Aristofane e il contesto storico
Aristofane nasce nel 445 a.C. Nel 411, quando ancora era un giovane commediografo, si ritrovò nel più dirompente evento del periodo: la guerra del Peloponneso. Atene, che vantava un primato culturale, viveva basandosi sull'economia marittima e si vantava della vittoria contro i persiani nella seconda guerra persiana del 480 a.C. Temistocle, grande generale, abbandonò la città per potenziare la flotta con cui nella battaglia di Salamina vinse i persiani e salvò la libertà greca.
Le due potenze: Atene e Sparta
Sparta, oligarchia, antitesi della democrazia, basava il suo dominio sulle truppe di terra e la vita militare. Il grande governatore ateniese, Pericle, capì che la guerra era inevitabile e quindi potenziò la flotta in vista di essa. Nel 431 a.C. essa scoppiò poiché Megara, per sottrarsi ai tributi ateniesi, si rivolse a Sparta: la guerra andò avanti alternando invasioni di terra degli spartani e di mare degli ateniesi. Essa durò fino al 421 a.C.
Poi venne stretta la pace di Nicea, che durò fino al 415 a.C, quando il partito bellicista (che vedeva la guerra come fonte di guadagno) attaccò Siracusa, storica alleata di Sparta. Atene perse e quindi entrò in crisi, fino ad un colpo di mano del partito oligarchico che fece cadere la democrazia nel 400. Ci fu poi un altro colpo di stato in cui la guerra finì con la caduta di Atene nel 404 a.C. e la dominazione (durata molto poco) spartana della Grecia.
L'opera di Aristofane: Lisistrata
Nel 411 e negli anni precedenti, era fortissima la discussione sulla guerra e sulla pace (le opere precedenti di Aristofane infatti trattano di questo). Per la prima volta, il progetto di Lisistrata è epanellenico: ateniesi e spartane, le donne si uniscono per far cessare la guerra. Lisistrata (ossia colei che scioglie le avversità) è la prima opera in cui il protagonista è femminile e, davanti all'incapacità degli uomini politici, architetta un piano generale: lo sciopero del sesso, considerato indispensabile, conquistando il tesoro dell'Acropoli.
Struttura della commedia
Incipit - Tipico di Aristofane è l'inizio della commedia con una lamentela (il punto di partenza è sempre una disperazione). Le parole di Cleonice sono elevate, appartengono alla dimensione tragica: si rivolge a Lisistrata come un'eroina tragica. Così Lisistrata gioca su un doppio binario del linguaggio alto ed argomenti bassi.
Cleonice è il bomolochos, personaggio fondamentale in commedia, colei che fa battute sull'apparente serietà dell'”Augusta” (Lisistrata). È il controtempo comico. Lisistrata usa il linguaggio degli slogan politici. Lampitò, spartana, parla in dialetto (come se parlassero un milanese ed un palermitano). Qui le donne stesse sono complici della comicità di cui sono oggetto.
Nelle opere originali non erano segnati i personaggi parlanti, ma solo dei trattini che portavano al cambio di battute. Dal 200 a.C. si cominciarono a trovare delle abbreviazioni di successivi copiatori: nelle tragedie i personaggi sono talmente ben definiti da non portare alcun problema.
L'evoluzione del piano
Mentre Lisistrata e Lampitò cercano di abituare le donne a pensare come uomini per ottenere il controllo, Cleonice e Mirrina fanno la parte delle donne vezzose che ricadono nelle vanità femminili. Si ha anche una parodia della congiura (giurare insieme), per cui si giura ciò che si ha di più caro (vita): qui si rinuncia al cazzo. Alcune scappano e hanno una reazione tragica; cambiano colore, si voltano, scuotono la testa.
Su libro:
- Pg. 79, espressione proverbiale per una donna sedotta che abbandona i figli; Poseidone e la barca,
- Pg. 84, versi che dimostrano la condivisione del piacere coniugale in una società in cui i matrimoni erano combinati;
- Lampitò solleva il problema economico del tesoro del Partenone, da cui attingeva tutta la politica militare di Atene.
