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Novecento – Casadei + Antologia

Capitolo 1

La poesia

Dal punto di vista letterario, il Novecento comincia con il 1903, anno in cui si chiude la parte ottocentesca della lirica italiana con la pubblicazione dei “Canti di Castelvecchio” di Pascoli e “Alcyone” di D’Annunzio. Negli stessi anni si sviluppa il crepuscolarismo. Questo termine designa il momento che viene dopo il tramonto e precede l’inizio della notte, quindi il termine della giornata. Crepuscolo, però, è anche il momento che precede l’alba, il sorgere del sole.

Il termine fu coniato dal critico Giuseppe Antonio Borgese, che lo usava in questa duplice accezione: una poesia che sta alla fine di una grande stagione ma anche all’inizio di una nuova stagione poetica, quella della poesia del Novecento. Questo secondo significato, quello più positivo, è stato poi accolto dalla critica. Questi poeti pubblicano le loro raccolte tra il 1903 e il 1911. Le città italiane principali in cui operano i poeti crepuscolari sono Roma e Torino. A Roma viveva e operava Sergio Corazzini; a Torino, invece, Guido Gozzano (considerato il più famoso dei crepuscolari). Altri poeti erano: Corrado Govoni, Marino Moretti e Aldo Palazzeschi.

I crepuscolari introducono delle novità sia in campo tematico sia in campo stilistico: la poesia Carducciana e D’Annunziana riguardava temi di tipo patriottico, civile, storico, religioso e sociale. I crepuscolari rifiutano tutti questi temi e preferiscono, invece, approfondire i temi dell’interiorità. Essi, inoltre, non svolgono il ruolo di poeti-vate (poeta guida di un popolo) come avevano precedentemente fatto Carducci e D’Annunzio sia perché erano stati quasi emarginati dalla società sia perché la poesia, la letteratura non avevano più quel peso che avevano qualche decennio prima.

Essi, quindi, si rifiutano di essere chiamati poeti; per esempio Sergio Corazzini nella sua poesia più famosa La desolazione del povero poeta sentimentale dice di non essere un poeta, solo un piccolo fanciullo che piange. I crepuscolari, inoltre, rifiutano la metrica tradizionale e adottano la metrica libera, non seguendo uno schema prefissato. Questa innovazione metrica proviene dalla Francia dove era nato il verso libero nell’ambiente dei simbolisti francesi (Sergio Corazzini utilizza la metrica libera).

Gozzano nel poemetto La signorina Felicita ovvero la Felicità racconta la storia della signorina Felicita che viveva nella villa abbandonata della provincia piemontese con un’anziana cameriera che viene corteggiata da un avvocato che rappresenta una sorta di alter ego di Gozzano. Con questa figura Gozzano vuole contrapporre una sua realtà a quella di D’Annunzio che invece ci descriveva le splendide nobildonne romane, ecc. Gozzano non adotta il verso libero, riprende la metrica tradizionale, qui utilizza sestine in endecasillabi. I crepuscolari utilizzano anche un linguaggio quotidiano, non utilizzano termini aulici.

Il Futurismo

Negli stessi anni esplodono anche altri movimenti definiti avanguardie, che vogliono rompere con la tradizione poetica degli anni precedenti. Tra queste abbiamo: il Dadaismo, il Cubismo, l’Espressionismo e il Futurismo. In particolare il Futurismo fu un’avanguardia promossa da Filippo Tommaso Marinetti, che con il suo manifesto presenta il proprio movimento come fortemente tecnologico e avanzato, aggressivo.

Il Futurismo presenta due caratteristiche che lo distinguono dalle altre avanguardie: il fatto di coinvolgere tutte le arti esistenti (anche cinema) e anche altri aspetti della vita quotidiana, tende ad una ricostruzione dell’universo (Ricostruzione futurista è il titolo di uno dei tanti manifesti di questo movimento) e la capacità di estendersi geograficamente, dall’Italia alle altre nazioni europee ed extraeuropee. Esso va dal 1909 al 1944 come arco cronologico. Il 1944 è l’anno della morte di Marinetti, il fondatore del movimento. Il movimento nasce a Milano, città in cui sorgevano le grandi industrie, dove anche la vita quotidiana subiva delle modifiche e dei cambiamenti profondi.

