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STORIA ROMANA.

LA DISTINZIONE TRA I PATRIZI E I PLEBEI?

La distinzione non è una distinzione di status, non si distinguono perché i plebei sono poveri e i patrizi

poveri, ma alla genesi della formazione di questi gruppi. I patrizi appartengono ad una gens, invece i plebei

erano colore che non avevano una gens che venivano da fuori e si trovavano in un sistema gentilizio già

formato. Ci sono plebei ricchissimi e plebei poveri quindi il loro posizionamento economico è variabile.

Questo è funzionale ad un passaggio: crollo della monarchia etrusca, determinata da un colpo di stato che

determina la fine di una dinastia, Tarquini, (origine di etruschi) ma fanno riferimento a un sistema di potere.

La fine della monarchia porta alla serrata del patriziato, concentrazione di prerogative e di potere nelle mani

dei patrizi, i quali si erano visti estromessi dalle dinamiche di potere negli ultimi anni della monarchia

etrusca. La monarchia etrusca era stata caratterizzata dall’accentramento del potere del Rex, monarchia

ereditaria e aveva consentito ad una maggiore apertura a chi veniva dall’esterno; durante la monarchia

etrusca si avrà un senato Romuleo, cioè il senato dell’età monarchica. CIVITAS PATRIZIA organizzazione

della comunità che vede un accentramento dei poteri nelle mani dei patrizi, questa forma non coincide con la

composizione della società, perché essa era formata da patrizi e plebei, gli ultimi erano detentori di una certa

capacità economica che davano il loro contributo alla civitas, nella loro disponibilità alla milizia, cioè

facevano parte dell’esercito, scendevano in guerra. Roma in queste prime fasi vive le sue vicende militari che

coincidono con lotte con i popoli vicini legate a ragioni di sopravvivenza, dividersi risorse e terreni. Sono

guerre che si svolgono stagionalmente, per la sopravvivenza e l’esercito di Roma è composta anche di

Plebei. La disponibilità economica è quella che fa in modo di poter disporre di un armamento, perché non

esiste l’armamento pubblico, la cavalleria ad esempio è dotato di un cavallo. Anche nel peso politico è

importante l’aspetto economico, chi più ha più rischia, dunque per salvaguardare i suoi beni deve predisporre

più difese e questo comporta più peso politico. I plebei ricchi nell’esercito romano avevano ruoli importanti

perché avevano la possibilità di armarsi a dovere e potevano occupare i ranghi più alti della milizia e

dell’esercito. È difficile concepire una struttura come quella che si crea all’indomani della crisi monarchica

come una struttura che potesse sopravvivere soltanto attraverso il controllo politico esercitato dai patrizi,

perché i plebei ci mettevano del proprio, militarmente economico. Questo significa che progressivamente

vennero manifestandosi le esigenze di partecipazione alla parte della civitas da parte dei plebei, queste

richieste è legata alla fisionomia dei soggetti, i plebei più ricchi vogliono partecipare più attivamente alle

cariche politiche e quindi partecipare ai processi decisionali a Roma, mentre quelli più poveri sono danno più

importanza ai terreni e quindi alla loro sussistenza. Il contrasto tra le esigenze e i plebei e il conservatorismo

dei patrizi che non volevano lasciare nessuno spazio ai plebei, apre le LOTTE PATRIZIO PLEBEE.

Queste lotte sono un momento di costruzione della civitas di Roma, iniziano nel 494 a.C. con la secessione

della plebe sul monte sacro e finiscono nel 287 a.C.(lex Hortensia) non sono solamente un momento di

distruzione ma anche di costruzione perché la civitas romana alla fine di questo corso ha delle caratteristiche

istituzionale diverse, ad un assetto diverso da quella che aveva alla vigilia di questo evento, quindi queste

lotte non vanno colte soltanto come un elemento di contrasto, ma è anche l’origine di una serie di progetti di

costruzione dell’assetto politico istituzionale che reggeranno la repubblica romana da ora fino al 31 a.C.

COSA INTEDIAMO PER CIVITAS?

Cicerone nel de republica quando deve definire la civitas, dice che la civitas è la constitutio populi è la

struttura che il popolo si dà.

