quindi tra due stati ontologici del mondo, quello oggettivo e quello soggettivo e a partire da questo devono essere compresi.
Per Searle la filosofia della percezione si è macchiata di un errore fenomenico: nel consentirci di usare la parola oggetto per descrivere ciò che caratterizza un momento interno della nostra esperienza. Il che significa, da un lato riconoscere che il vedere un’oasi e il credere di vederla sono esperienze che possono essere del tutto identiche, ma dall’altro negare che si possa chiamare oggetto la direzionalità dell’esperienza, solidificando in un’oggettualità immanente il carattere presentazionale della percezione.
Una buona filosofia della percezione deve rifiutare quindi il rappresentazionalismo e sostenere che la forma intenzionale dell’esperienza percettiva consiste nel suo essere un certo modo di presentare qualcosa così e così un modo che, se esiste, parla di oggetto nel mondo. Tale rifiuto si articola in due mosse: nella negazione del principio fenomenico e un’altra sul terreno puramente fenomenologico e che ci invita a distinguere le forme intenzionali dell’esperienza che sono caratterizzate dal riferirsi a un certo stato di cose per mezzo di una descrizione verbale.
2. Le ragioni che consentono a Searle di rifiutare lo scetticismo della percezione si trovano nella comprensione dei fenomeni intenzionali alla luce della relazione reale di natura causale che lega il soggetto percepiente al mondo e non vi è dubbio che la causalità intenzionale svolge un ruolo centrale perché grazie a essa è possibile cogliere in prima persona la percezione come un evento che lega gli elementi dell’ontologia obiettiva a quelli dell’ontologia soggettiva, le cose del mondo ai vissuti che le colgono.
3. Quale fatto concernente la fenomenologia della vostra esperienza visiva corrente fa necessariamente sì che, se voi avvertite quella fenomenologia, vi sembrerà di stare vedendo qualcosa di rosso? La via inversa che percorre Searle ci conduce nel caso delle esperienze percettive di base, dall’ontologia oggettiva all’ontologia soggettiva, per poi mostrare come la relazione causale che nell’esperienza si dispiega penetri nel contenuto intenzionale e ci consenta di coglierlo come il modo in cui gli oggetti esperiti ci appaiono.
4. Il punto centrale del libro è la tesi secondo la quale la fenomenologia di un’esperienza percettiva deve poter fissare le sue condizioni di soddisfazione, perché una percezione possa avere condizioni di soddisfazione, deve avere già un contenuto intenzionale, così come in generale deve averlo perché sia possibile parlare di una causalità intenzionale e quindi della relazione di dipendenza che lega un qualche elemento dell’ontologia oggettiva a un qualche elemento dell’ontologia soggettiva.
Il cattivo argomento – Uno dei più grandi errori della filosofia degli ultimi secoli
Una piccola fallacia e un grande errore
Tutte le teorie che si sono susseguite da Cartesio in poi sono espressione dello stesso errore: il dualismo concettuale e si tratta di supporre che noi non percepiamo direttamente gli oggetti e gli stati di cose del mondo, ma percepiamo direttamente soltanto le nostre esperienze soggettive. La percezione in realtà è diretta nel senso che non percepite qualche altra cosa per mezzo della quale percepite la scena. Gli oggetti e gli stati delle cose hanno un’esistenza indipendente, nel senso che esistono indipendentemente dal vostro esperirli. Perciò ci sono due elementi distinti: gli stati delle cose ontologicamente oggettivi che voi percepite direttamente e le esperienze ontologicamente soggettive che voi fate di essi.
Se provate a descrivere la realtà oggettiva che vedete e poi provate a descrivere la vostra esperienza soggettiva del vedere quella realtà, utilizzate le medesime parole. L’esperienza soggettiva ha un contenuto, ciò che i filosofi chiamano contenuto intenzionale, e la specificazione del contenuto intenzionale è la descrizione dello stato di cose che il contenuto intenzionale vi presenta.
