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Storia greca

La storia greca può essere divisa in quattro periodi:

  • XI-IX Secoli bui
  • VIII-VI Età arcaica
  • V-IV Età classica
  • III-I Età ellenistica (323-31 a.C.)

Precedentemente a quei popoli indoeuropei definiti ellenici, o Proto Greci, che noi sappiamo aver vissuto in Grecia in questo arco di tempo, abbiamo le popolazioni indigene e le grandi civiltà come la Cicladica, la Minoica e la Micenea. Gli ellenici giunsero in Grecia alla fine del III millennio, dalla penisola balcanica.

La Grecia neolitica e la prima età del bronzo

Nel Neolitico, la Grecia era abitata da popoli indigeni, di cui abbiamo testimonianze già dal fine del Paleolitico. Tracce ne sono state trovate in regioni come l’Epiro, la Tessaglia e il Peloponneso, oltre ad alcune isole. Inizialmente nomadi, col tempo questi popoli iniziarono a creare insediamenti che divennero sempre più numerosi. Ciò però non avvenne in maniera omogenea in tutto il territorio. In particolare, odo in Tessaglia si trovano testimonianze di allevamento di capre e montoni, di coltivazione di cereali e leguminose e di lavorazione della ceramica, di materiale osseo e litico.

Con l’età del Bronzo si diffonde la metallurgia, che porta a un’espansione demografica e a un arricchimento. Le tecniche agricole e artigianali si perfezionano. In questo periodo, intorno al 2300 a.C., si osservano testimonianze di vaste distruzioni e di numerosi cambianti nella cultura e nei comportamenti. In questa data si colloca, appunto, l’arrivo ellenico. Non tutte le regioni vennero coinvolte contemporaneamente e allo stesso ritmo in tale evento; si tratta di una infiltrazione graduale. Questi invasori arrivarono, presumibilmente, dalla penisola balcanica, in quanto il greco fa parte di quelle lingue indoeuropee che raggruppavano le lingue di India, Persia e Anatolia. Si tratta di lingue simili tra loro sia a livello lessicale che grammaticale.

In questo periodo abbiamo lo sviluppo della civiltà Cicladica (3500-2000), la quale occupava le Isole Cicladi e ha lasciato siti fortificati e statuette antropomorfe. La comunità si basava sul modello antropologico delle cheferies, in cui vi era un capo al quale era sottostava e le relazioni erano gerarchizzate.

Civiltà minoica

Possiamo dividere la storia della civiltà Minoica in due periodi: dei Primi Palazzi, o Protopalaziale, (2000-1700) e dei Secondi Palazzi, o Neopalaziale, (1700-1450). Questa civiltà si sviluppa a Creta e già nel Bronzo Antico essa presentava un notevole grado di sviluppo, il quale proseguì con la creazione dei primi palazzi minoici. Il periodo dei Primi Palazzi termina, appunto, con la distruzione di tali edifici. Questi vennero in seguito ricostruiti, dando vita al periodo dei Secondi Palazzi, il quale termina allo stesso modo. Il periodo Neopalaziale si contraddistingue per una crescita demografica e una maggiore prosperità, visibile dal lusso dei palazzi e dalla diffusione della cultura minoica nei paesi vicini. Nonostante le numerose testimonianze, non conosciamo la lingua utilizzata all’epoca, in quanto non ci sono pervenuti testi utilizzabili.

Civiltà micenea

Questa civiltà ebbe vita tra il 1600 e il 1100 a.C. e non fu fondata da veri e propri greci, ma da popoli arrivanti nel cuore del Peloponneso nella prima età del Bronzo. Inizialmente si trattava di una civiltà arretrata rispetto al resto dell’Egeo, ma col 1700 le cose cambiarono e Micene ebbe una svolta. I Micenei iniziarono un’espansione nel resto della Grecia che li portò fino a Creta, della quale determinarono la caduta. In tale periodo la Grecia ebbe un’imponente fioritura e una fase di ricchezza. A testimonianza abbiamo l’area delle tombe reali, rotonde ed enormi, che conservano tesori e corredi molto importanti, come maschere, corazze, bracciali e gioielli vari, e le mura che circondavano Micene stessa, così alte da esser definite mura Ciclopiche. Dai Cretesi, i Micenei, adottarono il sistema di scrittura, mentre le tecniche artistiche e di costruzione dei palazzi erano fortemente differenti. La Grecia era per lo più indipendente e riusciva anche a produrre un surplus che poteva rivendere agli altri popoli in cambio di quei materiali che non possedeva, come i metalli. Possiamo comprendere l’espansione greca attraverso i ritrovamenti di ceramiche di origine micenea rinvenuti nel Mediterraneo dalla Sardegna a lungo l’Eufrate, dalla Tracia al Nilo. Per questi traffici erano anche stati utilizzati i precedenti rapporti, colonie e basi minoiche.