Marinetti riteneva che la letteratura non potesse essere come prima perché il mondo stava cambiando e quindi doveva farlo anche la letteratura. I futuristi esaltano la velocità e il movimento, sono a favore della guerra come igiene del mondo. Il manifesto di formazione viene pubblicato il 20 febbraio del 1909, data di nascita del movimento futurista. Marinetti pubblica il suo manifesto su Le Figaro perché così avrebbe avuto la possibilità di avere più audience, più ascolto. In concreto egli utilizza parole in libertà, composizioni tipografiche in cui le parole sono accostate senza precisi nessi sintattici e disposte a formare figure.

Ungaretti

Ungaretti nasce ad Alessandria d’Egitto (origini lucchesi), successivamente si stabilisce e studia a Parigi. Qui entra in contatto con le avanguardie e con Apollinaire. Partecipa alla prima guerra mondiale che si rivela un’esperienza traumatica che però gli permise di avere successo con Il porto sepolto.

La prima fase della poetica di Ungaretti è caratterizzata da un forte sperimentalismo. Egli viene influenzato molto dalla poesia simbolista francese, motivo per il quale si serve dell’analogia per indagare la realtà nei suoi aspetti più profondi. Le liriche della prima fase presentano: l’utilizzo di un linguaggio semplice, l’abolizione della rima e del verso tradizionale, l’abbandono della punteggiatura, la riduzione del verso anche a una singola parola, l’uso frequente di spazi bianchi e pause.

Nella seconda fase, invece, ritornano la sintassi strutturata, la punteggiatura e le forme metriche tradizionali, in particolare l’endecasillabo. La terza fase, invece, è caratterizzata da compostezza formale, si orienta sempre di più verso una dimensione classica.

L’Allegria è il libro poetico più rilevante della fase del primo '900. Nasce inizialmente come Il porto sepolto (1916), comprendente le poesie scritte durante la prima guerra mondiale. Successivamente viene inserita in una raccolta più ampia, intitolata Allegria di naufragi (1919). Infine, la raccolta viene ripubblicata con il titolo Allegria (1931). Il titolo Allegria di naufragi sottolinea la forza vitale e positiva che nasce anche in mezzo ai “naufragi” esistenziali provocati dalla guerra.

Successivamente, il poeta sceglie di valorizzare solo l’allegria, questa forza positiva e vitale quasi a sottolineare l’approdo a una nuova concezione dell’esistenza a cui la poesia gli ha permesso di giungere. È suddivisa in cinque sezioni: “Ultime”, “Il porto sepolto”, “Naufragi”, “Girovago” e “Prime”. La maggior parte delle liriche ha come intestazione luogo e data di composizione, come un diario. Egli, oltre al tema della guerra, parla anche del valore della fratellanza e rievoca gli anni della giovinezza trascorsa in Egitto.

In questa raccolta sono anche presenti diverse innovazioni stilistiche, per esempio: l’abolizione della punteggiatura sostituita con spazi bianchi, lo sconvolgimento della sintassi e il rifiuto delle forme metriche tradizionali. Egli riduce all’essenziale: i poeti crepuscolari avevano già abbassato il tono della poesia; Ungaretti lo abbassa ancora di più e si rifà alle proposte dei futuristi (non ai temi. Per esempio proposta di Marinetti di abolire la punteggiatura). Egli, inoltre, non utilizza un lessico aulico ma semplice.