Digressione su intenzionalità e fenomenologia
L’intenzionalità è quella caratteristica della mente per mezzo della quale essa è diretta o verte su soggetti e stati di cose del mondo (non ha una connessione con l’avere intenzione in senso ordinario). Gli stati intenzionali sono o non sono soddisfatti e il contenuto dello stato intenzionale ne determina le condizioni di soddisfazione. La fenomenologia si riferisce semplicemente all’aspetto qualitativo dei nostri stati, eventi o processi coscienti. Ovunque ci sia coscienza, c’è fenomenologia.
Il realismo diretto
Realismo perché afferma che abbiamo un accesso percettivo al mondo reale e diretto perché afferma che non dobbiamo percepire prima qualche altra cosa attraverso cui poi percepire il mondo reale e rappresenta la teoria appena enunciata.
Oggettività e soggettività
La famosa distinzione tra oggettivo e soggettivo rimane ambigua tra un senso epistemico – dove epistemico significa avere a che fare con la conoscenza – e uno ontologico – dove ontologico significa avere a che fare con l’esistenza.
Diagrammi della percezione visiva
La scena visivo-percettiva veridica contiene due fenomeni distinti: uno stato di cose oggettivo, appartenente al mondo che sta fuori della vostra testa, e un’esperienza percettiva visiva di quello stato di cose che è ontologicamente soggettiva e sta interamente all’interno della vostra testa. Devono catturare quindi la soggettività ontologica dell’esperienza percettiva, l’oggettività ontologica dello stato di cose visto e le relazioni causali.
Nel primo diagramma il rettangolo disegnato dentro la testa rappresenta l’esperienza soggettiva causata dall’oggetto. Il rettangolo disegnato fuori rappresenta l’oggetto percepito. Il secondo diagramma rappresenta nella linea più in alto la causazione per effetto della quale il rettangolo oggettivo causa l’esperienza soggettiva. La direzione della causazione è mondo-mente e la direzione di adattamento dell’intenzionalità è mente-mondo. Questa figura aggiunge una linea più in basso che rappresenta l’intenzionalità dell’esperienza, la quale presenta l’oggetto come sua condizione di soddisfazione. La figura contiene l’affermazione controversa che l’esperienza visiva è dotata di intenzionalità.
Nel terzo diagramma viene presentato il caso dell’allucinazione. I processi interni al cervello sono sufficienti a produrre un’esperienza visiva che è identica per tipologia all’esperienza visiva prodotta dallo stimolo esterno. L’esperienza visiva ha lo stesso contenuto intenzionale dell’esperienza veridica, ma è priva dell’oggetto dell’esperienza visiva.
Argomento per rigettare il realismo diretto (o ingenuo)
Analisi dell’errore nell’argomento dell’illusione, passo per passo:
- Sia nel caso della percezione veridica che in quello dell’allucinazione, vi è un elemento in comune, un’esperienza soggettiva qualitativa accade all’interno del sistema visivo.
- Poiché questo elemento comune è qualitativamente identico nei due casi, qualsiasi analisi di uno va data anche all’altro.
- Sia nel caso della percezione veridica, sia in quello dell’allucinazione abbiamo consapevolezza di qualcosa.
- Nel caso dell’allucinazione però questo qualcosa non può essere un oggetto materiale: deve perciò trattarsi di un’entità mentale soggettiva. La chiameremo “dato sensoriale”.
- In base al secondo passo, dobbiamo però dare la stessa spiegazione a entrambi i casi, perciò nel caso della percezione veridica, come nell’allucinazione, vediamo unicamente dati sensoriali.
- Dobbiamo concludere che in nessun caso vediamo oggetti materiali o fenomeni ontologicamente oggettivi, il realismo diretto è dunque confutato. Tale argomento è stato il fondamento dell’epistemologia moderna.