La fine del mondo miceneo, e la distruzione di molte altre città quali Tebe, le Cicladi e Creta, è ritenuta causa di una serie di manifestazioni violente e di alcuni terremoti. La scomparsa fu comunque un processo complesso, lento e diversificato.

I secoli bui

L’Età Oscura, o Medioevo Ellenico, è quel tratto di storia greca che va dal XI al IX secolo a.C. Con questa notazione si vogliono intendere due significati: un periodo di regressione per la Grecia stessa e un periodo del quale non ci sono pervenuti documenti scritti o resti. Sostanzialmente si tratta di un periodo di cui si conosce molto poco, tanto vero che non si è certi che questa regressione sia veramente avvenuta, in quanto, a seguito di questi secoli bui, la Grecia torna fiorente, con un nuovo alfabeto, delle poleis e dei traffici commerciali. Di certo questo fu un periodo di grandi spostamenti per la popolazione. Grazie allo studio dei dialetti nel bacino dell’Egeo si possono infatti ricostruire gli spostamenti di tre diverse etnie: Ioni, Eoli e Dori. Questi si erano infatti spostati verso le coste dell’Asia minore, rendendo l’Egeo un mare greco. Abbiamo quindi una lingua comune, il greco, ma dialetti differenti. Il Peloponneso era prevalentemente dorico, così come, a Sud dell’Egeo, lo erano le Cicladi meridionali, Creta, il Dodecaneso e il litorale asiatico prospiciente; Tessaglia e Beozia erano eolici; lo ionico lo si poteva trovare in Attica e in Eubea, così come nella maggior parte delle Cicladi; l’arcadico-cipriota, erede del miceneo, si trovava in Arcadia, Panfili e Cipro. Sembra quindi che questi popoli si siano mossi orizzontalmente verso l’Asia.

In questo periodo vi fu un cambiamento anche nel pantheon miceneo già esistente: con un’intensa attività religiosa erano nate anche nuove divinità, nonostante la loro identità resti per lo più ipotetica. La maggior conquista dei Greci, in questo periodo, fu la riscoperta della scrittura e il perfezionamento di un alfabeto, ripreso da quello fenicio. Le lettere erano poche e graficamente molto semplici. In questo modo era facile scrivere in un verso, nell’altro, o in entrambi. Questo nuovo sistema di trasmissione poteva facilitare le comunicazioni, specialmente nel mercato nascente, ma non è stato ritrovato nulla che abbia una funzione commerciale diretta, perciò si ritiene ai tempi venissero utilizzati supporti deperibili. Questi secoli bui sono quindi un periodo di unione tra le diverse etnie e di spostamento, di crescita.

La nascita delle poleis

La città greca è definita polis, poleis al plurale, e indica non solo la città a livello fisico, con edifici e luoghi pubblici, ma soprattutto l’insieme di cittadini che la costituisce la comunità degli uomini che vivono quei luoghi. Inoltre, con polis, non viene indicata una vera e propria città con il suo centro urbano, ma un’area più ampia, di cui fanno parte molteplici villaggi. Si tratta infatti di un’opera di sinergismo (sin= con, eicismo= abitare), cioè di un gruppo di persone che abita in villaggi sparsi e decide di unirsi dal punto di vista sacrale e politico in un'unica città, come un unico ente. Viene così fondata l'acropoli, ma tutti continuano a vivere nei propri villaggi, riconoscendosi però sotto un solo nome. Ad esempio Atene è composta da 150 villaggi, oltre al centro urbano, mentre Sparta da 5 villaggi e non possiede una vera e propria acropoli. Polis quindi è la città a livello fisico, la popolazione, e l’insieme dei cittadini, cioè gli uomini maggiorenni che possono partecipare alla vita politica. A livello fisico la città è suddivisa in asty (astü), cioè l’insediamento urbano con la sua acropoli, e chóra (cora), cioè l’insediamento rurale, la campagna circostante, che assicura la sussistenza di tutti gli abitanti. Politéia significa, invece, città in senso astratto ed indica il diritto di cittadinanza e l’ordinamento politico. Cittadino è chi nasce da padre cittadino e possiede una terra, perciò ha il diritto di prender parte alla vita politica e alle manifestazioni di culto. Le donne sono escluse da tutto ciò, se non dalle partecipazioni alle manifestazioni religiose, e gli schiavi, bottino di guerra, acquisto, o cittadini decaduti, non potevano partecipare in nessun modo alla vita pubblica. Di conseguenza abbiamo che tutti coloro che non fanno parte della polis sono degli stranieri, xenos, tanto quanto se abitassero al di fuori della Grecia stessa, barbaros.