Analisi opere

  • In memoria è la lirica che apre la sezione Il porto sepolto. È dedicata ad un amico d’infanzia di Ungaretti che, come lui, aveva lasciato Alessandria d’Egitto ed era emigrato a Parigi. Il giovane, però, non era riuscito a integrarsi e a trovare una propria identità e aveva finito per suicidarsi. Questa condizione è in parte simile a quella del poeta, cresciuto in Egitto da una famiglia di emigrati lucchesi (viene detto anche nei Fiumi), il quale tuttavia, a differenza dell’amico, era riuscito a superare questa condizione grazie alla poesia. Nella prima parte del componimento tema dominante è dunque la negazione dell’identità di Moammed. Nella seconda parte, invece, ricorda il funerale di Moammed a cui nessuno aveva preso parte eccetto lui e la padrona dell’albergo in cui alloggiavano. Tipica sintassi ungarettiana frammentaria, uso degli enjambement per garantire continuità narrativa del discorso. Utilizzo analogia.
  • Il porto sepolto, che dà il titolo all’omonima sezione, riflette sull’origine della poesia e dell’ispirazione poetica. Ha sia un significato biografico che simbolico. Egli deve immergersi in questo porto per recuperare l’essenza stessa della parola poetica e poi risalire per diffondere i suoi canti. Si ricollega alla poetica delle corrispondenze di Baudelaire per il quale la parole poetica è un qualcosa di inaccessibile e può essere indagata solo dal poeta.
  • Veglia (sezione Il porto sepolto) è ispirata ad un fatto realmente accaduto al poeta durante la guerra: la veglia accanto al cadavere di un compagno che suscita nel poeta un forte attaccamento alla vita. Sintassi frammentata. Lo spazio bianco tra la prima parte e gli ultimi tre versi consente al poeta di riflettere e scavare nel proprio essere.
  • Fratelli (sezione Il porto sepolto) è una riflessione sulla violenza della guerra che induci gli uomini a dimenticare i valori fondamentali dell’esistenza, i quali, una volta riaffermati, assumo il significato di una vera e propria rivolta. Fratelli è la parole che apre e chiude la poesia.
  • I fiumi (sezione Il porto sepolto) è una lirica con carattere autobiografico. Il un momento di tregua dalla guerra il poeta ricorda la sua immersione nelle acque dell’Isonzo, che ha valore simbolico di una purificazione battesimale, che rigenera il poeta. L’Isonzo, è il fiume che costeggia il Carso e che è stato teatro di diverse battaglie sanguinose. L’acqua del fiume è l’elemento che lo riconcilia con la vita e gli consente di ricapitolare la propria vicenda e di comprenderne il senso, ritrovando l’armonia con gli elementi della natura. Il fiume Isonzo richiama gli altri fiumi che hanno segnato le tappe della sua vita. La lirica si articola in quattro parti: nella prima c’è una presentazione del paesaggio, è notte; nella seconda rievoca il bagno nel fiume Isonzo che gli permette di ritrovare l’armonia; nella terza affiorano i ricordi degli altri fiumi e nella quarta si ritorna al presente, c’è quindi una struttura circolare. C’è un frequento uso di similitudini.
  • In San Martino del Carso (sezione Il porto Sepolto) il poeta ricorre a parole essenziali per esprimere il senso tragico della devastazione di un paese e del suo animo.
  • Allegria di naufragi (sezione Il porto sepolto) dava il titolo alla raccolta del 1919. L’accostamento dei due termini costituisce un ossimoro: fanno riferimento a due situazioni e stati d’animo in contrasto fra loro. Il naufrago sente rinascere in sé la volontà di riprendere il viaggio e questa istintiva volontà rappresenta l’allegria. Egli definisce il processo che è alla base della creazione poetica: il poeta è colui che, anche dopo il naufragio, riprende il cammino senza timore, come un lupo di mare. Assenza di punteggiatura, sintagmi spezzata.
  • Mattina (sezione Naufragi) è la lirica più breve della letteratura italiana. Il componimento è costituito da sole quattro parole suddivise in due versi, cariche di significati nascosti. Importante è anche il titolo “Mattina”: è proprio nell’illuminazione del sole nelle prime ore della giornata che Ungaretti riesce a percepire questo senso di immensità. In queste quattro parole viene descritto il contatto dell’uomo, finito, con l’assoluto, infinito. I due versi sono scanditi dal suono della “l”, della “m” e della “n” che suggeriscono al lettore un senso di rilassatezza e morbidezza. Sono entrambi aperti da un’elisione (parola apostrofata). I due termini più importanti iniziano per “i” e finiscono per “o”.
  • Anche in Soldati (sezione Girovago) è evidente l’essenzialità del suo stile poetico. La lirica è formata da un’unica similitudine che nasce dall’associazione analogica tra un elemento della natura e il destino degli uomini e rappresenta la condizione dei soldati, precaria come quella delle foglie in autunno. Il primo termine della similitudine non fa parte dei versi ma è espresso nel titolo. Ritmo frantumato e scandito da una serie di pause.

Il secondo tempo di Ungaretti

Il secondo tempo di Ungaretti è legato ad un’altra raccolta: Sentimento del tempo (1933). In questo caso cambiano sia i temi sia la forma, la raccolta è legata agli anni successivi della guerra. Egli, nell’immediato dopoguerra, vive tra Roma e Parigi. Vivere a Roma per Ungaretti era un’esperienza completamente nuova rispetto a quella che aveva vissuto ad Alessandria d’Egitto; Alessandria d’Egitto era il deserto, a Roma, invece, ci sono i segni di tutte le epoche del passato: dall’antica Roma dei re agli imperatori, all’impero romano, Barocco, ecc. Il poeta, quindi, a Roma recupera questo sentimento del tempo che non aveva invece ad Alessandria.