La fallacia dell'argomento
Se analizziamo il terzo punto, c’è “consapevolezza di” o “coscienza di” qualcosa. È ambiguo perché contiene due sensi di “consapevolezza di” che chiamerò rispettivamente la “consapevolezza di” dell’intenzionalità e la “consapevolezza di” della costituzione. Nel caso dell’allucinazione, vi era un contenuto intenzionale, non un oggetto intenzionale, vi era uno stato intenzionale le cui condizioni non erano soddisfatte. La prova che le due espressioni vengono usate in due modi differenti è che la semantica è differente. Consideriamo: “Il soggetto S ha una consapevolezza C dell’oggetto O”. Nel senso dell’intenzionalità, ciò ha la conseguenza che C non è identica a O. C diversa da O. Nel senso dell’intenzionalità, A è un evento ontologicamente soggettivo che ha l’esistenza e le caratteristiche di O come proprie condizioni di soddisfazione. Nel senso della costituzione o dell’identità, invece, C è identica a O. La cosa di cui si ha “consapevolezza di” è la consapevolezza stessa (C=O).
L’errore deriva quindi da una mancata comprensione dell’intenzionalità dell’esperienza percettiva. Se non si riesce a rendersi conto del fatto che quello che c’è in comune è un’esperienza cosciente intenzionale con le sue condizioni di soddisfazione, è probabile che si pensi che quello che c’è in comune sia l’oggetto stesso della percezione, vale a dire che se non si riesce a comprendere l’intenzionalità dell’esperienza, è probabile che si pensi che l’esperienza sia l’oggetto dell’esperienza nel caso dell’allucinazione.
Vi è una sola esperienza, essa ha oggetti e stati di cose del mondo come proprie condizioni di soddisfazione. E si può avere una “consapevolezza di” (nel senso costitutivo) rivolta all’esperienza, sia una “consapevolezza di” (nel senso di intenzionalità) rivolta agli oggetti e agli stati di cose del mondo ontologicamente oggettivi che l’esperienza presenta come proprie condizioni intenzionali di soddisfazione. Un’esperienza, due senso di “consapevolezza di”.
Appendice a al capitolo 1 – Elementi della teoria dell'intenzionalità
L’intenzionalità è quella caratteristica per mezzo della quale la mente è diretta o verte su oggetti o stati di cose del mondo ed è soprattutto un fenomeno biologico. Abbiamo già detto che il cattivo argomento è espressione della confusione tra contenuto e oggetto: l’esperienza visiva, che determina il contenuto della mia percezione, viene trattata come l’oggetto della percezione.
Gli stati intenzionali si adattano al mondo secondo una delle due direzioni di adattamento: mente-mondo e mondo-mente. Ogni volta che uno stato intenzionale ha un contenuto proposizionale completo e una direzione di adattamento, corrisponderà oppure non corrisponderà al mondo e in questi casi lo stato sarà soddisfatto oppure no. La soddisfazione è un caso generale di cui la verità è solo un caso speciale.
Le condizioni di soddisfazione sono la chiave per comprendere l’intenzionalità. Ogni stato intenzionale dotato di un contenuto proposizionale completo e di una direzione di adattamento è una rappresentazione (o presentazione) delle proprie condizioni di soddisfazione. In quanto fenomeni biologici, gli stati intenzionali agiscono in maniera causale nelle nostre esistenze. L’esperienza percettiva e le intenzioni di compiere azioni sono entrambe causalmente auto-riflessive, tuttavia hanno differenti direzioni di adattamento e causazione. Nel caso della percezione, la direzione di adattamento è mente-mondo, mentre quella di causazione è mondo-mente. Nel caso dell’intenzione, la direzione di adattamento è mondo-mente, mentre quella di causazione è mente-mondo.
Contenuto e oggetto
Non confondere quindi contenuto oggetto, come nella percezione allucinatoria.
Oggetti intenzionali
È un errore ritenere che ogni stato intenzionale abbia un oggetto intenzionale. Nel caso di credenze su oggetti che non esistono, vi è comunque un oggetto che ha un certo tipo di esistenza che Brentano chiamava “esistenza intenzionale”.
Atteggiamenti proposizionali
Altro errore è credere che uno stato intenzionale sia una relazione tra un agente e una rappresentazione mentale (tipicamente una proposizione). La proposizione non è l’oggetto della credenza, è il contenuto della credenza. Non vi è alcuna ulteriore relazione tra l’agente e una rappresentazione, la credenza è semplicemente la rappresentazione.
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