CICERONE 1.39

COS’è IL POPOLO? Teoria del I secolo a.C., una teoria non contemporanea a ciò che si sta analizzando

Secondo Cicerone il popolo è un insieme di persone unite per difendere il proprio interesse. È importante che

queste persone convergano ad un comune diritto, dunque al consensus iuris. Il popolo non è un gregge, ma è

un insieme di persone che sta insieme perché ha l’obiettivo di difendere i propri interessi uniti dalla legge. Il

popolo è importante perché la Res Publica è Res populi, cioè patrimonio del popolo, concetto concreto,

patrimoniale, patrimonio del popolo. Il concetto di Stato è concreto patrimoniale, la res publica è patrimonio

del popolo non ha nulla a che fare con il concetto moderno di Stato. Il concetto di stato è materiale c’è solo

un elemento astratto che è quello del diritto.

494 A.C SECESSIONE DELLA PLEBE.

È una lotta contrassegnata da leggi e no da battaglie. I plebei prendono parte attiva alle guerre di

sopravvivenza, queste guerre fanno sì che i plebei sono fondamentali per Roma e ne hanno consapevolezza.

La secessione della plebe è un annullamento e i plebei si rifiutano di partecipare alla guerra e determina uno

smottamento nella civitas patrizia perché è evidente che non si può fare la guerra senza i plebei e si muovono

in tutti i ranghi dell’esercito questo elemento dà ai plebei uno strumento per negoziare, infatti durante le lotte

patrizio plebee la forma di ammutinamento dà ai plebei la possibilità di poter intervenire pesantemente e di

poter avere un elemento di pressione unico straordinario. Nel 494 i plebei si ammutinano, non si limitano ad

aspettare per avere qualcosa dai patrizi si organizzano in una civitas plebea e nascono delle strutture

istituzionali di riferimento, che accompagneranno tutta la vita della repubblica romana. CONCILIUM

PLEBIS, assemblea plebea creata perché esiste quella dei patrizi, esiste già il comizio centuriato è

un’assemblea dove i patrizi contano di più, ma esiste anche un comizio curiato che si è formato in età

romulea, inoltre creano dei loro magistrati, TRIBUNI DELLA PLEBE. I tribuni della plebe possono porre il

veto cioè possono fermare, interporsi all’azione di tutti i magistrati, sia di rango superiore che inferiore a loro

(Ius intercessionis). IUS AUXILII possibilità che il magistrato plebeo ha di porsi a sostegno dei cittadini

plebei che si trovano a Roma (il tribuno della plebe svolge il suo compito a Roma) che ritengono di essere

stati colpiti, offesi impropriamente, è forma di tutela dei cittadini plebei. Con questo ius il magistrato diventa

un garante del cittadino plebeo. Serve a proteggere un cittadino plebeo colpito ingiustamente da un

magistrato e può fare così riferimento ad un tribuno della plebe. SACRO SANCTITAS è il diritto che ha il

tribuno della plebe ha la salvaguardia della propria figura fisica e morale, chiunque recasse un danno al

tribuno della plebe diventava Sacer (maledetto) poteva essere offerto agli dei ed essere ucciso, questo

sottolineava l’intoccabilità del tribuno della plebe. Da chi è garantito questo sistema? Tutte queste istituzioni

sono scandite dalle leggi sacrate. Le leggi sacrate sono degli atti, decisioni assunte dalla plebe che non si

aspettano di avere un riconoscimento anche dalle sue istituzioni della civitas per essere riconosciuto e come

se si imponesse un decreto senza chiedere il parare agli altri. L’idea che la civitas stia in piedi sulla base di un

patto sancito tra gli uomini e gli dei, gli uomini hanno necessità di chiedere aiuto. La religione romana è un

contratto tra gli uomini e gli dei oltre ad essere una religione politica. Non è una religione mitopoietica ma è

una religione politica negoziale Le leggi sacrali chiedono la benedizione degli dei e non possono essere

calpestata nemmeno dai patrizi altrimenti creerebbero un vulnus.

TITO LIVIO. (fonti)

‘’A questo punto nacque tra i senatori il timore che dal fatto che l’esercito si fosse dimesso, si potessero

creare nuovamente incontri segreti e congiure […] per primo si pensa che i soldati vogliano uccidere i

consoli per liberarsi dal giuramento militare. L’omicidio del console non gli avrebbe sciolti dall’obbligo

religioso.’’ (il doppio legame con il console e con gli dei). Quando nell’esercito romano (esercito di cittadini)

entreranno cittadini che non sono romani, i romani prima di arruolarli daranno la cittadinanza, il cittadino

che si accinge al servizio deve fare il ius iurandum cioè il giuramento per lo stato ed è un giuramento fatto

dinanzi agli dei di obbedienza alle istituzioni. ‘’Loro non vengono sciolti dalla religio’’, non vengono sciolti

dal vincolo religioso, quindi possono uccidere il console, ma questo non esaurisce il loro vinculum, rimane il

vincolo con gli dei. Sono i plebei che si sono ammutinati.