Prologo e sviluppo del piano
Dal verso n.180 - Nella prima parte del prologo prende vita il progetto comico di sciopero sessuale e di occupazione dell’Acropoli: da una parte la dimensione dello scherzo sessuale, che si sviluppa in direzione di contrapposizione tra sessi; e dall’altra il discorso politico del controllo delle finanze pubbliche, di cui le donne vogliono impadronirsi per bloccare i maschi ateniesi. Le donne decidono di fare un giuramento, modellato sulla base di una tragedia di Eschilo. Questo elemento fa parte del modello di una situazione solenne, es. fenomeno religioso attraverso intervento della divinità che sancisce l’obbligatorietà della realizzazione. La parola, se pronunciata nell’ambito del giuramento, è garanzia della realizzazione e come tale è inviolabile: una volta pronunciata non si può ritirare. Qui si giura evocando I sette a Tebe di Eschilo, tragedia di oltre 55 anni prima di Lisistrata. Il giuramento rimase famoso tra gli ateniesi e Aristofane, nel 405 a.C., cita questa tragedia come educativa per i cittadini perché incita al combattere per la patria. Ne I sette a Tebe, Eteocle e Polidice si scontrano per l’eredità del regno di Tebe e fanno un giuramento: i sette comandanti della spedizione devono conquistare la città. Lisistrata propone di giurare.
Scita, nome di popolazione che viveva nell’Europa orientale, popolazione considerata di barbari. Erano i poliziotti di Atene che nella realtà erano maschi, mentre qui il funzionario pubblico è una donna. Gli elementi importanti sono lo scudo, giuramento che riguarda pace e guerra e le vittime sacrificali, per sancire religiosamente il giuramento delle donne.
Lisistrata cita Eschilo, caratteristica della commedia di Aristofane, che sussume all’interno il mondo tragico: la commedia rappresenta la realtà di Atene all’interno della quale rientra il mondo teatrale della tragedia. Le donne della commedia decidono di fare un sacrificio, come si fa nel giuramento solenne di Eschilo, come se la tragedia garantisse meglio la validità del giuramento stesso. Di nuovo il meccanismo di sfalsamento: si evoca Eschilo, ma poi il giuramento cade ad un livello basso, ossia alla propensione delle donne per il vino. Esse giurano di versare vino senza acqua. Ricorda che i greci non bevevano mai il vino schietto, ma i greci maschi bevevano vino annacquato (per bere più a lungo). Le donne bevevano vino schietto.
Dobbiamo immaginare dei movimenti: qualcuno entra in skene e prende il necessario. Lisistrata fa un gioco e vino. Ricorda che nel sacrificio il momento culminante era lo sgozzamento della vittima e vi erano precise prescrizioni per farlo riuscire: il sangue doveva sgorgare fluido e zampillante. Qui accade col vino, e Cleonice parla sovrapponendo il sangue al vino. Tutte vogliono bere per prime. Lisistrata guida le donne al giuramento dicendo la formula del giuramento che deve essere ripetuta. Si allude anche alle posizioni sessuali. Dallo scherzo sessuale si passa allo scherzo sul vino: si usava concludere il giuramento con una formulazione che diceva cosa accade a chi viola il giuramento. Si tratta di una maledizione, parola efficace. Secondo i greci la parola ha forza di realtà: pronunciare parole comporta il realizzarsi del concetto contenuto nelle parole. Quando si pronuncia una maledizione si sente la forza della parola. Per le donne la maledizione è il riempirsi di acqua la coppa, e così facendo si perderebbe il loro vino. Le donne stano per avviarsi verso l’acropoli, dove le donne anziane hanno già iniziato a impadronirsi del tesoro della città. Il giuramento serve come punto d’appoggio perché avanti succederà che le donne sull’acropoli avranno un cedimento: alcune hanno desiderio dei loro uomini.
Contrasto tra i sessi
Nel prologo la scena è compiuta: le donne che elaborano il loro piano. Dopo si passa alla realizzazione del piano e entrano due cori: coro di uomini e coro di donne. Aristofane vuole esasperare il contrasto tra i sessi, non presentando una delle due parti, e mettendo in atto un assedio da parte dei vecchi che vogliono liberare l’acropoli. È una scelta importante che permette di mettere a confronto gli uomini e le donne: si rappresenta la reazione della comunità maschile alla decisione assurda della comunità femminile.
- Nota: luoghi comuni della mascolinità, che vuole ricondurre le donne nei loro limiti e ipotizza l’uso della violenza;
- Reazione delle donne che, con semplice decisione di entrare nella vita pubblica e fare qualcosa di inatteso, mettono in crisi l’autorità maschile, e i presupposti della vita normale di Atene fondata sulla forte componente di limitazione della donna.
Questo meccanismo è un comportamento attivo nella realtà: è sancito socialmente e mantenuto per tempo fino a che qualcuno lo viola, componendo un atto pericoloso, ma facendo questo, mette in dubbio l’autorità che lo sorregge. Le donne fanno paura agli uomini, e loro reagiscono con il tentativo di reprimerle, ma le donne di Aristofane sfuggono al loro controllo.
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