Inizialmente le città sottostavano a una monarchia ereditaria, in cui il potere era in mano ad un re. In seguito i poteri di questa figura vennero divisi in più magistrati, e si passò ad una oligarchia. Ci vollero molti anni e cambiamenti per arrivare a quella che ora conosciamo come demokratia (kratos= potere, demos= popolo).

Una tappa fondamentale per la creazione delle poleis fu il mutamento del modo di combattere. Si passò a una tecnica conosciuta come falange oplitica. Questa è costituita da ranghi serrati di opliti armati pesantemente e in ordine di marcia, col ritmo scandito da un aulos, una sorta di flauto. L’innovazione sta nell’hoplon, un grande scudo di un metro di diametro, in legno rivestito di rame, legato con due lacci al braccio sinistro. Esso copriva la parte sinistra del corpo di chi lo impugnava e la destra del vicino sinistro, lasciando così lo spazio necessario per attaccare con la lancia. In questo modo la sopravvivenza dell’uno dipende dall’altro e questo è un ottimo sistema per creare solidarietà e instaurare una forma di eguaglianza tra i combattenti. L’armatura rimane invece la stessa. La panoplia costava cara e inizialmente se la potevano permettere solo contadini agiati e aristocratici. In seguito, con la falange oplitica, tutti erano uguali sul campo di battaglia e ciò permetteva l’uguaglianza anche sulla scena politica e all’interno delle poleis.

Per i Greci la guerra era una normalità, faceva parte dello stato delle cose, e non era volta a eliminare l’avversario, ma a impadronirsi di un territorio suggellando la sconfitta con l’abbandono delle armi da parte del nemico. Era invece la stásis, cioè la guerra civile, ciò che non era normale per i Greci. Per evitarla, in periodi di tensione, i metodi usati potevano essere tre: le tirannidi, i legislatori e la colonizzazione.

Tirannidi e legislatori

Durante i periodi di crisi, economiche, politiche e sociali, si arrivava spesso a dei conflitti interni che potevano sfociare in una vera a propria guerra civile. È in questi contesti che prendono potere personaggi ritenuti provvidenziali, per la loro capacità di riportare la calma. Essi erano tiranni o legislatori.

I tiranni provenivano spesso dall’aristocrazia e prendevano e conservavano il potere con la forza. In genere partivano da una magistratura militare, esercitandola legalmente, poi eliminavano l’oligarchia o la monarchia al potere e lo incentravano nelle proprie mani e in quelle di pochi fedeli. A volte tale potere veniva trasmesso di padre in figlio, ma i successori non erano mai abili quanto il padre e finivano col perdere il titolo. I tiranni erano soliti ostentare una politica di prestigio, che vedeva sontuose offerte ai santuari, creazione o riorganizzazione dei giochi, sviluppo militare, accoglienza dei migliori poeti e amicizie e alleanze matrimoniali.

Anche i legislatori potevano assumere importanti poteri, ottenendo dimensioni leggendarie. Essi si occupavano di molteplici ambiti, tra cui la regolazione di conflitti familiari o tra privati, la creazione di archivi e di una legislazione del lavoro, la composizione di leggi costituzionali sulla convocazione delle assemblee e l’ammissione di nuovi cittadini.

Colonizzazione

L’espansione coloniale era l’opzione più utilizzata in caso di crisi interna, in quanto porta ad importanti vantaggi: si cercano terre più fertili e cibi che in Grecia non hanno possibilità di crescere, come cereali. La colonizzazione greca si compone di due fasi:

  • La prima va dalla metà del VIII secolo alla metà del IIX e vede la fondazione di colonie in un’area piuttosto ristretta: Pitecussa, Cuma, Catane, Zancle, Reggio e Siracusa. Gli Achei si stabiliscono in Italia Meridionale, a Sibari e a Crotone, mentre i Rodii e i Cretesi entrarono in Sicilia.
  • Durante la seconda fase, invece, i Greci si spinsero più lontano. Il Nord venne esplorato dagli Eubei, la Tracia dai Pari, poi vennero occupate la regione degli Stretti, Bisanzio e il Mar Nero. In Africa viene fondata Cirene e l’emporion di Neucrati, sul ramo occidentale del delta del Nilo. Intanto in Occidente le colonie di prima generazione cominciarono a riprodursi e fondarono colonie a sua volta. Vennero specie grandi spedizioni nell’Adriatico, con la fondazione di Massalia (Marsiglia) e Alalia, in Corsica. Ci si avventurò anche sulle coste iberiche, dove vi erano, però, già i Cartaginesi. I Greci infatti si dovettero spesso scontrare con gli altri popoli proprio per la colonizzazione, come Etruschi, Fenici e Cartaginesi.