‘’Poi fu detto loro che il delitto non li scioglieva dall’obbligo religiose allora Sicinio Auctore su consiglio di

un certo Sicinio si rifilarono sul monte Sacro’’ […] si svolge contro il volere dei consoli. Qui viene descritta

la secessione della plebe.

Livio qui ha le sue fonti davanti, questi passaggi fanno capire come gli autori lavorano, Livio dice che questa

versione dei fatti è più sicura rispetto a quella di Pisone, perché secondo Pisone, invece la secessione viene

fatta sul colle Aventino.

‘’Lì senza alcun capo, si costruiscono un campo e lo fortificano tramite un vallo e un tramite una fossa. Non

avevano nessun capo e quindi non hanno altro che le virtù necessarie. Stanno là per qualche giorno senza né

disturbare né essere disturbati’’. I plebei nonostante avessero prestato giuramento si rifiutano di partire per la

guerra, hanno prima in animo di uccidere il console, poi capiscono che uccidere il console non li libera dal

giuramento, quindi si isolano, si mettono sul monte sacro per conto loro senza volere avere nulla a che a fare

con la civitas patrizia.

Livio scrive alla fine del I secolo a.C. questa sua opera, quando ci riferiamo a Livio ci riferiamo alla

tradizione liviana. Lo storico deve avere delle competenze multiple, perché attraverso la convergenza di

queste può arrivare a comporre a interpretare la storia. La verità storica non esiste. L’interpretazione è valida

tanto quanto più ci avviciniamo, senza avere mai la presunzione di poter essere giunti alla verità dei fatti.

Livio scrive questa sua opera alla fine del I sec. A.C., quindi c’è molta sua percezione della realtà di quella

fase. Viene chiamata la tradizione di Livio perché ci riferiamo alle fonti a cui Livio attinge per scrivere la sua

opera. Ci sono dei discorsi che fanno parte della penna di Livio. Il passo 32 racconta l’inizio della lotta

patrizio plebea. Livio descrive la paura che in questo momento pervade la città Roma, perché i cittadini

romani si domandano cose potrebbe mai succedere con questi uomini in armi potenziati, fermi alle porte

della città, arroccati sul monte sacro. Il clima che si crea è importante per capire quello che le lotte patrizio-

plebee rappresentano, perché lo stesso fenomeno si avrà nel I secolo a.C. Nel I secolo avremo la rottura

dell’unità della civitas; i plebei creano il consilium plebis, i tribuni plebis e gli edili della plebis, c’è una

civitas nella civitas, una città nella città, e questo porta a una percentuale di rischio, perché si è creato un

assetto dento un altro assetto. Per i romani la civitas deve essere una, cioè unitaria, tanto più è solido lo stato,

tanto più la civitas è una, la frattura della civitas è una minaccia alla stabilità dello stato; nella tarda

repubblica si avrà questa costante minaccia, perché si avrà la prima vera frattura della res publica romana,

che porterà alla caduta della res publica. La lotta patrizio plebea propone una frattura della civitas nell’età

tardo repubblicana. Questo di conseguenza dà un valore enorme alla paura che si impossessa della città e

dello sgomento che questa paura di questa situazione sconosciuta fino a questo momento, una paura mutua,

reciproca. Che cosa succederà? Questi interrogativi che Livio dissemina. ‘’La plebe prima dei suoi uomini

più validi temeva la violenza dei senatori, i senatori temevano la plebe che era rimasta in città e non

sapevano se fosse più conveniente che se ne andasse o restasse e per quanto tempo sarebbe rimasta tranquilla

la folla di quelli che avevano scelto la secessione e cosa sarebbe accaduto?’’ Che cosa accade se avviene una

guerra esterna? È importante essere uniti disporre di un esercito; questa è una situazione di emergenza gli

stati di eccezione, che richiamano l’unità unico elemento da contrapporre alla frantumazione della civitas. In

questi stati di eccezione c’è la sospensione delle normali dinamiche perché bisogna opporsi al pericolo che

minaccia la sopravvivenza stessa della civitas. ‘’Se ci fosse stata una guerra esterna, l’unica speranza

risiedeva nella concordia e la concordia si doveva ottenere anche a costo di concedere qualcosa’’. Pur di

ottenere la concordia bisogna concedere qualcosa, questo è il movimento delle lotte patrizio-plebee. I plebei

si tirano indietro, c’è la necessità che la civitas rimanga unita e che loro continuino a mantenere i loro posti

nella civitas e pur di mantenere la concordia si è disposti a scender ad alcuni patti. È una lotta ma è meglio

chiamarla negoziazione che viene compiuta all’interno della civitas. Nel I secolo A.C sia nella prima guerra

sociale, quando i soci italici di Roma vorranno la cittadinanza romana e sia durante la guerra civile, quando