Nella raccolta egli parla proprio del passare del tempo, le stagioni che cambiano radicalmente il paesaggio, troviamo riflessioni ispirate alla ricerca del senso universale dell’esistenza, rese attraverso la riproposizione dei miti classici. Egli legge i grandi classici italiani, c’è un recupero della tradizione italiana; in particolare recupera la linea petrarchesco-leopardiana della lezione lirica italiana, recupera l’endecasillabo, cioè il verso classico composto da 11 sillabe a cui dedica un saggio, Difesa dell’endecasillabo. Recupera la punteggiatura che invece non aveva usato nell’Allegria. Emergono anche temi di riflessione religiosa (Ungaretti nel 1928 si converte al cattolicesimo). Dopo la prima guerra mondiale cambia radicalmente la situazione perché in Italia, ma anche in Europa, si diffonde il cosiddetto ritorno all’ordine: in letteratura e nelle arti in generale si rifiutano le avanguardie, la sperimentazione e si recupera la tradizione. (Quindi si può parlare di neoclassicismo, che non ha niente a che fare con il classicismo del settecento).

Analisi opere

  • L’Isola è una lirica con andamento sia narrativo che descrittivo. Compare un personaggio, privo di una precisa identità, che esplora quest’isola. Il paesaggio è reso in una dimensione mitica, non riferibile a nessun luogo. Ci troviamo, quindi, di fronte ad uno spazio ed un tempo indefiniti. Troviamo numerosi riferimenti letterari, per esempio: nella figure delle ninfe e dei pastori si ritrovano alcuni topoi dell’Arcadia. Il linguaggio, le visioni e le immagini paesaggistiche vaghe, invece, rimandano alla tradizione simbolista. Versi liberi ma presenza di settenari, novenari ed endecasillabi.
  • Di luglio parla dell’estate, descritta nei suoi effetti negativi e drammatici. Il sole di Luglio è visto come una forza distruttiva della vita e richiama una concezione negativa dell’esistenza. Non abbiamo più versi liberi senza punteggiatura ma due strofe e un ampio uso delle virgole. Immagini complesse e analogia più soggettiva: le associazioni sono basate su un’intuizione personale, per esempio quella che lega l’effetto dell’arsura sulle foglie al colore rosa, visto come il colore della tristezza.
  • Il dolore segna il passaggio alla terza fase. Emerge la sensazione di vuoto del poeta di fronte al dolore per la perdita dei suoi cari (il fratello e il figlioletto) e la sofferenza per le atrocità della guerra.
  • Non gridate più è un invito ai superstiti a fare tesoro del passato e a non ripetere più gli stessi errori. È formata da due strofe di quattro versi ciascuna.

Pirandello

Per quanto riguarda la narrativa si fa riferimento a Pirandello. Nasce ad Agrigento (1867). Subisce l’influenza di veristi quali Capuana, Verga e De Roberto dai quali successivamente si discosta concentrandosi sullo scavo psicologico dei personaggi. Si dedica anche allo studio della psicologia sui testi di Binet e Bergson e della filosofia sui testi di Simmel, padre del relativismo oggettivo secondo cui non esiste alcuna verità oggettiva.

Importante è anche il concetto di realtà come continuo fluire da cui Pirandello dedusse l’inconoscibilità del reale: ogni individuo si crea un’immagine del mondo esterno in base al proprio punto di vista; stesso dicasi del linguaggio, non sempre le parole che qualcuno utilizza hanno lo stesso significato per coloro che ascoltano. Egli ha dato vita a personaggi problematici, privi di certezze, in preda a crisi d’identità. Considera la vita una grande recita in un cui ognuno ha la sua parte e indossa una maschera e per questo motivo i rapporti umani risultano non autentici.

Le sue opere dimostrano proprio che chi cerca di vivere una vita meno falsa viene emarginato dalla società. Per questo motivo i personaggi di Pirandello si adeguano, come nel caso di Chiàrchiaro della novella La Patente, oppure tentano di ricostruirsi una nuova vita (Mattia Pascal) oppure rifiutano la società, come Vitangelo Moscarda (Uno, Nessuno e Centomila). Dal punto di vista stilistico l’autore approda ad uno stile molto vicino al parlato, ricco di dialoghi e privo di enfasi.

Egli scrive un saggio intitolato L’umorismo, conosciuto come l’opera che permette di comprendere la sua poetica. Distingue il comico dall’umorismo. Il comico (avvertimento del contrario) è tutto ciò che spinge al riso aperto, in modo immediato e spontaneo, manca la riflessione. L’umorismo (sentimento del contrario), invece, è...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saxbrina97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Giannone Antonio Lucio.
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