La fondazione di una colonia poteva variare nei tempi e nello stile, ma in genere seguiva uno specifico schema generale. La città madre, a volte in collaborazione con una o più città, creava un bando di partecipazione per la spedizione o sceglieva ella stessa chi doveva spostarsi, e nominava un ecista, cioè un capo per il gruppo di coloni. Egli andava a Delfi, dalla Pizia, l’oracolo protetto dal dio Apollo. Era ella a indicare tempi e luogo della spedizione e in questo modo smistava le varie etnie in modo che ognuna avesse la propria zona e non si scontrasse con le altre. A questo punto gli uomini partivano a colonizzare, controllavano il territorio e stringevano accordi, o combattevano, con gli indigeni, l’ecista tracciava la pianta della città e il limite degli spazi sacri e pubblici. Si costruiva, poi, la città e si spartivano le terre e le cariche. Con la colonizzazione, però, si perdeva, la cittadinanza della madrepatria. Le donne ad un certo punto venivano chiamate da casa quando la situazione si era pacificata, oppure venivano prese dalle popolazioni locali, esito di rapporti pacifici o di ratti. La nuova città diventava, quindi, indipendente, tuttavia in essa continua ad ardere il fuoco preso dalla focolare della città madre, di cui conserva il pantheon.

Sparta

Sparta nasce alla fine del IX secolo, nel cuore della Laconia, a seguito del sinecismo di 5 villaggi: Pitane, Mesoa, Limne, Cinosura e Amiele. Nonostante essa sia a tutti gli effetti una polis, non avrà mai un vero e proprio centro urbano.

Dal punto di vista espansionistico, Sparta, non si impegnerà mai veramente nella colonizzazione, ma si occupa, piuttosto, di espandersi nell’entroterra: la rivalità con Argo sfocerà in una forte influenza su di essa, dovuta anche ad una serie di alleanze stipulate all’interno del Peloponneso, mentre i messeri vennero conquistati e schiavizzati.

L'ordinamento di Sparta è attribuito al mitico legislatore Licurgo. L'ordinamento che da egli alla polis è chiamato kósmos (abbellimento, ordine), che la tradizione vuole esser stato importante da creta o esser stato dato al legislatore da Apollo Pitico. Si tratta di una rhetra formata da versi ritmati, nei quali è prevista la fondazione di una santuario a Zeus e ad Atena, la divisione della popolazione in tribù, o obai, la creazione di una consiglio di anziani, detto gerousia, di trenta membri, inclusi i due re, e lo svolgimento di una assemblea del popolo a cui spetta l’ultima parola, l’apella. La gerousia era quindi un consiglio formato da 28 magistrati di età superiore ai 65 anni, (per l’epoca era difficile arrivare ad una tale età, soprattutto perché, a Sparta, molti morivano in battaglia, quindi esser vivi significava grandi abilità in guerra), i quali venivano eletti attraverso una sfilata davanti all’assemblea del popolo, la quale applaudiva indicando il proprio indice di gradimento. Dei funzionari bendati ascoltavano gli applausi ed indicavano chi ne avesse ricevuti in forma maggiore, vincendo quindi le elezioni. Della gerousia facevano parte anche i due re. Essi provenivano da due famiglie differenti, tramandandosi il titolo di padre in figlio: gli Agiadi e gli Euripontidi. La leggenda vuole che le due famiglie derivassero da dei gemelli eredi di Eracle e che per tale motivo avevano lo stesso diritto di reggenza. I due re sono comandanti assoluti dell’esercito e riescono importanti responsabilità sociali e religiose, mentre il resto dei loro poteri doveva sottostare al volere dei geronti. I geronti avevano, invece, funzione giudiziaria e probuleutica, cioè la possibilità di creare decreti da sottoporre a giudizio dell’Assemblea cittadina. Esistevano poi anche cinque efori, i quali venivano eletti tra i cittadini di anno in anno e costituivano un collegio democratico che si occupava di tutti gli ambiti: religioso, militare, politico, giudiziario, poliziesco e diplomatico. Uno degli efori, inoltre, era eponimo.

A Licurgo è attribuita anche la costituzione dell’agoge, il modello di educazione spartano. I bambini venivano presi alle famiglie all’età di sette anni e rinchiusi in specie di caserme per vivere insieme.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

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