Cicerone a fronte di un Impero Romano ormai esteso che aveva conquistato il mondo sostiene e non aveva

pericolo all’esterno, ora il pericolo è all’interno. La lotta patrizio plebea è la prima la minaccia dunque la

civitas non deve essere all’interno della civitas altrimenti questa sarebbe minata.

Succede che viene inviato presso la plebe un oratore, uomo facondo (facundum virum) e che era un uomo

carum cioè amato perché aveva delle origini plebee: Agrippa. Agrippa, fa un apologo una volta inviato per

negoziare con la plebe.

‘’Un tempo nel corpo umano non c’era armonia tra tutte le parti come accade adesso, ma goni parte del

corpo aveva un suo modo di parlare e un suo modo di prendere le decisioni. Allora dalle altre parti del corpo

ci fu del malumore perché ogni loro preoccupazione, cura, fatica e funzione serviva solo per portare cibo al

ventre, il quale stava lì al centro senza nessun’ altra preoccupazione se non di godere dei piaceri che gli altri

gli procuravano, si accordarono dunque che le mani non portassero cibo alla bocca e la bocca non

l’accettasse e i denti non lo masticassero…’’

Questo è un racconto che Agrippa fa e stabilisce una similitudine tra il corpo umano e lo stato. La visione

fisiologica dello stato si troverà più volte, si trova questa lettura biologica della vita degli stati, di matrice

aristotelica, in cui lo stato viene visto come un corpo umano. Uno stato unico in cui tutti sono indispensabili

dove una paralisi di una parte comporta la decadenza di uno stato.

I plebei cominciano le trattative decidono di scendere dal monte sacro e inizia una trattativa con i patrizi; le

loro istituzioni ossia quelle che hanno creato e sia il concilium plebis e i propri magistrati vengono accettati

nell’assetto della civitas patrizia che progressivamente diventerà una civitas patrizio-plebea.

LEGGI XII TAVOLE.

Le leggi delle XII tavole risalgono al 450 a.C, in verità nel 451 a.C. viene istituita una magistratura speciale,

cioè dei magistrati che non fanno parte dell’assetto organico della civitas, non si sa quando sia stato

veramente istituito il consolato. È importante che sia una coppia di consoli, perché l’elemento collegiale

(esercizio del potere collegiale) è un elemento di garanzia per la res publica. La res publica nasce come

opposizione al regnum, al tiranno, potere assoluto al monarca, tutto l’assetto repubblicano romano lavora per

con il regnum. I consoli sono due i tribuni della plebe diventeranno 10, tutti i magistrati lavorano in coppia,

tranne il tiranno, perché la collegialità controlla i magistrati. Quindi nessuno dei soggetti che fanno parte del

gruppo collegiale che costituisce la magistratura può fare delle corse in avanti perché c’è il controllo

dell’altro magistrato. Tra i magistrati deve regnare la concordia, ciò significa che i due non devono essere né

amici né nemici, perché solo se i magistrati hanno una posizione neutra uno nei confronti dell’altro e tra loro

regna la concordia questo garantisce l’esercizio della collegialità allontana così dal rischio di regnum.

I MAGISTRATI sono coloro che ricoprono cariche politiche (honorus), esistono delle gradualità di cariche

(cursus) e sono: la questura, l’edilità il tribunato della plebe la pretura, il consolato e censura. I magistrati

sono la legge parlante e che la legge è il magistrato, cioè il magistrato è colui che è legato al popolo con un

rapporto di fides (eletto dal popolo) che si fondano dei valori. I magistrati presentano alle assemblee delle

proposte di leggi, nell’assetto romano le assemblee votano le leggi che vengono convocate dai magistrati. I

magistrati si fa portavoce della legge che viene votata, è lui l’ideatore de

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tea-9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Todisco Elisabetta.
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