La prima guerra d'indipendenza e le sue conseguenze
Il contesto e lo scoppio della guerra
Il 24 marzo 1848 segna l'inizio della Prima guerra d’Indipendenza. Carlo Alberto dichiara guerra all’Austria e chiede l’intervento degli altri Stati. Ciò reca un vantaggio iniziale. Tuttavia, Pio IX decide di ritirare le truppe, poiché non può combattere contro una potenza cattolica come l’Austria.
Gli obiettivi di Carlo Alberto
L’obiettivo principale di Carlo Alberto è l’annessione della Lombardia. Tuttavia, il rischio di un eccessivo rafforzamento della monarchia sabauda preoccupa gli altri sovrani, che decidono di lasciare il conflitto. Carlo Alberto resta solo contro il nemico.
Le sconfitte e gli armistizi
Il 25 luglio, le truppe piemontesi sono sconfitte a Custoza. Carlo Alberto si ritira e gli Austriaci riconquistano Milano. Il 9 agosto viene firmato l'armistizio. Da un lato, il movimento liberale entra in crisi, dall’altro i democratici riprendono l’iniziativa:
- Repubblica toscana
- Repubblica romana (triumvirato di Mazzini, Saffi e Armellini. Il papa fugge)
La guerra contro l’Austria prosegue, ma la sconfitta a Novara nel marzo del 1849 conduce a un secondo armistizio che pone due condizioni:
- Nessuna pretesa sulla Lombardia
- Spese di guerra
Carlo Alberto abdica in favore del figlio Vittorio Emanuele II, che sarà re durante la proclamazione del Regno d’Italia.
Le repubbliche e la fine della rivoluzione
Cosa accade nelle tre Repubbliche? Quella Toscana capitola per prima; Roma, invece, difesa con forza dai volontari (tra cui Garibaldi e Mameli) cade nel luglio con la complicità della Francia che sostiene Pio IX. Per ultima si arrende Venezia, dopo un lungo assedio austriaco, stremata da un'epidemia colerica.
Sconfitta della rivoluzione nazionale
La sconfitta della rivoluzione nazionale vede il ritorno dei vecchi sovrani, le costituzioni vengono abrogate (tranne lo statuto) e i patrioti condannati. Il fallimento del progetto rivoluzionario è dovuto a diverse ragioni:
- Combattono soli contro l’anticoregime
- L’Austria è solida
- Dissidi interni
- Nessuna base nelle masse
Nonostante ciò, l’idea di nazionalità è ormai forte in tutta Europa. Vittorio Emanuele II è l’unico sovrano costituzionale in Italia e nomina Massimo D’Azeglio, liberale moderato, al governo. Il rifiuto della ratifica del trattato con l’Austria determina lo scioglimento della Camera.
Le elezioni e le riforme di D'Azeglio
A novembre '49 sono indette nuove elezioni, dopo il Proclama di Moncalieri, con il quale il re chiede agli elettori del Regno di Sardegna un voto che dia la maggioranza al fine di approvare il trattato. D’Azeglio vara riforme come la legge Boncompagni, che lo rende inviso alla Chiesa, in quanto pone la scuola sotto il controllo statale. Con le leggi Siccardi, invece, accontenta i progressisti, poiché eliminano i tribunali ecclesiastici e rendono necessaria una riforma del sistema giudiziario.
Il parallelo tra Italia e Germania mostra come entrambi i Paesi abbiano Stati regionali militarmente forti con un ruolo di guida, Regno di Sardegna e Prussia. Fallita l’idea federalista e democratica, sposeranno la causa patriottica, raggiungendo pressoché contemporaneamente l’unità. Le differenze ineriscono alle forze sociali e politiche protagoniste e agli esiti istituzionali.
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